30 Settembre 2011

Hart of Dixie di Diego Castelli

Rachel Bilson va a fare il medico di campagna

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OCCHIO AGLI SPOIL… NO MA A BEN GUARDARE NON RIVELO NIENTE DI DECISIVO, LEGGETE IN TRANQUILLITA’…
Dunque, sono uscito tardi dall’ufficio, da due giorni ho mal di gola e raffreddore, e mi metto a scrivere piuttosto stanco. E voi direte “a noi che ce ne frega? Vedi di fare una recensione come si deve!”
Io ci provo, però poi quando vedete condizionali al posto di congiuntivi o apostrofi a caso, non ve la prendete a male.

Veniamo ad Hart of Dixie. Serie molto attesa, che rappresenta il gradito ritorno di Rachel Bilson, la fu Summer di The OC che tutti noi preferivamo cento miliardi di volte a quella scopa  acidadi Marissa Cooper, che infatti è morta è ben le sta.
Non perdiamo tempo, via con la trama: Zoe Hart (la Bilson) è una giovane promessa della chirurgia cardiotoracica, come suo padre prima di lei, e il fatto che il suo nome suoni come la parola inglese per “cuore” è un riferimento così esplicito che è lei stessa a farlo notare. Zoe è pronta per dare un’accelerata alla sua carriera, entrando in un famoso programma / specializzazione, le solite cose fighe che fanno i medici nei telefilm. Ma il chirurgo famoso che dovrebbe aiutarla le dice che no, lei è bravissima col bisturi, ma troppo fredda coi pazienti: prima di lavorare con lui dovrà passare un anno a fare il dottore normale, aiutando la gente comune e facendosi crescere un cuore che non sia solo nel cognome. Suo malgrado, Zoe deve accettare, e dopo aver visto che ‘sta cosa del medico gentile non si può fare a New York, accetta l’offerta di lavoro che il dottor Harley Wilkes, medico di campagna nella cittadina di Bluebell, Alabama, le sta misteriosamente offrendo ormai da anni. Zoe arriva sul posto, trova Wilkes morto, e metà dell’ambulatorio intestata proprio a lei, che lo conosceva appena…

Oddio, ho fatto anche troppa trama, il Villa s’incazzerà. Ma vabbe’, son costipato, non statemi addosso. Come avete visto, la storia è tutto sommato semplice, e avrei potuto riassumerla come “medico rampante di New York deve andare a lavorare nel profondo sud”.
Ciò che colpisce abbastanza presto di Hart of Dixie, considerando che va in onda su CW (terra di Gossip Girl, Vampire Diaries, Supernatural), è una spiccata pacatezza e classicità. Mi spiego meglio. La protagonista potrebbe essere associata a una sorta di Cristina Yang costretta a lavorare in brianza. Quindi sarebbe stato logico aspettarsi un personaggio caratterizzato in maniera molto marcata, che si scontra con la vita campagnola scoprendone le gioie molto (molto) lentamente, con intermezzi comici e un po’ surreali e comunque una certa volontà di “esagerare”.
Al contrario, la nostra Zoe è un personaggio assai realistico: certo, non ha voglia di andare in mezzo a cavalli e maiali, e preferirebbe restare a Manhattan; allo stesso tempo, però, non dà di matto solo perché nella sua nuova casupola salta la corrente, o perché non ci sono tutti ma proprio tutti i negozi della Grande Mela. Fin da subito, Zoe dimostra di essere una persona normale, tutto sommato ottimista, che sa fare buon viso a cattivo gioco.
E lasciatemi dire che questo è un gran sollievo.

