8 Novembre 2017 1 commenti

White Famous: dal creatore di Californication una serie che, beh, sembra Californication di Diego Castelli

Temi e stile sono gli stessi di Californication, e non è mica un male

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Che ci crediate o meno, quando ho visto il pilot di White Famous di Showtime ho subito pensato “sembra proprio Californication“, e solo dopo mi sono reso conto che il creatore è lo stesso, quel Tom Kapinos a cui dobbiamo un personaggione come Hank Moody.

Dopo Californication, in realtà, Kapinos non è stato certo con le mani in mano, visto che ha creato il buon successo di Lucifer continuando a battere sui temi e gli stili a lui cari (un protagonista maschile fascinoso e briccone, il marciume nascosto dietro il glamour losangelino, l’amore contrastato per donne “sbagliate”), declinandoli però nel fantasy e nel poliziesco, senza scordare i toni da commedia.
Con White Famous, se possibile, Kapinos torna ancora più indietro, e le differenze rispetto alla serie che l’aveva lanciato come autore a tutto tondo si fanno più sfumate. Protagonista di White Famous è Floyd Mooney (Jay Pharoa, vecchia conoscenza del Saturday Night Live), un attore di colore a cui la fortuna comincia a girare per il verso giusto, tanto da promettergli un futuro da “white famous” appunto, cioè da attore nero conosciuto e apprezzato anche dal pubblico dei bianchi, alla Denzel Washington o Jamie Foxx (che è fra i produttori esecutivi della serie e compare come guest star). Il problema per Floyd, però, è capire se è disposto a venire a patti con un mondo ben più viscido e spietato di quello a cui è stato abituato finora.

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I punti di contatto fra Mooney e Hank Moody sono moltissimi, a partire da un cognome vagamente simile: sono entrambi artisti sarcastici e cinici, con la battuta pronta e un sistema di valori magari un po’ distorto, ma con alcune basi ben solide (del tipo “cazzeggiamo quanto vuoi, ma se tocchi mio figlio ti stacco la faccia a manate”).
Entrambi vengono catapultati in un mondo che non è il loro, pieno di produttori, agenti e attori per i quali il potere, la fama e il sesso vengono prima di tutto. Entrambi hanno parecchia fortuna col sesso opposto, salvo essere innamorati di una donna che un tempo li ricambiava ma che poi hanno perso per colpa loro, pentendosi ogni giorno da lì in avanti. Entrambi, e questa è la parte più divertente per noi, finiscono in situazioni completamente assurde in cui manie, paranoie e feticismi delle persone che li circondano diventano ingredienti di scene comiche e parecchio volgari, ma impreziosite da un ritmo e una creatività di fondo che non possono che strappare un disorientato sorriso.

Insomma, è difficile non vedere in White Famous il tentativo di Kapinos di tornare a temi e situazioni che conosce benissimo, che evidentemente lo divertono assai, e che magari gli vengono pure facili, così da poter tenere il piede in due scarpe – pardon, in due serie – senza per questo dover rinunciare a cibo e sonno.

Jay Pharoah as Floyd and Lonnie Chavis as Trevor in WHITE FAMOUS (Season 1, Episode 3). - Photo: Eddy Chen/SHOWTIME - Photo ID: WhiteFamous_103_0266

Dal punto di vista dello spettatore, invece, la vicinanza con Californication è un’arma a doppio taglio. Se da una parte ci si diverte come allora, e si applaude alla ricomparsa (addirittura) di personaggi già presenti nell’altra serie (come il mitico e arrapatissimo Stu Beggs, interpretato da Stephen Tobolowsky), dall’altra lo stile di Kapinos non riesce più a stupire come alla prima comparsa di Hank Moody, che oltre tutto ci sembra un personaggio un po’ più forte anche grazie al carisma di David Duchovny (che per ora Pharoah riesce a eguagliare solo saltuariamente).

Il percorso dei due personaggi, peraltro, sembra destinato a essere abbastanza simile: si parte da una qualche forma di “purezza” che il luccicoso mondo hollywoodiano prova a sporcare, ponendo il protagonista all’interno di un viaggio di formazione da cui può uscire solo in due modi: o arricchito umanamente e professionalmente, oppure schiacciato e distrutto da falsi idoli e valori distorti.
Per questi motivi – e pur arrivando in un momento storico in cui il binomio Hollywood-sesso è meno scontato e più intricato di quanto non fosse nel pre-Weinstein – difficilmente White Famous lascerà un segno forte nella mente dei serialminder, per lo meno non forte come Californication, ma è comunque un’ammucchiata di personaggi gustosi che un tot di sano divertimento lo garantiscono lo stesso. La parola ammucchiata non voleva essere usata in quel senso lì, però in realtà ci sta bene comunque.

Perché seguire White Famous: perché si porta dietro tanti pregi di Californication.
Perché mollare White Famous: perché non sembra in grado di aggiungere granché a un racconto che abbiamo già ascoltato per sette stagioni.

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