9 Aprile 2012 1 commenti

Californication 5 – Una stagione un po’ cos di Diego Castelli

Confermate le debolezze di inizio anno

Niente, Hank Moody non è riuscito a risollevarsi.
Dopo la premiere della quinta stagione avevamo detto che qualcosa non tornava, che il nostro scrittore/seduttore/fancazzista/romanticone preferito aveva sparato troppe cartucce nella stagione precedente, rimanendo un po’ a corto di idee per questo nuovo anno.

Ovviamente, c’era la speranza che la trama riservasse qualche sorpresona in quel momento imprevedibile. Purtroppo, arrivati al finale di stagione non c’è molto da aggiungere a quel po’ di sconforto raccontato a inizio anno.

Ora farò una cosa davvero poco elegante, e mi autociterò. A gennaio scrivevo queste parole:
“non c’è alcun suggerimento che quest’anno vedremo cose diverse dal solito, novità sorprendenti o chissà quale risvolto narrativo. Hank si farà mezzo mondo, ma sempre pensando a Karen e Becca, le deluderà più di una volta salvo poi fargli gli occhioni da cucciolo realmente pentito, ci saranno scene di sesso possibilmente bizzarro.
Poi avremo scazzi di ogni tipo tra Hank e chi gli dà lavoro, tentativi di Charlie di tenere insieme la sua vita da agente con le voglie sessuali da adolescente e la necessità di essere un buon padre, battute sagaci e forse qualche bella scazzottata.”

Più o meno, è quello che è successo. Che va anche bene, perché questo è Californication. Ma sono mancati guizzi creativi di portata strutturale che potessero allontanarsi (o per lo meno fingere di allontanarsi) dalle solite questioni. Certo, le vicende legate a Samurai Apocalypse, alla relazione tra Charlie e quella gran vacca di Lizzie, alla progressiva discesa di Bates negli inferi omoalcolici, hanno regalato diversi momenti da ricordare. Ma è mancata un decisa spinta nella progressione dei personaggi verso un “finale” che la serie sembra bramare, ma che ancora non può permettersi di raggiungere (i controsensi del successo…).

Ecco perché si arriva a un episodio finale che è sembrato tanto meno potente di quello dell’anno scorso. I vari fili narrativi tirati nel corso della stagione – primo fra tutti il triangolo tra Hank, Samurai e Kali – trovano una conclusione abbastanza degna, integrando senza sobbalzi i problemi di Becca e Tyler e il tentativo di Charlie di ricostruire l’amicizia col protagonista. Ma non c’è nulla di paragonabile all’importanza del processo dell’anno scorso, così come non c’è un’idea visiva come la passeggiata di Hank nella ricostruzione di casa sua e via dicendo.

Gli ultimi minuti, questo sì, ci offrono un bel serial moment: Hank viene di fatto “stuprato”. Il che è ironico di per sé, ma anche importante per la crescita del personaggio, che per la prima volta era riuscito a rifiutare la tentazione del piacere sessuale, in nome dell’Amore con la a maiuscola. Tutte buone intenzioni annegate nel whiskey corretto con le pillole.
Una bella conclusione, dunque, che però mi spaventa da matti: quali saranno le conseguenze di questo evento, se non quelle di reincasinare nuovamente il rapporto di Hank e Karen, facendo ripartire tutto da capo un’altra volta? Ancora? Di nuovo?

Oh sia chiaro, non è diventato un “brutto telefilm”. Avercene di roba così. Ma Tom Kapinos ci ha abituato troppo bene, deve capire che non può battere la fiacca!

PS Nel cercare Tom Kapinos su imdb ho scoperto solo ora che, oltre che creatore e sceneggiatore di Californication, è stato anche produttore e scrittore di decine di episodi di Dawson’s Creek.
Perché nessuno me l’ha mai detto?! E quali sono le possibili implicazioni di questo fatto?
Troppo tardi, il post è finito.



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