29 Maggio 2017 15 commenti

Serial Moments 283 – Dal 21 al 27 maggio 2017 di Diego Castelli

Moglie risorte, ex moglie suicide, e ovviamente Twin Peaks

ATTENZIONE! SPOILER ACCALORATI DI THE HANDMAID’S TALE, FARGO, AMERICAN GODS, THE LEFTOVERS, TWIN PEAKS (E IN FONDO THE AMERICANS, THE 100, INTO THE BADLANDS, BETTER CALL SAUL, ARROW E THE FLASH)

5.The Handmaid’s Tale 1×07 – Dall’altra parte
Avevamo appena scoperto che Luke è ancora vivo (cosa che ci si aspettava) e subito gli sceneggiatori sfamano la nostra curiosità mostrandoci quello che gli è successo dal momento della separazione con June: fughe precipitose, sparatorie, e nuovi amici subito morti, a parte una bionda muta che diventa la sua BFF negli anni a venire. Tre anni dopo, Luke è al sicuro in Canada e riceve il biglietto di June-diventata-Offred che avevamo visto scrivere al termine della puntata precedente. Grande commozione e la promessa di un ricongiungimento che non sarà affatto semplice (anche perché quando vi rivedrete, cara June, glielo dovrai dire che ti sei spupazzata anche Nick, che per carità, ne avevi tutte le ragioni, ma sarà comunque imbarazzante).

Handmaid tale



4.Fargo 3×06 – Whaaaat
Ok, questa non me l’aspettavo. Sì perché quando una serie più usare Ewan McGregor per interpretare due diversi personaggi, non ti aspetti che uno dei due muoia a poco più di metà stagione. E invece eccoci qui, con un breve litigio, un francobollo conteso, una lastra di vetro che ha la malaugurata idea di rompersi nel momento sbagliato e via, giugulare tagliata e tanti saluti. Va detto che la scena poteva essere girata un po’ meglio, tutto il movimento che porta al ferimento di Ray è parso un po’ forzato, ma la sorpresa del twist rimane, ed è un gran bel twist.

Fargo

3.American Gods 1×04 – Laura
E via con la seconda puntata-flashback di oggi: alla fine dello scorso episodio Shadow si trovava improvvisamente di fronte alla moglie teoricamente morta, e l’episodio successivo ci spiega come, dal punto di vista di lei, siamo arrivati a questo punto, partendo da parecchio lontano (cioè dal primo incontro col protagonista). Ne esce la puntata più ironica finora, con Laura morta e risorta che se ne va in giro con un braccio da ricucire e la voglia di mettere un po’ d’ordine a una vita finita nel bel mezzo di un pompino. In questo percorso non mancano scene difficili da dimenticare, come l’emergenza toilet di fronte alla ex amica, i rapporti con gli dei dell’oltretomba, o il salvataggio sanguinolento e tamarrissimo di Shadow impiccato (ora sappiamo come ha fatto a salvarsi). E non mancano nemmeno singole chicche specifiche, come le soggettive di Laura che ci mostrano un mondo tutto bianco e azzurro, tranne la colonna di rosso e di fuoco in corrispondenza del luogo in cui si trova Shadow. Come un navigatore satellitare divino funzionante ad amore.

American Gods

2.The Leftovers 3×06 – I Gave Up
Episodio eccezionale di The Leftovers, che non si prende il primo posto solo per colpa di Twin Peaks e per il quale, in tutta onestà, poche righe di serial moments sono assai riduttive. Alla base di tutto c’è la fine del percorso di Laurie, in un episodio in qualche modo circolare sia al suo interno, sia in relazione alla serie nel suo complesso: si apre con una donna che si è arresa, e si chiude con una donna che si è arresa, ma allarga le sue maglie mostrandoci che quella donna iniziale è la stessa che vedemmo nel primo episodio della serie, e creando un parallelismo fra lei e Laurie, entrambe colpite dalla perdita di un bambino durante la sparizione collettiva. Con una serie di flashback di varia estensione e distanza temporale, ripercorriamo tutta la storia di Laurie, coprendo anche alcuni buchi come la sua decisione di unirsi ai remnants, e soprattutto ci immergiamo nella sua storia emotiva, vedendo come una delle donne più forti e risolute della serie sia in realtà quella che come e più degli altri non è stata in grado di venire davvero a patti con ciò che le è successo.
Il suo suicidio finale, suggerito fin dalla sigla e poi da tutta una serie di indizi sempre più rivelatori (i propositi subacquei di Nora, la storia degli apostoli in cui Laurie sarebbe Giuda, ecc), colpisce proprio perché la sua parabola non sembrava del tutto finita, non sembrava cioè che Laurie non potesse più dare nulla, né avevamo l’impressione che la donna non potesse trovare conforto in un amore che ancora la circonda: ma la forza di quella scena è proprio lì, nel mostrare l’ultima telefonata con i figli, che in una qualunque altra serie tv porterebbe alla rinuncia al suicidio, e che invece per Laurie non è abbastanza. Il vuoto che ha dentro è troppo grande, e ormai nulla è in grado di colmarlo. Senza volerne trarre insegnamenti psicologici troppo netti, su cui non sono abbastanza ferrato, mi sembra però una delle più clamorose rappresentazioni seriali del suicidio e della depressione viste negli ultimi anni. Perché al contrario di un 13 Reasons Why, che pur nei suoi pregi ci mostrava un suicidio come conseguenza diretta e spiegabile di un certo quantitativo di malvagità subita, il suicidio di Laurie riesce a essere insieme comprensibile emotivamente e del tutto assurdo razionalmente, quindi molto più simile a tante tragedie in cui chi è fuori non riesce mai a spiegarsi veramente i motivi di un gesto così definitivo. Oggi anche quelli di noi che non hanno alcuna intenzione di suicidarsi hanno però avuto un piccolo, fugace e terribile assaggio di cosa può voler dire trovarsi in quella situazione.

