9 Gennaio 2015 5 commenti

Person of Interest sta ancora migliorando dopo 4 anni. Mica male. di Diego Castelli

La 4×11 lascia abbastanza a bocca aperta

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OCCHIO, NON LEGGETE SE NON AVETE VISTO LA 4X11!
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Un paio di giorni fa ci ha scritto un fedele serialminder (fate ciao a Marco che ci segue da casa) dicendo più o meno questa cosa: come mai non parlate da tanto tempo di Person of Interest? No perché la 4×11 sarebbe un buon motivo per ricominciare.
La sua mail era più intelligente di questa singola frase, ma era per fare prima.

Ora, dovete sapere che di vostri messaggi ce ne arrivano parecchi, in varia forma, e non sempre riusciamo a rispondere. Non è per mancanza di affetto, giuro, è proprio che queste fottute giornate si ostinano ad avere solo ventiquattro ore.
Fatto sta che ho letto la mail di Marco e sono passato oltre pensando “te sei un bravo serialminder, caro mio, ma non so mica se posso venirti incontro”.
Il problema è anche che Person of Interest è una serie che seguo distrattamente. Stavo pure per mollarla, a un certo punto, quando l’ossessione per i numeri sfornati dalla Macchina caricava gli episodi di una struttura fin troppo verticale per il mio gusto. Alla fine però non l’ho abbandonata, infilandola nei buchi, guardandola mentre facevo altro, ecc.
So che non è un buon modo di rendere giustizia a un telefilm, ma il tempo tiranno mi impone di vedere un tot di serie solo “di striscio”, un po’ alla carlona, per tenermi aggiornato e pronto ai serial moments pur sapendo che non a tutti gli show posso garantire la dedizione che invece regalo ai Game of Thrones o agli Shameless.
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Person of interest 4x11

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Quindi non aspettatevi da questo post chissà quale approfondimento minuzioso della trama di lungo periodo, ché non sono tanto in grado.
Allo stesso tempo, però, il post andava fatto davvero, perché Marco aveva ragione: puntata semi-epocale di Person of Interest.
Intanto c’è da fare una premessa: Person è cambiata parecchio negli ultimi tempi. Era una serie che parlava di persone da salvare, di numeretti stampati, di eroi silenziosi sguinzagliati dietro i criminali. Da qualche tempo, invece, è diventata qualcos’altro: complice la comparsa del “gemello cattivo” della Macchina, Samaritan, e dei bastardoni che lavorano con lui (o per lui), la serie ha brutalmente accelerato sulla trama orizzontale, come fanno molti telefilm che, giunti a un certo punto del loro sviluppo, decidono di fidarsi dei propri fan chiedendogli uno sforzo che vada oltre i 41-42 minuti.
Il risultato è una Person of Interest più matura, più ardita, che non rinuncia al simpatico gigioneggiare dei suoi personaggi ma che ha saputo imbastire una struttura ben più grande del classico “due amici, una Macchina e un cane” che per lungo tempo è stata la base del racconto. Ora si parla dello scontro tra due intelligenze artificiali che sono quasi divinità, si parla di nuovo ordine mondiale, si parla di un manipolo di difensori della democrazia che combattono contro una specie di fanta-complotto vagamente nazista.
Insomma, Person è diventata grande, e non solo grande in senso anagrafico: grande come ambizioni, come respiro del racconto, come orizzonte all’interno del quale far muovere protagonisti ed eventi, un orizzonte non più limitato da poche e rigide linee guida.
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Person of interest 4x11 (2)

In questo contesto in larga parte nuovo, la 4×11 è un dannato gioiellino. Due sono le dorsali principali, da cui emergono il senso e il divertimento. Da una parte il presente, dove la Macchina cerca di aiutare i protagonisti nella loro ennesima impresa anti-Samaritan. Dall’altra il passato, dove una vecchia partita a scacchi tra Finch e la sua creatura ci mostra una Macchina ancora “giovane”, che proprio in quei giorni stava imparando a gestire i problemi complessi, le trappole delle probabilità, e quella che potremmo chiamare strategia militare.
Entrambi i piani temporali sembrano concorrere a una sempre maggiore umanizzazione della protagonista cibernetica dello show: la Macchina che gioca con Finch è quasi un bambino al parco con il padre, che le insegna i fondamenti della vita adulta e delle responsabilità che le verranno presto attribuite. E più avanti, nel presente, il continuo calcolo delle probabilità da parte della Macchina, tutta tesa a trovare una via d’uscita per i suoi amici (che però lei chiama “assets”, risorse), sembra proprio la spasmodica ricerca di una via d’uscita da parte di un genitore preoccupato per i propri figli.
In tutto questo c’è una messa in scena quasi perfetta: non solo perché le continue simulazioni della Macchina, sorta di sceneggiature continuamente valutate e scartate, è dannatamente efficace nel mostrarci sia le sue straordinarie capacità, sia i suoi inevitabili limiti; e non solo perché tutta la scena degli scacchi è piena di frasone saggissime da segnarsi su un taccuino. Soprattutto perché c’è una maniacale cura dei dettagli visivi e narrativi, delle continue autocitazioni, che insieme sfociano nel momento più bello dal punto di vista metatestuale: messa alle strette dal tempo inesorabile, la Macchina accelera la sua ultima simulazione, mettendo in bocca dei suoi “personaggi” non più parole vere, quanto descrizioni del tipico modo di esprimersi di quegli stessi personaggi. Nella simulazione, perciò, Reese non parla come un vero essere umano, ma pronuncia la frase surrealissima che vedete nella foto qui sopra. Siamo quindi all’astrazione più completa, una vera chicca.

Se questo è il momento migliore per il serialminder più intellettualoide, non è certo il momento più intenso. In un episodio già sopra la media c’è pure spazio per un gran finale: un ultimo atto in cui le previsioni abbozzate della macchina stanno per andare a farsi benedire, salvo essere nuovamente ribaltate dal ritorno di Shaw, fino a quel momento rimasta lontana. E proprio la bella guerriera è l’assoluta protagonista dell’ultima scena: per salvare i suoi amici rimane fuori dall’ascensore che li condurrà alla libertà, di fatto autocondannandosi a morire sotto i colpi nemici. Il tutto, udite udite, solo dopo aver baciato Root, con la quale ormai da tempo si lanciava frecciatine parecchio ammiccanti.
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Person of interest 4x11 (5)

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E lo spettatore che fa in questi pochi secondi? Che volete che faccia, cerca di respirare, visto che nel giro di un paio di minuti deve prima esultare fortissimo per il bacio e poi piangere lacrime amare quando Shaw praticamente si suicida.
Sarà morta veramente? Be’, l’uscita di scena di Shaw si deve al fatto che l’attrice che la interpreta, Sarah Shahi, è incinta di due gemelli. Come dire, una cosa abbastanza definitiva. Allo stesso tempo, come da lei stessa ammesso, in una serie tv non si è certi di un decesso finché non si vede il corpo (con gli occhi aperti e fissi, aggiungo io). Quindi chissà, magari c’è ancora spazio per una futura speranza.

Insomma, in conclusione di tutto sto po-po di roba, mi viene da dire una cosa assai banale, che però tanto banale non è: Person of Interest è una serie che dopo quattro anni e mezzo è molto migliore di quando ha iniziato. Non sono mica tanti i telefilm che possono dire lo stesso…

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