23 Gennaio 2017 4 commenti

Aziz Ansari al Saturday Night Live – Sono subito applausi di Martino Coli

Nel primo sabato con Trump presidente Aziz non delude, tra tante risate e qualcosa in più.

 

©2017/Will Heath/NBC

Gli host del Saturday Night Live si possono suddividere in due categorie: i pesci fuor d’acqua e i pesci che in quell’acqua ci sguazzano proprio.
Andiamo a dare un’occhiata agli ospiti comparsi in questa prima metà di stagione: Margot Robbie, Lin-Manuel Miranda, Emily Blunt, Tom Hanks, Benedict Cumberbatch, Dave Chappelle, Kristen Wiig, Emma Stone, John Cena, Casey Affleck, Felicity Jones.

Esclusi Dave Chappelle (che di show comici ne aveva uno con il suo nome) e Kristen Wiig (che ha fatto parte del cast di SNL per sette anni) per tutti gli altri andare a fare gli scemi in televisione non è la normalità. Chiaramente c’è chi è più a proprio agio di altri; Tom Hanks ha presentato lo show una decina di volte, Lin-Manuel si esibisce dal vivo otto volte a settimana, non c’è da stupirsi che funzionino meglio di una Felicity Jones o di un John Cena. Fatto sta che, nella maggior parte dei casi, andare al Saturday Night Live rappresenta una splendida evasione, una settimana in cui ci si dà malati al lavoro e, dalla mattina alla sera, si prepara a ritmi forsennati uno spettacolo di un’ora, con uno sketch via l’altro, due performance musicali e una dozzina di cambi di set.

Si capisce come mai una delle frasi più sentite durante i saluti finali sia sempre “non mi sono mai divertito così tanto”.

Ciò non toglie che, al di là della performance dal vivo che per un attore non dovrebbe comunque rappresentare una sfida insormontabile, preparare uno show del genere in meno di una settimana non è una passeggiata.
Prima o poi sprecherò qualche riga per raccontare come SNL viene prodotto dal lunedì al sabato, dalla prima riunione alla messa in onda. Tuttavia, per dare un’idea di quanto il ritmo sia frenetico, basti pensare che il monologo iniziale viene scritto abitualmente il sabato stesso, a volte addirittura il sabato pomeriggio, il che oggettivamente non dà al presentatore molto tempo per familiarizzare con il testo.
Ed è qui che, se ti chiami Aziz Ansari e quando fai stand-up comedy riempi il Madison Square Garden, una marcia in più ce l’hai.

Il monologo iniziale è un vero e proprio set di stand-up, microfono in mano e via. E, considerando che viene a ventiquattr’ore dall’inauguration di Trump, non c’è da stupirsi che il soggetto sia appunto il neoeletto presidente.
Aziz è perfetto, come sempre, e si concede addirittura il lusso di un momento di serietà tra una battuta e l’altra, sapendo perfettamente che non ha bisogno di nessuna inerzia per tornare a far ridere il suo pubblico.

 

E dopo il monologo, semplicemente una delle migliori puntate di questa stagione, consigliata al di là di quella che, forse l’avrete intuito, è un’adorazione personale per il protagonista di Master of None (oltre che il mai dimenticato Tom di Parks and Rec).
Aziz è protagonista di sei sketch letteralmente uno più bello dell’altro. Qui ve ne segnalo due ma solo per limiti di tempo, consiglio veramente a chiunque di guardare la puntata per intero.

 

Nel primo sketch Aziz viene interrogato da due bruschi poliziotti per il crimine di non aver amato La La Land.

 

Nel secondo è alla presa con un autista di Uber, entrambi disperatamente alla ricerca di una recensione a cinque stelle.



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