25 Marzo 2014 1 commenti

Banshee 2 – Un po’ meno, ma sempre bene di Diego Castelli

L’anno scorso eravamo più colpiti, ma non è che quest’anno sia andata male, anzi!

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OCCHIO, SPOILER SULLA SECONDA STAGIONE DI BANSHEE
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Per carità, l’arrivo della primavera è una bella cosa. Le giornate si allungano, gli uccellini cinguettano, gli alluci non congelano. E poi si comincia a pensare all’estate, si fanno progetti, si guarda Game of Thrones. Tutto molto bello.
L’unica pecca della primavera, e parlo proprio del suo arrivo a fine marzo, è che coincide invariabilmente con la fine delle serie cable iniziate a gennaio-febbraio.
Nel giro di pochissime settimane sono sparite Banshee, Episodes, Black Sails, Girls, a breve The Walking Dead. Tutte rinnovate, grazie a Dio, ma che ansia!

In questa atmosfera vagamente luttuosa e nostalgica, oggi parliamo proprio di Banshee, una delle novità dello scorso anno che più ci avevano colpito. Se non vi ricordate perché ecco i link, uno e due. Il succo degli elogi stava nella capacità di Banshee di proporsi come serie estremamente tamarra, piena di scazzottate, sangue, tette e culi, ma allo stesso tempo come prodotto di grande solidità narrativa e di ottima messa in scena. Era quindi facile, per un maschio trentenne come me, gustarsi con passione i fiumi di cazzotti debordanti da ogni puntata, riuscendo allo stesso tempo a decantare le lodi di una serie molto precisa dal punto di vista della scrittura. Una goduria da “botte piena e moglie ubriaca” che è un po’ parente alla lontata di Spartacus, anche se lì si andava molto oltre in quanto a tamarraggine, con uno stile visivo molto più di rottura, per quanto chiaramente mutuato dal cinema di 300.
Banshee season 2



La seconda stagione da poco terminata ha viaggiato più o meno sugli stessi binari, continuando a raccontare la vita presente e passata di Lucas Hood (che non è il suo nome vero ma fa niente), sempre alla ricerca di un barlume di quiete e serenità, puntualmente minacciate dagli artigli di un passato doloroso.
Ed è stata una stagione un pochino inferiore alla prima, impreziosita però da un interessante guizzo finale.

L’inferiorità è legata non tanto alla narrazione nuda e cruda, che è proseguita senza grossi intoppi, quanto alla componente puramente visiva e action. Questione di sfumature eh, niente di tragico, ma si è sentita un po’ la mancanza di qualche momento veramente clamoroso, come lo era stato quello del carcerato albino nella prima stagione. Probabilmente il giudizio è influenzato dall’abitudine: come tutti i sequel (e ogni stagione successiva alla prima è per definizione un sequel), anche la seconda stagione di Banshee ha sofferto di una certa mancanza di novità, come se non si fosse riusciti ad alzare il tiro rispetto a un primo ciclo di episodi che era stato un piacevolissimo colpo al cervello. I problemi di Hood col suo passato li avevamo già visti, la maschia simpatia dei suoi compari pure, le tette di quasi tutte le protagoniste anche. Normale che si percepisca un minimo senso di già visto, anche se certi acuti li abbiamo sentiti forti e chiari, come il fratello prete di Rabbit o la straziante vicenda personale di Yawners, passato in breve tempo da vittima a cazzutissimo carnefice e poi di nuovo a vittima.
Banshee season 2 (2)

Alla fine, però, il guizzo arriva. Perché se davvero cominciavamo a sentire qualche piccolissimo scricchiolio, la scelta di far fuori Rabbit spazza via tutto. Rabbit sembrava il classico personaggio destinato a incombere sui protagonisti fino alla fine della serie. Pensavamo che l’ombra inquietante del padre criminale avrebbe rappresentato una perenne spada di damocle sulla testa di Carrie, una spada impossibile da scardinare se non alla fine di tutto, in un series finale che in un prossimo futuro (chissà quando) avrebbe liberato i nostri eroi da ogni catena fisica e psicologica.
E invece blam, colpo in testa auto-inflitto e via. Se la mossa sembra azzardata, perché elimina una delle trame più importanti della serie, allo stesso tempo va accolta con favore: proprio perché la seconda stagione è meno memorabile della prima, cambiare nemici e priorità (non ci dimentichiamo la morte di Longshadow e l’enorme indiano nel finale) potrebbe essere esattamente ciò che serve alla serie per rilanciarsi e tornare a spingere sull’acceleratore, dopo una stagione comunque piacevolissima ma girata col pilot automatico.

Noi abbiamo fiducia e aspettiamo qui, buoni buoni.



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