The Leftovers

1.Twin Peaks 3×01-02 – Che ve lo dico a fare
Vabbè dai, il primo posto era scontato che più scontato non si può. Non solo per la qualità della puntata, ma in generale per la portata dell’evento mediatico in sé e per sé. Comunque non è difficile trovare un serial moment nella doppia premiere di Twin Peaks, al massimo è difficile scegliere quale. Senza dilungarmi oltre, che in fondo ne abbiamo già parlato diffusamente, dirò che per me tutto ciò che accade nella Loggia è quasi per definizione una spanna sopra. Bisognerebbe fare uno spinoff apposta, anche se probabilmente quaranta minuti di fila di Loggia Nera potrebbero liquefare il cervello di chiunque (detto che il terzo episodio, spoiler, non ci va mica tanto lontano…)

Twin Peaks

 

Fuori concorso per amor di dettaglio
The Americans 5×12 – Croce sì, croce no
Uno dei tratti fondamentali di The Americans è la tensione fra vero e falso, la continua lotta condotta dai protagonisti per trovare un equilibrio fra le loro origini, la loro missione, e una vita fittizia che nel corso degli anni è diventata sempre più “vera”, con tutte le conseguenze del caso. A volte la tensione si esprime con forza, fra sparatorie e parrucche, altre volte con dettagli più sottili, come nel caso di questa settimana, che scelgo anche a prescindere di un finale di episodio teoricamente più forte e più carico di suspense: dopo l’ufficialità della partenza del pastore Tim, Paige si dice sollevata dalla prospettiva di non dovergli più mentire, e in un moto liberatorio si toglie la croce che portava al collo e la getta via. Elizabeth la vede, sembra rimanerci male, e va a recuperare il pendente dalla spazzatura. Sembra un gesto dolce, molto materno, come se Elizabeth non volesse far perdere a Paige ciò che di buono ha costruito per se stessa in questi anni. Invece col ciufolo: quando Elizabeth porta la collana alla figlia, le dice di rimetterla perché “te la devi tenere finché Tim non se ne va”. Un gelido calcolo spionistico insomma, l’ennesima dimostrazione che Elizabeth sa essere una fredda macchina da guerra, anche se proprio questo è l’episodio dove fanno esplicito riferimento alla possibilità, di qui a breve, di andare in pensione.

The Americans

Fuori concorso perché sti ragazzi ne passano così tante, mi spiace non citarli…
The 100 4×13 – Va che smog
Parlando di gusti personali, io ho da sempre una certa predilezione per i flash forward, che mostrandomi un futuro assai diverso dal presente mi fanno sempre dire “nuuuooo, ora dimmi come ci siamo arrivati!” La cosa funziona anche nel finale stagionale di The 100. Per buona parte l’episodio è un discreto action movie che chiude in modo ordinato, anche se non particolarmente sorprendente, le linee rimaste aperte: Octavia è la regina del bunker, mentre gli altri protagonisti provano a fuggire nello spazio, tranne Clarke che decide di sacrificarsi. Malgrado le difficoltà, tutto va come previsto, ma il guizzo vero è per l’appunto il flash forward finale che ci porta più di sei anni nel futuro, a una Clarke coi capelli più corti (sennò non si capisce che è passato del tempo), che non sente nessuno dal momento dell’onda mortale, e che ogni giorno prova a contattare Bellamy e soci, relegata in una piccola area di superficie terrestre che da un annetto a questa parte è tornata abitabile. Proprio in quel momento una nave arriva, ma non sono i suoi amici, bensì una misteriosa nave prigione che probabilmente porterà nuovi guai e, ovviamente, una storyline tutta nuova.

