16 Maggio 2017 1 commenti

Jamestown – Una specie di Deadwood, ma duecento anni prima di Marco Villa

La violenta conquista del continente americano vista con gli occhi di tre donne

Brit, Copertina, Pilot

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Lo schema è di quelli classici: la ricerca di una nuova vita, la speranza che la fuga possa rappresentare anche un nuovo inizio. Di storie di questo tipo ne abbiamo lette e viste tantissime e molte avevano come meta gli Stati Uniti. Presenti, di cinquanta o cento anni fa, fino all’epoca del selvaggio west, alla metà dell’800. Storie di indiani e cowboy, di giustizia sommaria e violenza all’ordine del giorno. Quello del west è un mito più che classico, esplorato in ogni forma e ultimamente un po’ lasciato da parte. Meno esplorato, invece, è quello che a tutti gli effetti può essere considerato il prequel dello wild west, ovvero l’età dei padri fondatori, di quelli che arrivarono nel nuovo mondo a bordo di galeoni e trovarono davanti a sé un intero continente da conquistare, a ogni costo. Jamestown è proprio il racconto di un gruppo di inglesi che fuggono dalla madre patria e arrivano in Virginia nel 1619.

Jamestown è una nuova serie di Sky UK in onda dal 5 maggio e ci porta indietro di 400 anni esatti, all’epoca in cui la presenza europea in America era ancora piuttosto ridotta. Di fatto, la tradizionale scoperta del nuovo continente era avvenuta poco più di un secolo prima, normale quindi che quei territori fossero colonie non ancora del tutto sviluppate. Colonie, però, abbastanza lontane per far dimenticare il proprio nome e per questo motivo destinazione ideale di chi volesse scappare da un passato non proprio luminoso. Jamestown racconta in particolare la storia di tre donne, che di fatto vengono comprate da uomini già presenti nelle colonie: pagando loro il viaggio, gli uomini si sono assicurati una moglie, che ovviamente non hanno mai visto, né conosciuto in alcun modo.

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Le tre donne in questione sono Verity, che arriva direttamente dal carcere; Jocelyn, dal passato più aristocratico e Alice, di cui poco si sa, ma che ha il faccino tipico della protagonista di buon cuore che prende mazzate dalla vita e soffre per amore. Arrivate a Jamestown, le tre devono subito mettere a frutto le proprie caratteristiche: la prima (Niamh Walsh) cerca di ingegnarsi a trovare sbocchi accettabili, la seconda (Naomi Battrick) trama per assicurare al marito un futuro da governatore, la terza (Sophie Rundle) prende mazzate dalla vita e soffre per amore.

È attraverso i loro occhi che conosciamo una realtà in apparenza nuova, ma di fatto già nota: il primo episodio di Jamestown somiglia molto a una versione di Deadwood con fucili più antiquati e costumi più colorati. Somiglia per storia e ambientazione, ma anche per citazione diretta, perché le musiche, con quegli arpeggi di chitarra nei cambi scena, sono proprio identiche. Non è un male, per carità: Deadwood è bellissima e sarei molto contento di trovare una vera erede, peccato che nel primo episodio Jamestown non riesca a mettere in scena personaggi indimenticabili. Può essere una situazione momentanea, ma al momento l’unico spunto interessante è l’idea stessa di filtrare un’epoca esclusivamente maschile attraverso tre paia di occhi femminili. Il problema arriva quando si prova a indagare il funzionamento di questo filtro e dopo il pilot si può solo dire che si tratta di mosse stereotipate e già viste.

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La trama della nobildonna che manipola tutti è banale tanto quanto quella della povera vittima che crede nell’amore con la A maiuscola. A un primo approccio il personaggio più interessante è quello di Verity, ma anche qui non si viaggia certo ad altezze da premio, perché siamo pur sempre dentro la caratterizzazione della figlia del popolo scaltra e orgogliosa, che non si fa mettere i piedi in testa.

Su tutto, poi, aleggia quell’inevitabile accostamento a Deadwood. Inevitabile quanto suicida, perché mettersi in scia a una serie che rappresenta lo stato dell’arte di un genere è davvero da folli. I folli ci piacciono e quando possibile proviamo a premiarli, ma con Jonestown la cosa più buona che possiamo fare è sospendere il giudizio.

Perché mollare Jamestown: perché l’unico elemento davvero diverso è l’ambientazione storica, ma non basta

Perché seguire Jamestown: perché un’epoca così poco battuta è raccontata da occhi femminili

Argomenti deadwood, jamestown, western


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