21 Febbraio 2017 6 commenti

APB – E se Elon Musk diventasse il capo della polizia? di Marco Villa

APB è una serie molto brutta, ma con una sorpresa

Copertina, Pilot

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Il Castelli sa come fregarmi. Non ci vuole molto eh, ma ogni tanto sa lanciare le esche delle grandi occasioni. Come quella buttata in chat qualche giorno fa e che recitava “Ma APB lo fai tu? No, perché potrebbe essere una stroncatura epica”. Visto che sono anni che qui su Serial Minds sostengo che le serie orribili siano meglio di quelle inutili, ho subito abboccato all’esca, portandomi dietro amo, canna e pure pescatore. Mi sono messo alla visione di APB con i peggiori pregiudizi, tutti ampiamente confermati. Nessuna sorpresa? E invece no, una sorpresa c’è, ma con un cliffhanger che levati ve la dico dopo. Prima le informazioni essenziali.

APB è una nuova serie di Fox, in onda dal 6 febbraio e creata da David Slack, esperto di procedurali e di film da nouvelle vague come Transformers. Inizia con fuoco, fiamme e droni nel deserto, prosegue con un miliardario che, in cambio di un assegno da cento milioni di dollari, si fa affidare dal sindaco di Chicago la gestione della polizia di un distretto della città. Non è un quartiere a caso, ma quello in cui un rapinatore ha ucciso il suo amico e socio storico: l’assassino non è mai stato preso e il nostro miliardario decide di mettere in gioco mezzi e tecnologia per catturarlo. Già, perché non è un miliardario qualsiasi, ma Gideon Reeves (Justin Kirk di Weeds), fondatore delle omonime Reeves Industries, super-azienda tecnologica che è l’assoluta avanguardia del mondo nel campo della ricerca.

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Così accade l’inevitabile: Gideon fornisce i poliziotti del suo distretto di divise anti proiettile di ultima generazione, macchine zarre che sfrecciano ovunque e soprattutto di APB, un’app che permette ai cittadini di segnalare reati in corso in modo più rapido rispetto al passaggio dal centralino del 911. Risultato: super poliziotti più che all’inizio sono scettici, ma poi finiscono per apprezzare alquanto le novità. In particolare le apprezza Theresa Murphy (Natalie Martinez, che fu in quel bel crime di Detroit 1-8-7, oltre che in CSI e Under the Dome), poliziotta che meglio di tutti riesce a unire tecnologia & umanità, in un mix tutto suo e tutto matto che porta a ottimi risultati. Per gli spettatori, invece, il risultato è una serie zarra anni ‘80 tipo Supercopter, in cui i mezzi tecnologici al servizio della polizia erano la ciccia del racconto. Certo, non siamo al livello di quell’orrore chiamato Training, ma in fondo non si vola molto più alto, almeno per quanto riguarda la storia principale e il modo in cui si punta sui casi di giornata per fare sfoggio di droni a buttare.

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Se si astrae un attimo, però, ci si rende presto conto che il punto di maggiore interesse di APB sta nel fatto di aver tematizzato l’importanza dei miliardari da Silicon Valley e soprattutto la loro possibile influenza su quella che un altro riccone amava chiamare la cosa pubblica. Il personaggio di Gideon Reeves è chiaramente ispirato a Elon Musk, per livello di avanguardia tecnologica e spirito visionario. Il fatto che una figura di questo tipo prima o poi faccia un passo nella sfera pubblica è altrettanto chiaro e la modalità introdotta da APB è solo una delle tante possibili, perché la combinazione patrimonio+tecnologia potrebbe aprire strade che in passato, ma anche oggi ci sembrano impraticabili.

Ecco quindi la sorpresa: una serie inguardabile contiene comunque uno spunto di interesse, anzi due, visto che l’interpretazione di Justin Kirk è talmente forte da poter portare molto bene all’attore.

Detto questo: no, non ha senso comunque vederla.

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Argomenti apb, Crime, procedurale


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