The 100

Fuori concorso per sostanziale reboot
Into the badlands 2×10 – Una fine che è un inizio
Doverosa citazione per un finale di stagione che chiude il cerchio della faida fra Sunny e il suo ex capo Quinn, finalmente uno di fronte all’altro in uno scontro finale che, forse in modo un po’ forzato, arriva al sacrificio di Veil, che si autopugnala per dare a Quinn (che in quel momento la teneva in ostaggio) il definitivo colpo fatale.
Ma la storia delle badlands non finisce qui: con una terza stagione già rinnovata per ben sedici episodi, e con un Bajie che nell’ultima scena riattiva una misteriosa stazione di trasmissione di cui non conosciamo lo scopo, l’impressione è che gli autori abbiano effettivamente voluto concludere la storia principale che andava avanti praticamente dalla prima puntata della prima stagione, lanciando però ai fan un chiaro segnale: l’universo di Into the Badlands sta per espandersi ulteriormente, e chissà che Sunny non debba presto addestrare il figlioletto, appena salvato ma probabilmente destinato a una vita di battaglie.

Into the badlands

Fuori concorso perché volevo comunque parlare di quella scena lì
Better Call Saul 3×07 – Sempre meno Jimmy
Probabilmente Jimmy non se n’è ancora accorto, ma ormai Saul Goodman è nato, ed è qui per rimanere. In un percorso che, volenti o nolenti, potremmo sempre più definire come “breaking bad”, Jimmy è arrivato al limite della sopportazione, incapace di accogliere altre sfighe senza reagire, potenzialmente in modo violento. E se la freddezza con cui immagina una nuova truffa da attuare con Kim, ben più subdola e cattiva delle precedenti, ci dice già qualcosa, il finale in cui piange lacrime di coccodrillo solo per metterla nuovamente nel culo al fratello è roba da Saul Goodman purissimo, quel misto di viscidume, egoismo, e infantilismo che era proprio del Saul Goodman di Breaking Bad, anzi, della sua versione peggiore. A questo punto mi sorge una domanda strutturale: quanto si potrà andare avanti, nel momento in cui questa trasformazione è di fatto il cuore più importante della serie?

Better Call Saul

Fuori concorso in castigo
Arrow 5×23 – Non vale scrivere bene solo il finale
Il discorso è semplice: quello di Arrow è un buon season finale, e quell’ultima esplosione potenzialmente mortale per… beh, tutti i personaggi, è un ottimo cliffhanger. E allora ci si chiede: se effettivamente siete capaci di scrivere episodi decenti, com’è che l’avete fatto sostanzialmente per un solo episodio su 23? Cioè, così facendo si passa dal ragazzino che proprio non ci arriva, a quello che invece ha le potenzialità ma non si impegna, e si sa che quello che non si impegna fa incazzare molto di più. Quindi adesso, per cortesia, evitate di andare in vacanza e scrivere un numero ragionevole di episodi decenti per l’anno prossimo. Su su, senza borbottare, avanti.

Arrow

Anti-serial moment
The Flash 3×23 – Ma troppo di fretta!
Dopo la morte di Iris si scopre che in realtà non era Iris, bensì HR sacrificatosi al posto suo sotto il trucco di una specie di costume olografico. E uno dice, ok, è ancora più inverosimile di tutto ciò che è già inverosimile qua dentro, ma va bene, siamo nel mondo dei supereroi, viva la sospensione di incredulità. Poi però si arriva all’ultima scena, in cui scopriamo che la prigione della forza della velocità, rimasta ormai vuota dopo il salvataggio di Garrick e la morte di Savitar, potrebbe collassare se non riceve subito un altro prigioniero. E se collassa via di fulmini, terremoti e disastri vari. Nel giro di un nanosecondo si passa dal lieto fine a questo improvviso cambio di rotta, con Barry che si offre per fare da prigioniero, in questo rassicurato da sua madre (???) che esce dalla forza della velocità e gli dice “vai tranqui che qui si sta benissimo”. E allora a Barry non rimane che salutare tutti, con calma e molto lentamente, mentre tutto intorno a lui la gente normale muore colpita da fulmini e terremoti. Ma d’altronde se deve salutare deve salutare, va bene gli chiedi il sacrificio, ma se glielo chiedi anche “in fretta” è proprio da maleducati. Insomma, The Flash non è certo la serie della vita, però fare le cose così a cazzo di cane, dai…

The Flash



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