11 Gennaio 2011 9 commenti

Episodes – La nuova serie con Matt LeBlanc di Diego Castelli

Matt LeBlanc dice addio a Joey. O forse no…

Copertina, Pilot

Se c’è una cosa che piace ai critici di tutto il mondo è la metatestualità. Il cinema che parla di cinema, la letteratura che parla di letteratura, il teatro che parla di teatro. E’ probabilmente una questione di narcisismo: il critico cinematografico crede che il suo campo di studi sia la cosa più importante dell’universo, e i film che parlano proprio della settima arte gli danno fondamentalmente ragione, moltiplicando il suo piacere. Sorta di orgasmo intellettuale, se volete. In questo senso, l’esempio telefilmico supremo è probabilmente 30 Rock.

E’ più o meno così che mi sono avvicinato a Episodes, nuova serie di Showtime con protagonista Matt LeBlanc, indimenticato Joey di Friends (e tenete a mente la frase “indimenticato Joey di Friends“, perché è importante).

A colpire gli amanti della metatestualità è già il concept, di per sé geniale: una coppia di brillanti sceneggiatori inglesi (Beverly e Sean, interpretati da Tamsin Greig e Stephen Mangan) viene ingaggiata per scrivere la versione americana del loro telefilm di maggior successo. E il protagonista scelto dalla produzione altri non è che Matt LeBlanc, star mondiale in crisi perché incapace di staccarsi dall’immagine di Joey Tribbiani.
Se ci pensate un attimo, è roba da masturbazione mentale: LeBlanc fa effettivamente fatica a tornare sulla breccia dopo il successo di Friends, e va a interpretare sé stesso in una serie che mette in scena proprio quella difficoltà! E il padre di Episodes è David Crane, uno dei creatori di Friends… Ve l’avevo detto che la frase “indimenticato Joey di Friends” era importante. Mi sa che ho detto “Friends” troppe volte…
Ad ogni modo, per l’idea ci si toglie il cappello, si applaude la grande autoironia del buon Matt, e morta lì.

A questo punto, però, vediamo come la cosa è stata resa effettivamente. Vi anticipo che, per fare un’analisi coi controcazzi, devo spoilerare di brutto sul primo episodio. Quindi se ancora non l’avete visto smettete di leggere, guardatelo e poi tornate (comunque vale la pena di vedere almeno la prima puntata, non siate pigri, su!).
Bastano pochi minuti per rendersi conto che Episodes è una comedy abbastanza atipica e molto, molto raffinata. Non si cerca quasi mai la risata sguaiata, mentre si punta a una comicità tutta intellettuale. A svelare l’intenzione in qualche modo “sobria” degli autori è soprattutto il ritmo del montaggio e delle battute: non c’è la frenesia tipica delle sitcom in studio, e si lascia allo spettatore il tempo per assaporare i dettagli della costruzione narrativa.
Questa impostazione, che presta il fianco a qualche innegabile lentezza di troppo, è però perfetta per arrivare al vero scopo della serie: quello di mettere a nudo i meccanismi della produzione hollywoodiana, che sotto una superficie luccicante nascondono oscuri angoli di dabbenaggine.
I due protagonisti, inglesi, vengono sedotti dal brillio losangelino appena prima di essere colpiti dalla follia dello star system americano: scoprono che la maestosa abitazione a loro riservata è in realtà il set di un reality show (con le colonne di finto-marmo-in-realtà-polistirolo); vengono a sapere che il padrone della rete, che li ha coperti di lodi per averli alla sua corte, è uno che non guarda mai la tv, e non ha nemmeno mai visto un solo episodio del loro show; incontrano colleghi americani dalle qualità praticamente nulle (la capa della sezione comica del network è una specie di buffa barbie apatica coi denti davvero troppo grossi). Quelli di Showtime, insomma, sembrano prendersi gioco della tv generalista, tutta tesa al raggiungimento degli ascolti numerici, con ben poca attenzione alla qualità editoriale (che invece le cable ricercano assiduamente come bene spendibile sul loro mercato “alto”).
L’apoteosi si raggiunge al momento della scelta dell’attore principale: Beverly e Sean credono sia fondamentale ingaggiare Julian, il protagonista della serie originale (impersonato da uno straordinario Richard Griffiths), ma il capo pretende comunque un provino. Provino che va alla grande finché il nostro povero e disponibilissimo Julian recita con accento british, ma che implode non appena gli viene chiesto di passare alla cadenza americana, in un momento di imbarazzo magistralmente insopportabile.

Forse avrete notato una cosa: sto sproloquiando da righe e righe, e ancora non ho detto dove diavolo compare Matt LeBlanc in questo episodio. Bravi, qui sta la ciliegina sulla torta! In una serie che espone e ridicolizza le “regole” di Hollywood, lo sberleffo supremo sta nel sovvertire l’unica legge talmente fondamentale da essere sempre data per scontata: la star si prende la maggior parte dello spazio. Ebbene, nel primo episodio di Episodes (titolo perfetto, peraltro…) Matt LeBlanc non compare praticamente mai. Giusto un piccolo cameo iniziale, a rassicurarci che effettivamente farà parte della serie. Per il resto, appuntamento alla prossima settimana…

Previsioni per il futuro: Beverly e Sean cercheranno di sviluppare al meglio la loro idea,  scontrandosi con le folli contraddizioni della produzione tv made in USA. Rimane da capire che tipo di “personaggio” sarà LeBlanc.
Perché guardarlo
: potrebbe diventare una delle serie più dannatamente intelligenti che io abbia visto da qualche anno a questa parte.
Perché mollarlo
: è una comicità molto ricercata, ma anche meno immediata (e quindi meno “divertente”) delle sitcom a cui siamo abituati.



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