I suoi problemi, perché ovviamente problemi devono esserci, vengono da altre parti. Dall’arcigno medico con cui è costretta a dividere la proprietà dell’ambulatorio; dalla madre che è newyorkese fino al midollo e proprio non riesce a vederla tra prati verdi e chiese di legno bianco; dagli abitanti del paesello, che ovviamente sono un po’ buoni e cari, e un po’ gelosi e meschini; dai casi di puntata che ogni settimana terranno impegnate le esperte mani da chirurgo di Zoe in faccende mediche forse poco nobili, ma che l’aiuteranno a crescere come essere umano e brava persona e cucci cucci.
Senza contare una piccola sorpresa (neanche tanto clamorosa) che arriva alla fine dell’episodio e che magari non vi spoilero.

Lo sviluppo e il tono generale, comunque, rimangono molto soft, dolci e delicati, per una serie ben più rassicurante del previsto. In questo senso, è ottima la scelta di Rachel Bilson: ragazza dal musetto carino e simpatico, capace di essere decisamente “figa”, ma che ha già dimostrato di meritarsi simpatie sincere che la tipica “bellona” non attirerebbe.
E questo volto di ragazza pulita è inserito perfettamente in un’ambientazione particolarmente curata. La nota migliore della serie è infatti una messa in scena calda, luminosa, direi quasi fragrante, che mette perfettamente in risalto quella che dovrebbe essere l’accoglienza del sud rispetto alla freddezza dei grattacieli. Tutto abbastanza stereotipato, ovviamente, ma girato con una leggerezza e un’ariosità particolarmente piacevoli, per chi cercasse una serie tranquilla e senza troppe pretese. Le future storie d’amore e di amicizia di Zoe (tra i protagonisti maschili troviamo anche Scott Porter, già visto in Friday Night Lights) vengono inserite in una cornice che sprizza romanticismo contadino, come una specie di Everwood più caloroso (giusto perché là avevano le montagne e qui gli alligatori). Senza contare una colonna sonora assai ricercata, giocata sui toni e sugli strumenti del country e delle ballate popolari, che titillano il mio personalissimo gusto ma che risultano, più in generale, adattissimi al racconto.

Bene, e i difetti? Perché ce ne sono eh, facili facili. Li riassumerei così: ho visto il pilot di Hart of Dixie con piacere, in quaranta minuti passati nel relax. Ma probabilmente non vedrò il secondo episodio.
Non lo vedrò perché stiamo parlando di una serie a target praticamente solo femminile, e comunque diretta a un pubblico che non cerca la continua sorpresa, la sperimentazione visiva, e una tensione emotiva più incalzante. Da appassionato serialminder maschio, Hart of Dixie è troppo leggera, troppo classica, troppo banale, perché io possa concederle spazio in un periodo in cui si sommano vecchie glorie come Sons of Anarchy e Fringe, e nuovi gioiellini come New Girl o Alcatraz.
Se però siete ragazze romantiche alla ricerca di un prodotto semplice, pacato, come quelli di una volta, allora forse Hart of Dixie può fare per voi, per riscaldare al sole dell’Alabama le fredde giornate d’inverno, magari con una tazza di cioccolata e un fidanzato da coccolare.

Ma guarda come divento tenerello quando sono malaticcio.

Ah, una considerazione sugli ascolti: il pilot è andato bene, in una serata agguerrita, perdendo qualche donna giovane ma guadagnando nel pubblico un po’ più adulto (sopra i 35 anni). Segno, come si diceva, che è un telefilm più classico e meno smaccatamente “spinto” come può invece essere Gossip Girl.

Previsioni sul futuro: Zoe aiuterà gli abitanti di Bluebell, si farà nuovi amici e nuovi amori, e probabilmente alla fine non vorrà più tornare a New York.
Perché seguirla: è un prodotto specificamente confezionato per essere morbido e rassicurante, con una protagonista azzeccata e una gradevole dolcezza di fondo.
Perché mollarla
: non c’è praticamente nulla di nuovo, e non si può dire che tenga incollati alla poltrona. Se poi siete uomini che avrebbero strappato le unghie a tutti i protagonisti di Everwood, state alla larga. E se siete il Villa, vorrete suicidarvi dopo due scene.



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