23 Ottobre 2014 5 commenti

Brooklyn Nine-Nine è diventata grande di Marco Villa

I primi episodi della seconda stagione di Brooklyn Nine-Nine sono delle bombette

Copertina, On Air

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La prima grande sorpresa Brooklyn Nine-Nine l’aveva regalata lo scorso gennaio, con il Golden Globe vinto come miglior comedy e quello portato a casa dal protagonista Andy Samberg. Sorpresa perché la serie creata da Dan Goor e Michael Shur aveva raggiunto dopo pochissimi mesi quella consacrazione ufficiale mai ottenuta da titoli di rottura come Community e sopratutto Parks and Recreation, da cui provengono i due creatori. Sorpresa, poi, perché per quanto ci fosse piaciuta fin da subito e nonostante un cast ottimo e una scrittura di alta qualità, ci era comunque sembrata un passo indietro rispetto ai titoli appena citati, una sorta di grande compromesso.

Quei due premi non sono stati seguiti da altrettanti Emmy, ma hanno senz’altro giocato un ruolo importante nella sopravvivenza di Brooklyn Nine-Nine, che non ha mai brillato per ascolti stellari, anzi. Arriviamo così alla seconda stagione, iniziata un mesetto fa su Fox, sotto il segno di un nettissimo miglioramento.

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Se i primi due episodi della seconda stagione continuano sulla falsariga dei loro predecessori, il terzo è quello che cambia un po’ tutto. Il titolo è The Jimmy Jab Games, in riferimento a una serie di giochi fatti nel distretto qualche anno prima, mentre tutti i protagonisti erano erano precettati per intervenire in caso di necessità durante la visita del presidente iraniano Ahmadinejad (che poi è il Jimmy Jab del titolo). La situazione si ripete con un’altra visita di stato e così Jake Peralta e gli altri si rimettono a fare cazzate all’interno del distretto. E sono cazzate vere, tipo correre con la tuta di sicurezza o mangiare cibo cinese scaduto, ma il modo in cui i giochi vengono raccontati (con tanto di mini-cerimonia di apertura e tabellone dei punteggi) non può non far pensare a quel capolavoro della cultura pop contemporanea (sì, ne sono davvero convinto) che è Modern Warfare, ovvero “l’episodio del paintball di Community”. Non siamo a quei livelli, anzi: non siamo nemmeno lontanamente a quei livelli, ma l’ispirazione è evidente. Se in Community tutto l’universo narrativo veniva interamente stravolto e adattato al tema della puntata, in Brooklyn Nine-Nine le persone rimangono sane di mente: fanno cazzate, ma rimangono sane di mente, per quella logica del compromesso di cui parlavamo prima.

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Il quarto episodio di Brooklyn Nine-Nine, l’ultimo andato in onda mentre scrivo, fa compiere un salto di qualità in un’altra direzione, tirando in ballo questa volta una comedy molto più classica come How I Met Your Mother. L’episodio è quello di Halloween ed è tutto giocato su quanto accaduto nella puntata gemella della prima stagione, ovvero una sfida tra Peralta e il Capitano Holt. Al di là di quanto accade nella singola puntata (che pure è molto divertente), l’aspetto più importante è il continuo gioco di rimandi all’altro episodio, andando così a porre le fondamenta per quell’epica interna che è stata la fortuna di How I Met Your Mother, dove peraltro aveva grande importanza la stessa festa di Halloween con la Slutty Pumpkin.

Due episodi, due riferimenti importanti. Brooklyn Nine-Nine non ha ancora la forza creativa di Community, né la potenza narrativa di How I Met Your Mother, ma con queste due puntate fa capire non solo di essere diventata grande, ma di poter essere molto più di una buona sitcom premiata a sorpresa. Brooklyn Nine-Nine non è più il palcoscenico di Andy Samberg e soci, ma una serie tv che può diventare il nuovo punto di riferimento per un genere in assoluta involuzione come quello comedy.



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