27 Settembre 2011 7 commenti

Fringe Fringe Fringe… anzi no, Community! di Diego Castelli

Ma che ve lo dico a fare…

Dunque, questo doveva essere un post su Fringe. Perché venerdì c’è stata la premiere della nuova stagione, e ho persino invitato gente a casa per vederla come Dio comanda, con possibilità di premere “stop” qualora non tornasse qualcosa e si volesse fare dell’approfondimento.
Risultato? Una puntata interlocutoria. Uff… Sbuff…
Dopo il finalone dell’anno scorso, e lo stuzzicante video del Comic-Con, ci si aspettava un episodio col botto, pieno di rivelazioni decisive. Ma neppure Fringe è riuscita a violare la vecchia regola che prevede finali clamorosi e inizi moscetti. Chissà, forse per non mettere in difficoltà i serialminder intenti a sondare le altre mille novità. Ci credo poco…
Ad ogni modo, la puntata di Fringe è piacevole, con più di uno spunto carino, e le solide qualità tecniche che ben conosciamo. Ma non devasta il cervello di noi ansiosi spettatori.
A conti fatti, non serviva parlarne. Faremo un post come si deve magari tra un mesetto, in occasione di qualche episodio più succoso che sicuramente è all’orizzonte (oddio, speriamo…).

In questo modo, però, mi si era sbarellato il programma. Al che il Villa mi fa: “ma scusa, fai Community, no?”
San Community, ci puoi sempre contare. E questo inizio di stagione tre, un articolo se lo merita proprio…



Stavolta la faccenda è ancora più sottile del solito. Perché Community, in apparenza, riparte con una questione vecchiotta: la presenza o meno di Pierce nel gruppo di studio (che, by the way, quest’anno si occuperà di biologia, seguendo il corso di un nuovo professore ex carcerato ed ex The Wire…).
Ai miei stessi occhi di fan sfegatato, questo primo episodio era parso quasi ordinario, persino banalotto, e sembrava dunque ricalcare la stessa regola non scritta in cui è caduto Fringe. In realtà, come spesso succede, con Community bisogna guardare oltre, come quando era necessario osservare lo sfondo sfocato per accorgersi che Abed stava vivendo un “episodio nell’episodio”. Così, oltre a notare alcuni dettagli succosi come il succitato professore, Chang diventato guardia giurata (ne vedremo delle belle), le citazioni di Breaking Bad e l’apprezzatissimo arrivo di John Goodman, possiamo andare più in profondità.

Ascoltate con attenzione i dialoghi di questa puntata, osservate le situazioni messe in campo. E’ tutto un parlare di finali, di chiusure, di rimandi.
Abed – che è il serialminder più puro di tutta la tv attuale – resta traumatizzato alla scoperta che quest’anno Cougar Town è una midseason, e trova conforto solo grazie a un telefilm di lunghissimo corso e di bruttissima fattura (palese clone mal riuscito di Doctor Who), ma che almeno proseguirà virtualmente per sempre. Il preside tenta in tutti i modi di dare una sterzata alla condotta sua e dei suoi studenti, si veste da persona normale e si fa crescere una bella barba mascolina, ma alla fine è costretto ad ammettere che “quest’anno non sarà poi così diverso”. Quando Chang mostra il suo nuovo distintivo, Jeff dice “moriremo tutti”, e gli altri in coro “è l’ultimo anno”, con un tono che ovviamente non si riferisce al semplice nuovo impiego dell’ex professore di spagnolo.
In pratica, gli autori di Community – che si sono visti rinnovare miracolosamente il telefilm per una seconda stagione, e ora partono con una terza ancora più inaspettata – dedicano tutta la premiere a parlare del fatto che probabilmente sarà l’ultimo anno, che non vogliono cambiare malgrado gli ascolti non premino la loro creatura, e che l’evoluzione (tanto invocata da Jeff), in realtà è più un male che un bene. Meglio continuare a stupire, rischiando di rimanerci, piuttosto che trasformarsi in una serie lunghissima ma di nessun interesse.
Ancora una volta, metatestualità a palla, per un telefilm che ormai sfiora l’autocoscienza.

La metafora più clamorosa, in questo senso, è quella di 2001 Odissea nello spazio, di cui viene ripresa e adattata la celeberrima scena finale (anche qui, una conclusione…). Ergendo il tavolo del gruppo di studio a simbolico monolite di tutta l’esistenza della serie, Community piazza la citazione definitiva: usa un film che parla di assoluto, di vita e di umanità, nelle accezioni più vaste dei termini, per dire “ehi, tutto inizia e finisce qui, al tavolo di Community, e così deve essere”.
Spocchioso finché volete, ma dannatamente brillante. E ovviamente ben poco urlato, visto che il finale di 2001 non è il passo più famoso del film, solitamente citato per colonna sonora, scimmie varie e computer incazzosi (sarà che le persone di solito si addormentano ben prima del finale, e non sono mai riuscito a dar torto a queste povere vittime).

Allo stesso modo, all’inizio dell’episodio Jeff sogna di partecipare a un momento musical insieme ai compagni di college.
Community non ha mai risparmiato le frecciatine a prodotti come Glee e simili. Dobbiamo pensare che improvvisamente si siano convertiti, seguendo la moda? Ma va… Il testo della canzone, e la puntata che complessivamente lo segue, mostrano la verità: gli autori giocano sulla precarietà del loro prodotto. Fanno dire ai loro personaggi – improvvisamente canterini – che tutto andrà bene, che le persone li apprezzeranno di più, che non verranno chiusi, e che qualunque problema si risolverà zuccherosamente per il meglio. Puttanate, ovviamente: il rischio che ci cancellino Community è sempre alto, ma invece di tentarle tutte per sopravvivere, i nostri ci ridono sopra, incuranti di ogni pericolo, senza dimenticarsi di una sotterranea vena di strana malinconia. Meglio morire con dignità, parodiando l’approccio danzereccio di cugini più famosi, piuttosto che snaturarsi in nome dell’audience. E parliamo di una serie che va in onda su una rete generalista…

Il genio è sempre qui, ragazzi. Smettete di cercare altrove, che vi stancate e basta.

PS Fermi fermi, c’è il post scriptum. Per dirsi proprio tutto, ed evitare di essere smaccatamente agiografici, dirò che la puntata ha fatto meno ridere di altre. Ma che le risate nude e crude non fossero la componente fondamentale di Community si era capito da tempo, mica ci formalizziamo…



CORRELATI