9 Febbraio 2017 9 commenti

Training Day – La perfetta serie sbagliata di Marco Villa

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Interno, giorno: un tizio viene interrogato da un gruppo di uomini dall’aria vissuta. Il prigioniero è uno tosto, uno che non parla. Così gli intraprendenti domandatori prendono una scimmia e gliela mettono sulle gambe. Lei sta lì placida e tranquilla, perché non è una scimmia come le altre: è una scimmia che diventa tutta pazza quando sente una canzone dei Daft Punk. Così a un certo punto qualcuno mette play a Get Lucky e lei inizia a soffiare in faccia all’interrogato, che snocciola tutto quello che gli altri vogliono sapere. Quello che voi invece dovete sapere è che chi fa le domande è una specie di task force della polizia di Los Angeles che vive al di fuori delle regole e che no, questa non è Brooklyn Nine-Nine o una serie comedy ad ambientazione poliziesca, ma Training Day, che dovrebbe essere una serie tv crime.

Il condizionale dice tutto, perché questa nuova serie di CBS è in realtà nient’altro che una boiata senza fine. Adattata da quel fine intellettuale di Jerry Bruckheimer e da Antoine Fuqua sulla base del film omonimo di David Ayer del 2001, Training Day racconta la storia di un mentore fuori dagli schemi e della nuova recluta tutta ligia al dovere che gli viene messa accanto come mezzo infiltrato, per incastrare il suo superiore per le nefandezze che commette. Ovviamente il capetto (Bill Paxton) è uno di quelli che supera ogni confine, ma in fondo ha una sua morale, mentre il giovinotto (Justin Cornwell) impara presto che a volte bisogna anche uscire dai binari della legalità.

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Training Day mette in fila tante di quelle cose sbagliate che è difficile ricordarle: i primi 5 minuti abbondanti settano il nuovo record mondiale di spiegoni, sia per quanto riguarda le trame, sia per quanto riguarda la psicologia dei personaggi. Non mi era mai successo di vedere, in apertura di pilot, un dialogo in cui viene detto per filo e per segno: “Oh caro, tu tieni tanto al tuo lavoro in polizia perché tuo padre è morto in servizio e tu ogni giorno ti scrivi sul polso il frammento di targa che lui si annotò prima di morire. Ma vedrai che ce la farai a prendere gli assassini un giorno o l’altro”. Ovviamente è un filo parafrasata, ma i concetti ci sono tutti. E vi spoilero una cosina: il giovine poliziotto Kyle da vent’anni si scrive con la penna quella targa parziale, senza pensare che magari potrebbe anche non essere una targa. Quando il suo superiore glielo accenna, Kyle in mezzo secondo risponde che ok, ha capito cosa significa.

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Questo scarto immediato di pensiero, che qualsiasi serie avrebbe sviluppato in un arco narrativo almeno un po’ complesso, unita alla scena della scimmia dovrebbe bastare per farvi capire quanto Training Day sia orribile. Una serie fuori dal tempo, degna dei peggiori procedurali, che tenta di inserire una sottotrama comica che gli autori non sono in grado di gestire. Un disastro sotto ogni punto di vista, che probabilmente è arrivata su CBS per il potere detenuto da Bruckheimer. Ma è tragica, davvero tragica.

Perché guardare Training Day: perché è un gigantesco incidente stradale lungo 40 minuti.
Perché mollare Training Day: perché è il manuale della perfetta serie sbagliata.

Argomenti Crime, training day


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