31 Agosto 2010 1 commenti

The Wire. La Serie. di Marco Villa

The Wire è una serie televisiva prodotta dalla HBO, creata da David Simon (The Corner, Generation Kill e Treme)e scritta dallo stesso Simon con Ed Burns. È andata in onda dal 2002 al 2008, cinque stagioni e un totale di 60 episodi.

L’ambientazione principale è il ghetto nero di Baltimora, dove si incrociano spacciatori e poliziotti. Non si tratta però di un crime basato sul meccanismo delitto-indagine-risoluzione, ma di una vera e propria epopea metropolitana. Uno sviluppo esclusivamente orizzontale che affronta le indagini della polizia e le relative contromisure dei criminali, ma si addentra soprattutto nelle dinamiche personali e sociali dei due gruppi.
L’intercettazione (the wire) contro la banda di Avon Barksdale diventa così un pretesto per raccontare le vite dei protagonisti e il microcosmo in cui si muovono.
Da qualsiasi parte su Internet troverete scritto che The Wire è un capolavoro, se non la miglior serie della storia. Vediamo un paio di motivi.



Innanzitutto, i personaggi. Nell’arco delle cinque stagioni, molti di essi sono fissi e fanno parte di quella ristretta cerchia di figure che non vengono dimenticate dallo spettatore alla fine della serie.
Il poliziotto irlandese ubriacone e testa calda Jimmy McNulty, il gangster riciclatosi affarista (e quindi rimasto gangster nel profondo) Stringer Bell, lo spacciatore omosessuale e cane sciolto Omar Little, il killer colto e raffinato Brother Mouzone. L’elenco potrebbe andare avanti per molte altre righe, perché la scelta di evitare un approccio freddo e meccanico al genere ha permesso la nascita di personaggi caldi e mai piatti, in grado di trasformarsi realmente nel corso delle cinque stagioni.
Che siano dalla parte di quelli in divisa o di quelli sui marciapiedi, poco conta. Non c’è un giudizio morale dato dalla serie, il giudizio – al limite – nasce nello spettatore in base alle vicende.

[youtube LN5eYFH8HZ8]

Il secondo punto vincente è la capacità di cambiare in continuazione. Per dire, un’altra serie crime eccezionale e con personaggi affascinanti è The Shield. Sette stagioni sulle prodezze e nefandezze di una squadra scelta della polizia di Los Angeles, capitanata da uno splendido Vic Mackey (interpretato dall’ex Commissario Scali Michael Chiklis), sempre in bilico tra legalità e crimine. Per sette stagioni si assiste alle continue cadute e risalite dei personaggi, dolorose e avvincenti ma con un grande limite: sempre molto simili a se stesse. Lo sfondo infatti non cambia mai, i contendenti si muovono all’interno dello stesso schema e, pur cambiando antagonisti e intrecci, rimane la sensazione che siano tanti modi diversi di raccontare la stessa storia.
In The Wire questo rischio viene eliminato alla radice: ogni stagione ha un contesto relazionale e sociale del tutto differente. Si tratta di una mossa coraggiosa e potenzialmente piena di rischi: dopo essere entrati nella prima stagione nelle dinamiche del gruppo di criminali che fa capo ad Avon Barksdale e aver ormai familiarizzato con le facce dei vari pusher, le prime puntate della seconda stagione disattendono ogni aspettativa. Siamo sempre a Baltimora, ma dalle strade della periferia siamo passati ai moli, dagli spacciatori al sindacato degli scaricatori di porto. I delinquenti di Barksdale torneranno nelle stagioni successive, ma sempre intrecciati a vicende nuove e molto diverse tra loro, che indagheranno il mondo della politica, dell’educazione e dell’informazione.
The Wire, quindi, fidelizza i propri spettatori disattendendo i canonici schemi di fidelizzazione e di cattura del pubblico.
Diventa così una serie realmente unica, per la potenza del racconto e la capacità di piegare gli schemi televisivi alle esigenze del racconto stesso.

Solo 1 commento a The Wire. La Serie.

  1. Tristram Shandy ha detto:

    Questa non è una serie, ma un trattato di antropologia, sociologia ed etica.
    E se questo può suonare freddo in realtà i personaggi ti entrano dentro come un pugno (la quarta stagione è la più cruda, in un certo senso).
    E’ il primo telefilm per cui sono rimasto LETTERALMENTE di merda per la morte di un personaggio negativo (RIP S.B.).



CORRELATI