25 Gennaio 2013 1 commenti

The Fear – Gangster inglesi e mafia albanese di Marco Villa

Un po’ come Boss, ma con la mafia albanese che fa brutto

Brit, Copertina, Pilot

Una delle prime serie che ho visto con il sistema acquisizione+sottotitoli è stata The Black Donnellys. E sono stato fortunato perché ho beccato subito un mezzo capolavoro: mafia irlandese a New York e annessi e connessi. Serie cattiva, drammaticissima, scritta da dio (Paul Haggis) e girata in un modo incredibile. Ma ne ho scritto a lungo qui, se vi interessa. La partenza sui Black Donnellys è facile: The Fear è per metà inserito in quel filone gangster, che ha nei Sopranos il titolo più importante, ma che mi costringe a citare The Black Donnellys perché – purtroppo – i Sopranos sono una delle grandi lacune seriali che prima o poi dovrò colmare.

The Fear è una serie inglese in onda a inizio dicembre su ITV. Protagonista assoluto è Peter Mullan, uno dei volti simbolo di Ken Loach e regista di una mazzata (in senso positivo) come Magdalene (lo splendido Suore de menare di Corrado Guzzanti). Interpreta Richie Beckett, imprenditore di Brighton di enorme successo, con un passato da gangster, ripulito da una quindicina d’anni di assoluta legalità. Richie ha due figli: uno sveglio e intelligente, l’altro avventato e piuttosto coglione. Il secondo stringe contatti con la mafia albanese per espandere gli affari del padre e la mafia albanese finisce per mettere spalle al muro il buon Richie Bennett, che tutto voleva tranne estrarre di nuovo la faccia da cattivo e la pistola dal cassetto.

E qui c’è la prima linea narrativa di The Fear, che è prettamente da gangster movie: il vecchio capo che controlla da tempo tutta la scena e la nuova mafia che vuole togliergli potere e soldi. Seguono scontri e vendette incrociate varie. Una linea narrativa che funziona bene, per quanto estremamente semplificata: i mafiosi albanesi sono brutti e cattivi, sputano per terra e vivono in una specie di cascina con roulotte e letti a castello, mentre gli inglesotti sono di gran classe e abitano in case e alberghi che mollali. Un po’ facilotto, no? Ma amen, non è una cosa troppo fastidiosa.

La seconda linea narrativa di The Fear è legata a una malattia degenerativa di cui soffre il protagonista. E qui il link immediato è a Boss. Là c’è un sindaco che agisce da sempre ben oltre i confini dell’illegalità, pur essendo (o dovendo essere) il rappresentante massimo della legalità. Pur essendo molto lontane quella e questa figura, l’impostazione dei personaggi è simile: la forza dell’uomo di potere messa in dubbio da una malattia che annebbia la mente e impedisce loro di essere completamente in controllo di quello che fanno e di quello che accade intorno a loro.

Unite queste due macrolinee, aggiungete una cattiveria visiva non da poco (tipo un colpo squartato) e la solita fantastica regia + fotografia delle serie inglesi. The Fear non è forse al livello di alcune bombe recenti marchiata UK (tipo The Last Weekend, Secret State e Utopia), ma il livello è comunque piuttosto alto.

Perché seguirlo: perché funziona come ganster movie problematico (nel senso di problemi del protagonista) e per una grande interpretazione di Peter Mullan

Perché mollarlo: perché probabilmente non avrà mai una tensione a mille tipica dei gangster movie

 



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