7 Luglio 2011 1 commenti

The Shadow Line – La risposta inglese a The Wire? di Marco Villa

Una doppia indagine compiuta da polizia e criminali

Sia chiaro che, quando si parla di crime, polizieschi e ogni tipo di variazione sul genere, per me le cose stanno così: da una parte c’è The Wire, dall’altra tutto il resto. E magari in quel resto ci sono anche perle mica da poco, tipo The Shield o il recente The Killing. Ma niente, quello è “il resto”. Capirete che una serie che si presenta come “vediamo la faccenda dal punto di vista della polizia e dei criminali” fa suonare più di un campanello d’allarme: l’impostazione, infatti, è la stesso del capolavoro di David Simon, vuoi vedere che qualcuno prova a insidiare la medaglia d’oro di The Wire?

The Shadow Line è una serie andata in onda tra maggio e giugno su BBC Two, per un totale di sette puntate. Creata da Hugo Blick, ruota intorno a un omicidio. In una sera nebbiosa (alè), viene ritrovato il cadavere di un pezzo grosso della malavita britannica. Subito scattano le indagini, ma da due punti di vista. Da una parte c’è la polizia, piena di agenti e detective che combattono tra corruzione monetaria e morale, fantasmi interiori e difficoltà quotidiane. Dall’altro un’intera organizzazione criminale che vede morire il proprio capo senza che nessuno del giro sappia nulla a riguardo.

E da qui, via alla doppia indagine. Doppia indagine portata avanti da personaggi credibili e di grande fascino. Se il poliziotto protagonista pecca un po’ in palinculite, le sue mancanze sono compensate dall’eccezionale bravura di Christopher Eccleston, che da queste parti abbiamo già visto in Accused, ma che ha una lunga militanza nel telefilm Doctor Who. Situazioni torbide e al limite del complotto e dell’intrigo tengono alta la tensione durante il pilot, ma il colpo di genio è tutto di scrittura. Per dare ancora più forza a questa storia delle investigazioni parallele, viene usato un montaggio alternato in cui vengono mostrati i due gruppi all’opera. Capita allora che a una domanda posta da un poliziotto in centrale, risponda un delinquente nel covo della banda. Un giochino, ovvio, ma un giochino ben amministrato e calibrato, capace di dare ritmo e velocità anche a scene estremamente statiche come quelle in cui dei tizi si mettono a elucubrare intorno a un tavolo.

Dopo aver visto il pilot di The Shadow Line, questa tendenza all’elucubrazione molesta è al momento il punto interrogativo più grande, ché il rischio noia è veramente molto elevato, anche perché l’impressione è quella di una recitazione tutta votata al risparmio e al minimalismo (oh yeah, come The Killing). Vedremo, le premesse sono molto buone.

Previsioni sul futuro: in una giostra senza freni di montaggi alternati, ci avvicineremo lentamente alla verità sull’uccisione del padrino di turno

Perché seguirlo: perché i telefilm crime atipici sono sempre interessanti. Almeno all’inizio. E perché i telefilm inglesi ormai sono una certezza.

Perché mollarlo: perché la cifra stilistica dominante sembra essere una lentezza piuttosto esasperante



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