27 Gennaio 2017 2 commenti

Six – History ci prova coi soldati, ma erano meglio i vichinghi di Diego Castelli

Quei prodotti a metà strada, che non detesti ma di cui ti dimentichi

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Essendo Serial Minds un sito amatoriale, in cui ce ne sbattiamo allegramente dell’ansia da prestazione dei siti più professionali dove le recensioni vanno scritte un secondo dopo la visione degli episodi, ci capita abbastanza spesso di guardare un pilot e scriverne solo dopo qualche giorno (coff coff, anche settimana).
Questo da una parte svela la nostra sostanziale pigrizia, ma dall’altra ha anche un vantaggio inaspettato: scrivere di una puntata giorni dopo la visione permette di distaccarsene maggiormente, e soprattutto di rispondere a una domanda che diventa fondamentale: “A 4-5 giorni di distanza, cosa mi è rimasto di quell’episodio?”

Six (3)

La risposta con il pilot di Six, nuova serie di History, è “non molto”.
Dopo anni di documentari e simili, History ha da poco fatto il suo ingresso nel grande calderone della fiction scripted, e grazie a Vikings è già entrata nel cuore di molti fan.
Con Six, scritta da William Broyles (sceneggiatore di Cast Away, Apollo 13 e Jarhead), History torna alla storia recente, alla guerra in Afghanistan, ai militari americani mandati a combattere in deserti ostili per un ideale spesso troppo confuso.
Nello specifico, Six si concentra sul SEAL Team Six, un gruppo d’elite che risponde direttamente al Presidente e rappresenta una delle principali risorse antiterrorismo del Paese. La storia inizia nel 2014, quando Rip Taggart (Walton Goggins), capo dell’unità, uccide un sospettato in quel momento indifeso, che diceva di essere americano. Due anni dopo, Taggart è stato escluso dalla squadra e si trova in Nigeria, dove insieme ad altri contractor privati protegge le studentesse di una scuola femminile. Qui viene catturato dai combattenti di Boko Haram e, quando i suoi vecchi compagni lo vengono a sapere, partono subito per cercare di salvarlo.

Six (2)

Al netto di familiarizzare con qualche termine tecnico, è evidente che il concept è piuttosto semplice: Hanno rapito il nostro amico.
Era un po’ balordo ma gli vogliamo ancora bene.
Andiamo a salvarlo.
Quanto di più americano si potrebbe immaginare, e anche la costruzione dei personaggi e degli ambienti segue questa linea: ecco allora i soldati cazzuti pronti a tutto per proteggere gli innocenti e i loro compagni; ecco la vita cameratesca, fatta di battutacce maschie ma anche onore e fratellanza; ecco il difficile scenario geopolitico, in cui il singolo soldato può finire triturato senza nemmeno accorgersene.
Ovviamente, non essendo un western anni Cinquanta, i protagonisti di Six non sono solo macchine da guerra tutti gloria e niente emozioni. Prima di tutto perché l’ex compagno che vogliono salvare è per l’appunto uno che ha sbagliato, che si è giocato la carriera ufficiale agendo d’impulso. E poi perché ognuno dei personaggi ha le sue beghe personali, i suoi affetti a casa, i suoi dubbi, paure e nevrosi.

Six (1)

Di cui però non mi ricordo più nulla.
Esatto, a distanza di neanche una settimana dalla visione sono dovuto andare a riguardare parti di episodio e a leggere trame su interent.
Mi venisse in mente il nome di un protagonista.
Può darsi che quella sera fossi assonnato, non lo escludo affatto, ma può anche darsi che il pilot di Six non sia stato in grado di raccontarmi qualcosa di abbastanza nuovo da interessarmi davvero.

Dopo che la televisione e soprattutto il cinema hanno affrontato le recenti guerre in Afghanistan e Iraq da praticamente ogni punto di vista possibile, per inserirsi in questo flusso in modo convincente sarebbe necessario un guizzo di creatività, una prospettiva almeno parzialmente nuova o una messa in scena davvero riconoscibile. Per ora Six non ce la fa, e al netto di una regia credibile e di una scrittura che va via liscia per tutto il pilot, non si riesce a capire quale sarebbe la sua reale specificità. Probabilmente non c’è, e Six si accontenta di essere niente più che una serie onesta, un meccanismo che funziona e che punta ad attirare più che altro chi è già interessato a quei temi. Il che può pure essere sufficiente per ottenere buoni ascolti (come effettivamente è accaduto), ma non a scatenare l’entusiasmo di Serial Minds.
Non che a loro gliene freghi niente, sia chiaro. Era per dire…

Perché seguire Six: gli appassionati di serie e film di guerra possono trovare un racconto scorrevole e ben progettato.
Perché mollare Six: se manca quell’interesse specifico, Six si rivela una serie fin troppo normale.

Argomenti history, six, vikings


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