13 Ottobre 2016 13 commenti

Westworld – L’importanza di quello che non c’è di Marco Villa

Una serie che ci conquista grazie anche a quello che tiene nascosto

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La notizia è importante, per quanto semplice e basilare: dopo un pilot potentissimo, Westworld continua a essere una bomba anche nel secondo episodio. Detta così non sembra nemmeno una roba da sottolineare, ma non è così. Prima, però, un piccolo passo indietro.

Nella recensione pubblicata in anteprima e nella lunga e densa disamina del Castelli, abbiamo già sviscerato il primo episodio, andando a elencare tutte le cose belle che ci sono. Quello che non abbiamo fatto, forse, è indicare con la giusta forza quello che non c’è, come canta Manuelone nostro.



E quello che non c’è sono le regole per il pilot perfetto, quelle che prevedono che in ogni prima puntata siano già presenti tutti gli elementi principali della storia e soprattutto sia chiaro quale direzione prenderà la serie negli episodi successivi, se non nell’intera prima stagione. In Westworld questo non c’è: abbiamo la presentazione di alcuni personaggi, il racconto del mondo automatizzato e routinizzato del parco e nient’altro. Nulla di quello che succede nella prima ora abbondante è in qualche modo fondamentale per il prosieguo della storia. Non c’è un equivalente di Walter White che scopre di avere il cancro e diventa spacciatore, giusto per fare un esempio concreto.

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Torniamo al secondo episodio e le cose non cambiano: di nuovo personaggi, di nuovo approfondimento del funzionamento del parco, di nuovo nulla di clamoroso che succede. Ciononostante, noi sappiamo già tutto, sappiamo già cosa succederà e lo sappiamo dal primo istante in cui abbiamo visto dei robot così umani. Da quel momento, senza aver visto il film di Michael Crichton del 1973 e senza aver letto nessuna anticipazione, sappiamo che il cuore di Westworld sarà l’inevitabile confronto tra umani e robot, tra organico e sintetico.

Tutta la forza dei primi due episodi, insomma, sta nella volontà degli autori di puntare su un patto narrativo di ferro con gli spettatori, che vengono investiti della responsabilità di farsi largo nella serie senza che arrivi nessuno spiegone in aiuto, perché una mosca spiaccicata non è considerabile spiegone. Lo spettatore di Westworld entra nella serie con lo stesso spirito con cui i visitatori entrano nel parco: sappiamo già qual è il panorama e sappiamo come andranno a grandi linee le cose, ma lo sappiamo per la nostra esperienza.

Può sembrare una cosa scontata, ma non lo è: pensate a tutte le serie di questi anni, anche le più innovative e complicate. Con stili e toni diversi, tutte hanno messo sul piatto le proprie carte principali fin da subito, con momenti di spiegone più o meno palesi. Dopo due ore di serie, Westworld non ci ha detto niente, eppure sappiamo già tutto. E questo non significa che è una serie scontata, tutt’altro. È una serie che ci obbliga a far funzionare la nostra testa e metterci in gioco.

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Fino all’arrivo massiccio di Netflix, HBO deteneva il titolo di network in grado di spostare di più gli equilibri del mondo seriale e in fondo i limiti della serialità stessa. In questo particolare contesto, la lotta si è fatta più dura, ma, forte anche dell’aver già pianificato la serie su più anni, HBO con Westworld si sta riprendendo il primato. Perché questa riluttanza a inserire elementi in grado di far svoltare la storia segna un nuovo passo. Siamo stati abituati per anni a serie che facevano della lentezza la propria chiave, ma in Westworld la lentezza viene superata, nel nome di una scrittura che è tutto tranne che frenetica, ma che riesce a dare un ritmo perfetto. E attenzione: siamo ben lontani dalla totale impossibilità di orientarsi che ha decretato il sostanziale fallimento della seconda stagione di True Detective, finora il tentativo di HBO più estremo (fin troppo estremo).

È quello che non c’è che determina per contrasto l’importanza di quello che vediamo. Una bomba vera, che ora deve dimostrare la propria esplosività sul lungo periodo. Perché ovviamente è su un lungo arco narrativo che Westworld si gioca tutto.

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