17 Luglio 2013 12 commenti

The Newsroom seconda stagione – Novità e dubbi di Diego Castelli

Aaron Sorkin corregge la rotta: meglio o peggio?

Copertina, On Air

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PROLOGO: Cazzarola, mi rendo conto che non sto per scrivere un post entusiasta di The Newsroom. Brutta storia…
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:The Newsroom - locandina stagione 2
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HO LIMITATO DAVVERO AL MINIMO GLI SPOILER, SECONDO ME POTETE LEGGERE ANCHE SENZA AVER VISTO LA PUNTATA.:

Quando stava per arrivare The Newsroom, l’anno scorso, il Villa era eccitato come Bobo Vieri davanti alla Canalis (si noti il riferimento all’attualità: l’ex calciatore ha da poco dichiarato che Elisabetta è stata l’unico vero amore della sua vita, e no, non so perché vi sto dando questa informazione).
Io invece, che ancora West Wing non l’avevo visto e non ero un fan specifico di Aaron Sorkin, attendevo la serie come una qualunque altra novità di HBO scritta da un bravo autore. Interessato ma sobrio, diciamo.

Un anno più tardi, dopo aver visto la prima stagione e aver  quasi terminato il recuperone di West Wing, la sobrietà è andata a puttane, tanto che quando hanno rimandato di un mese l’inizio della seconda stagione ho bestemmiato così forte che l’arcangelo Gabriele ha chiamato di persona per lamentarsi e chiedere maggiore compostezza.
Non è un mistero: da queste parti il primo giro di Newsroom ha fatto breccia. La scrittura rapida e approfondita di Sorkin, la bravura degli attori, un idealismo a tratti mieloso ma di enorme impatto emotivo: tutto ha contribuito a una passione viscerale prima ancora (e oltre) che intellettuale.
E questo a prescindere dal fatto che Newsroom si sia beccata la sua buona dose di critiche.
In primo luogo da un folto gruppo di giornalisti americani, la cui critica era però prevedibile, considerando che la serie è prima di tutto una denuncia verso il loro modo pigro e sciatto di fare Newsroom - Willgiornalismo televisivo (e non).
In secondo luogo si era scatenata una polemica “di genere”, che sottolineava l’eccessiva stupidità o frivolezza dei personaggi femminili. Un’accusa che non ho mai capito fino in fondo, visto che presupporrebbe una netta superiorità intellettuale dei personaggi maschili (cazzata) contrapposta a una dabbenaggine senza riscatto di quelli femminili (altra cazzata). Poi è chiaro che i maschi sono di più, e che il più figo di tutti è un maschio, ma Aaron Sorkin scrive così, non è che gli possiamo imporre le quote rosa, così come non avrebbe senso chiedere un collega maschio all’altezza di Brenda Johnson in The Closer ecc.

C’è però una critica più fondata delle altre. The Newsroom segue fatti reali e già avvenuti, intorno a cui si articola il lavoro dei protagonisti. Una scelta abbastanza inusuale, capace di ancorare lo spettatore alla realtà e dargli una visione spesso sorprendente di eventi che, magari, conosce solo di sfuggita. C’è però un forte “contro”:  potendo lavorare su fatti già abbondantemente accaduti e filtrati dall’occhio dei media, è come se Sorkin barasse, dipingendo la smisurata bravura dei suoi eroi “a posteriori”, prescindendo dalle difficoltà e dalle ambiguità imposte dal qui e ora della professione giornalistica: come dire, troppo facile caro Aaron, rischi di uscirne come un arrogante saccentello bastardo.
Come ammesso dagli stessi produttori dello show, è per uscire da questo problema che la seconda stagione di The Newsroom introduce un elemento sconosciuto alla prima: una notizia finta, creata apposta per lo show. E non una notizia qualunque, ma una notizia tanto importante quanto falsa, che Will e gli altri hanno diffuso come vera, e che per questo li ha fatti finire in un mare di guai.

