1 Marzo 2017 4 commenti

The Good Fight – Lo spinoff di The Good Wife fra buoni propositi e pesanti eredità di Chiara Longo

Riusciranno i coniugi King a bissare il successo di Alicia Florrick?

The Good Figth (2)

Per i disperati orfanelli di The Good Wife, i coniugi King sono giunti ai ripari con l’annunciato ritorno di Diane, e ormai sono andate in onda le prime tre puntate di The Good Fight, spin-off ufficiale della serie tv su Alicia Florrick.
In questa nuova serie, il fil rouge è proprio Diane, affiancata da una serie di personaggi che arrivano da TGW e da due co-protagoniste: Lucca, ex socia di Alicia, e la new entry Maia (interpretata da Rose Leslie, ben nota ai serialminder per Game of Thrones e Downton Abbey).

Si intuisce subito che la mano è la stessa: fotografia e predilezione per gli stessi ambienti chiusi, a fronte di una regia e un montaggio leggermente più veloci e soprattutto una colonna sonora del tutto diversa. Il pop-rock americano cantato da voci femminili occupa il campo sonoro che in The Good Wife era affidato ad ampie partiture orchestrali. Una scelta tagliata con l’accetta, che sottolinea subito affinità e divergenze tra le due serie sorelle.

Pilot -- Episodic coverage of THE GOOD FIGHT. Pictured: Christine Baranski as Diane Lockhart. Photo: Jeff Neira/CBS ©2016 CBS Interactive, Inc. All Rights Reserved

Premetto che se il buon Castelli non mi avesse chiesto questo pezzo, forse non sarei andata oltre il pilot. Spoiler: vale la pena andare avanti.
Il pilot, dicevo, soffre di una certa prevedibilità quando cerca di porre in posizione chiastica tutti gli eventi: il pensionamento di Diane / l’assunzione di Maia, il fallimento finanziario di Diane / causato dalla famiglia di Maia; il declino dell’avvocatessa anziana / l’ascesa di quella giovane. Il tutto coronato da un vero e proprio passaggio di consegne, metaforicamente affidato alla cartellina in pelle. Una scrittura telefonata, senza sorprese, anche nella raffigurazione psicologica dei personaggi. La reazione di Maia durante la visione del filmato sul caso della polizia violenta è così ovvio da risultare irritante, il calare Diane in una situazione di minoranza è già stato vissuto durante le sue battaglie femministe. L’ostruzionismo del vecchio studio di Diane è già visto, così come l’abbondanza di discorsi motivazionali tra colleghi. Se si pensa poi che soprattutto nell’ultima stagione di TGW Diane era passata sostanzialmente dalla parte del nemico, si intuisce come le premesse non fossero buone.

Eppure nella seconda puntata, complice l’ingresso di personaggi del tutto inediti, qualcosa si accende, e si ritorna ai vecchi fasti di scrittura dei coniugi King, che danno francamente il meglio di sé nella struttura verticale degli episodi. I casi giuridici presentati sono come al solito appassionanti e coinvolgenti, e anche in passato avevano concorso a mantenere alta l’attenzione su TGW quando la storyline orizzontale faceva fatica a ripartire.

Pilot -- Episodic coverage of THE GOOD FIGHT. Pictured: Rose Leslie as Maia Rindell. Photo: Patrick Harbron/CBS ©2016 CBS Interactive, Inc. All Rights Reserved

Da qui il grosso interrogativo su TGF: la storia un po’ telefonata dell’ascesa delle due protagoniste saprà essere abbastanza avvincente da ricavarsi una propria fetta d’interesse al di là della bellezza dei singoli casi? Dalla loro hanno due forti storie personali e anche in questo i coniugi King si sono superati quanto a spessore dei personaggi. Maia ha una storia densissima, fatta di amore lesbico, una famiglia ricca di segreti e bugie, un’intera città che le si rivolta contro. Con Diane invece soffriamo davvero il dramma della solitudine, di un’esistenza fatta solo di convenzioni sociali e amicizie di convenienza. Una desolazione rarefatta contro il caos della moltitudine.
A Lucca è sempre affidato il ruolo di bilanciamento tra queste due forze centrifughe.
Staremo a vedere come si evolverà, per ora mi sento di dargli una possibilità. Se non altro, c’è Marissa.

Perché seguire The Good Fight: perché le due protagoniste hanno delle interessanti storie personali e i singoli casi giuridici sono curiosi e appassionanti.
Perché mollare The Good Fight: perché la scrittura è spesso prevedibile e alla lunga potrebbe non essere all’altezza di The Good Wife.



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