12 Luglio 2013 5 commenti

Skins – L’ultima stagione di La Redazione di Serial Minds

Passano gli anni, ma sette son lunghi

tumblr_inline_mprbcttIzv1qz4rgp

di Michele Montagano

SPOILER ALERT: si parla delle prime due puntate della settima stagione di Skins

Skins più che un telefilm è una vera e propria parabola generazionale di formazione. Fin dagli esordi uno specchio della società contemporanea innovativo e realistico che non esitava a sbatterci in faccia quale fosse la verità dei nostri tempi trasandati. I protagonisti assoluti sono le sensazioni, le esasperazioni e gli eccessi di generazioni di adolescenti alle prese con l’alterazione del proprio mondo, la fuga da una realtà all’interno della quale si sentono smarriti e l’onnipresente ricerca di sé stessi. Omosessualità, disturbi della personalità, disordini alimentari, abuso di droghe, sessualità, gravidanza giovanile, malattie mentali e morte sono i soggetti fondamentali alla base di una cruda (anche se spesso esagerata) rappresentazione del reale che diede vita a veri e propri standard tematici (si pensi alle prime stagioni di Misfits o al recente Fresh Meat).

tumblr_inline_mprb6gSWH91qz4rgpTutto questo arriva “a pelle” e sotto di essa si instaurano visioni di genitori grotteschi divenuti tristi e patetici, con molti meno dubbi sull’esistenza ma rassegnati e nostalgici, relegati ad un senso di arrendevolezza imprescindibile, educatori folli ed atipici, anch’essi giovani vecchi, pieni di nevrosi e debolezze al pari dei propri alunni. In sette stagioni abbiamo visto personaggi venire e andare, vivere e morire, scopare, amarsi, trovarsi e perdersi in ogni modo possibile. Per chi è cresciuto con Skins non servirebbe citare alti momenti di commozione empatica come la morte del padre di Sid e di Chris, l’autobus che si schianta su Tony con Effy che lo stringe in braccio quasi come una madonna col Cristo morto o, per la prima volta nella serie, l’omicidio da parte di un adulto di un ragazzo, Freddie, nel finale della quarta stagione. Generazioni su generazioni,  imparentate e non, nel costante sfondo della provincia inglese. La musica (lo splendido leit motiv, nonché opening della serie di Fat Segal) vuol far da filo conduttore a questi balzi temporali ed emozionali. Dai primi passi della dubstep, alla malinconia di un John Martin e Tom Mcrae, fino ad una corale conclusione sulle note di Cat Stevens, lo sfondo culturale si evolve, entra sempre più nei club di elettronica estrema (techno, post house, ecc…) angusti spazi oscuri di perdizione di sé e compenetrazione di carne e oscurità in un vortice di nichilismo ed evasione senza pari. E poi la vita si fa avanti con le pretese, gli obblighi e le responsabilità dell’età adulta e si fa l’ingresso nel mondo dei “grandi”, in una catena di montaggio che lascia poco spazio ai sogni del passato e ci tramuta in un ingranaggio della società volto a mandare avanti il mondo.

Nella settima stagione, quella conclusiva, si è deciso di riportare sullo schermo i personaggi ai quali siamo più affezionati. Kaya Scodelario nel ruolo di Effy, Jack O’Connell nel ruolo di Cooke, Hannah Murray nel ruolo di Cassie (tra l’altro vista recentemente in Game of Thrones), mentre Lily Loveless e Kathryn Prescott (Naomi ed Emily) appariranno come non protagoniste.  Tre film divisi ognuno in due puntate per singolo personaggio.

Le prime due, denominate Fire, sono dedicate alla sorellina di Tony, Effy. Ora ha 21 anni e lavora come assistente in una compagnia finanziaria londinese. Una crescita del personaggio che non può che coincidere anche con quella degli spettatori di riferimento, che, in questi sette anni, hanno visto cambiare la propria vita. Una scelta stilistica  realizzata con sapienza per dare nuova linfa vitale ed evitare inutili ripetizioni, in chiusura di una serie che tendeva, sopratutto nelle ultime due stagioni, a ripetersi fin troppo. Dunque Elisabeth Effy Stonem non è più una cattiva ragazza ma sbarca il lunario dividendo il proprio appartamento a Londra con Naomi, coinquilina lesbica e disoccupata, perennemente sballata e dedita ai festini. Dalla sua scrivania Effy osserva ogni particolare e si vede molto più in gamba rispetto al ruolo che ricopre. Conosce Dominic, nerd impacciato del suo stesso settore dal gran cuore e perdutamente innamorato di lei sfruttandolo per avere alcune informazioni riservate, fare carriera e spiccare agli occhi del suo capo con il quale inizia una relazione.

tumblr_mpp6qlwTzR1s04h99o1_500L’estate cede il passo all’ autunno e, in un susseguirsi di avidità e arrivismo, si assiste alla scalata di Effy e alla sua rovinosa caduta. Rivediamo la vecchia Stonem che conoscevamo, priva di scrupoli, allo stesso tempo vittima e carnefice. In mezzo tematiche come l’amicizia, il cancro di Naomi, l’amore e il rispetto del prossimo. Effy perde di nuovo le coordinate della sua esistenza, è più matura ma ancora alla ricerca della considerazione di qualcuno che possa farla sentire brava in qualcosa come lei stessa ammette. Il legame della serie col passato è appena accennato in pochi fugaci scene (Effy che esce la notte tarda a ballare per sfogarsi della pessima giornata di lavoro), la droga, quasi assente, compare in contesti diversi dal ragazzino che ne abusa (cocaina al party dell’azienda), il sesso è qui adulto, tra amanti e complici ma allo stesso tempo anche violento, sfogo di sentimenti potenti e contrastanti (la visita finale di Dom nell’appartamento di Effy). La morte rassegnata, cruda, violenta, la fine di tutto e la speranza di non esser soli al suo arrivo (Naomi infine raggiunta dalla sua ragazza alla quale aveva nascosto la malattia).

Sul finale il sorriso a bocca chiusa di Effy, imperscrutabile e dalle mille sensazioni celate, riaffiora mentre viene portata via dalla polizia. Un sorriso che abbiamo visto tante volte e che tante volte ci ha accompagnato lungo questi sette anni di Skins.



CORRELATI