Tale falsa notizia, relativa a certi clamorosi errori e insabbiamenti da parte dell’esercito americano, rappresenta lo scheletro dell’intera stagione, raccontata in larga parte in flashback per ricostruire gli eventi che hanno portato la redazione di News Night a impantanarsi in seri problemi legali e, soprattutto, a perdere buona parte della propria credibilità verso il pubblico.
E sarà proprio questo uno dei grandi temi di quest’anno: se la scorsa estate ci siamo esaltati con l’idealismo senza compromessi di Will e dei suoi – paladini senza macchia in un mondo di oscurità e sotterfugi – stavolta assistiamo a una sorta di caduta dell’eroe, che è venuto meno (seppur senza volerlo) agli stessi principi per cui si batteva fino a poco tempo prima.
Ovvio che poi il racconto sarà pieno di notizie prese dalla realtà extratelefilmica, e possiamo immaginare che non mancheranno i colpi di classe giornalistica per cui Will e Mac sono ormai famosi. Ma sui protagonisti rimarrà quest’ombra, di cui ancora non distinguiamo bene i contorni e che punta a umanizzare figure troppo perfette per non stare sulle balle a una parte del pubblico.

The Newsroom - Jim e MacPoi è chiaro che questa perfezione era e rimane solo giornalistica. Passando dal lavoro alle vicende personali, infatti, i protagonisti di The Newsroom continuano a comportarsi come adolescenti in calore, pressoché incapaci di prendere decisioni intelligenti. Ecco allora Jim che parte per seguire la campagna di Romney e allontanarsi da Maggie (il flashback inizia con l’estate del 2011) e la stessa Maggie che nella prima scena (ambientata invece nel presente) appare con una capigliatura corta e rossa che la fa sembrare una specie di esperimento genetico alieno. Non che prima fosse sta figona, però insomma, ora ispira proprio repulsione. Stessi problemi ovviamente per Will e Mac, che continueranno all’infinito a giocherellare coi loro sentimenti in pieno stile Sorkin. Poi succedono anche altre cose rilevanti e compaiono nuovi personaggi degni di nota, ma non dico altro.

Il mio giudizio, per ora, è attendista. Da fan estasiato della prima stagione non posso che vivere alcuni dei cambiamenti con una punta di sospetto. Vedere autori e produttori venire a patti con critiche che ritenevo ignorabili mi crea evidentemente qualche problema, e questa specie di risvolto mistery legato alla falsa notizia, per quanto di per sé interessante, mi fa temere che perderò un po’ di quella spinta etica e spirituale che mi aveva riempito il cuore l’anno scorso. Perché a me piaceva proprio quella roba lì, vedere questo miniesercito di giornalisti integerrimi lottare da soli contro un sistema vecchio e corrotto (e anche noi italiani ne sappiamo qualcosina di pessimo giornalismo). Che poi era in buona parte il fascino di West Wing – in cui Jed Bartlet era il presidente che tutti voteremmo – ed è il succo della frasetta posta in cima alla locandina che vedete in alto.
E’ anche cambiata la sigla, nelle immagini e in parte nella musica, cosa che non accade praticamente mai nelle serie tv e che nella mia testa di serialminder suona come un campanello d’allarme oh-mio-dio-che-sta-succedendo-non-mi-snaturate-la-serie-che-sennò-piango.
Newsroom - Maggie rossaE poi per dire, diversi osservatori hanno fatto notare come in questa premiere MacKenzie sia un po’ meno imbecille e più professionale, forse a riprova del fatto che anche le critiche di maschilismo non hanno lasciato Sorkin indifferente. Può essere, ma per quanto mi riguarda il risultato è che in questo episodio Mac è assai meno divertente e interessante rispetto al solito.
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EPILOGO:
Insomma, luci ed ombre, e una strana sensazione di lavori in corso che toglie quel sapore di “dritto al punto” che la prima stagione esibiva con orgoglio. Però deve essere chiaro che qui c’è anche un problema di aspettative altissime, fomentate dalla stessa prima stagione, che rendono il giudizio più pignolo del solito: intanto The Newsroom è tornata, la mano di Sorkin è sempre quella (vedere alla voce “dialoghi della madonna”), e la speranza che vecchio e nuovo si mescolino alla perfezione è più forte della paura che vada tutto a ramengo.
Io comunque le dita le tengo incrociate, si sa mai…



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