2 Maggio 2011

Skins – E’ finita la quinta stagione inglese. Per fortuna. di Marco Villa

La serie estrema è diventata media

Sì, ok: siamo in ritardo. Skins (versione inglese) è finito più di un mese fa, ma noi ci arriviamo solo ora. Ah, non siamo più i ghepardi di una volta.
Se a caldo il mio giudizio era stato un “Ma sì”, a freddo si trasforma in un “Ma anche basta”.
È stata infatti una stagione media. Per la qualità, per i toni, per l’impostazione della serie.

Lo sappiamo tutti, Skins ogni due anni cambia interamente il cast e questa stagione ha segnato la partenza delle avventure della cosiddetta terza generazione. Al precedente turnover di attori si era registrato anche un netto cambio di registro e la cosa si è ripetuta quest’anno. Rispetto alle due stagioni che l’hanno preceduta, infatti, la quinta recupera un po’ di misura. Evidentemente, anche gli autori si sono resi conto di aver esagerato: Skins fa dell’andare oltre la sua identità, ma pretendere di raccontare di tre ragazzini che mollano tutto e vanno a vivere dall’altra parte dell’Inghilterra come se niente fosse – beh, questo forse era un po’ troppo. Senza dimenticare il pessimo finale della quarta stagione, con la svolta drammatica arrivata senza alcun senso.



In questa quinta, per fortuna, si è tornati a livelli più decenti. Le azioni dei singoli personaggi sono tornate a essere non dico credibili, ma perlomeno non inverosimili. La fuga a due dura una giornata e la prova estrema di uno dei ragazzi è tentare di ascoltare il disco metal più rumoroso della storia, come a dire che evitare di spararle grosse a volte aiuta. Se, da questo punto di vista, gli otto episodi trasmessi da E4 meritano un plauso rispetto ai 16 precedenti, va anche detto che questa normalizzazione ha portato con sé un’inconsistenza di fondo. Malgrado la pessima scrittura, i personaggi della seconda generazione erano forti o, almeno, il triangolo Cook-Effy-Freddie era in grado di reggere tutta la baracca. Quest’anno, invece, abbiamo visto alcuni personaggi simpatici, ma nulla di più. Nella loro caratterizzazione e nei rapporti interpersonali, non si è mai percepita una scintilla di carisma, di forza. Figure non piatte, ma incapaci di destare l’attenzione dello spettatore.

In più, ha pesato davvero tanto la totale inconsistenza di Franky: protagonista del primo episodio e poi più volte messa al centro degli eventi, è un personaggio irrisolto. La sua non-risoluzione potrebbe anche essere letta come qualcosa di buono… ecco, non lo è. Gli autori non sono infatti riusciti a gestire la sua incapacità di trovare un posto e un’identità, finendo per trasformarla in una macchietta, a cui gli altri personaggi si rivolgono spazientiti per sapere chi sia e quali tendenze sessuali abbia. In pratica, nell’arco di otto puntate, l’hanno trasformata da regazzina del mistero in mezza deficiente che gioca con il cazzo di pupazzetto con lo stop motion. Maddai. L’impressione è che, esaurite le opzioni omosessuali con il lui e la lei delle prime due stagioni, gli autori abbiano deciso di rimanere sul vago, ma questo tipo di scrittura a tavolino ha avuto risultati devastanti. Discorso simile per il disadattato di turno, ovvero Matty. Sarebbero dovuti essere i due personaggi forti, in grado di polarizzare. Si sono rivelati degli abbozzi mal scritti.

La medietà di cui si parlava in apertura sta tutta qui: nell’aver creato un (nuovo) mondo in cui le cose magari tornano anche, ma lo fanno in modo sciatto, senza alcuna eccellenza. E in alcuni casi deragliano, rischiando di portare con sé tutto il telefilm. Come detto, meglio della generazione precedente, che è stata un disastro sotto molti punti di vista, ma non si può non notare una distanza abissale rispetto alle prime due stagioni. Quelle sì, in grado di essere punto di riferimento e addirittura di rivoluzionare l’intero genere del teen drama. Adesso si ha la sensazione di qualcosa che proceda con il pilota automatico, come se ci fosse un grande elenco di possibili personaggi e incroci e ogni volta gli sceneggiatori traccino una X accanto a quelli che usano, scegliendoli giusto perché non li hanno mai sfruttati e non perché effettivamente funzionali a una narrazione.
La sesta stagione ovviamente si farà.
Se fosse l’ultima, non mi strapperei i capelli.

 



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