6 Ottobre 2017 5 commenti

The Good Doctor – Un chirurgo autistico dal creatore di House M.D. di Francesco Martino

Il nuovo medical firmato David Shore

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Dopo aver provato ad avventurarsi nel poliziesco e nel drama con Battle Creek e Sneaky Pete, David Shore è tornato a casa. Con The Good Doctor il creatore di House è infatti tornato nuovamente in corsia, decidendo di giocare sul sicuro per portare (forse) a casa il risultato.
Ho detto troppe volte “casa”, ma è un concetto da sottolineare: non ci sono grandissime differenze rispetto a quanto fatto con Hugh Laurie, perché ancora una volta l’idea è quella del medico brillante-ma-imperfetto alle prese con casi incredibili. E il bello è che in realtà The Good Doctor è il remake di una serie coreana del 2013, portata in America da Daniel Dae Kim (Lost, Hawaii Five-o) che funge da produttore esecutivo.

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Ciò non toglie però che il materiale sembra fatto apposta per David Shore. Al posto di Gregory House questa volta troviamo Shaun Murphy, un giovanissimo chirurgo affetto da autismo e dalla sindrome di Savant, una patologia che a fronte di alcuni ritardi cognitivi porta allo sviluppo di un’abilità particolare e sopra la norma in un settore specifico (grazie Wikipedia).
Per dirla senza termini medici: Shaun è un genio, ricorda a memoria interi manuali di medicina e riesce spesso a vedere quello che i suoi colleghi ignorano, compensando il tutto con imbarazzanti mancanze in ambito sociale.
Se da un lato c’è il genio, dall’altra parte c’è il suo passato. Gli episodi sono infatti intervallati da vari flashback piuttosto melensi da cui veniamo a sapere che da piccoli Shaun e il fratello Steve sono fuggiti di casa per allontanarsi da un padre violento. Un passato che ovviamente ha il suo bel peso nella psicologia del personaggio, creando un carattere ben bilanciato in cui il genio tormentato dal passato rocambolesco viene spinto ad usare le sue abilità per onorare proprio una parte di quel passato, che diventa strumento per superare gli inevitabili ostacoli dell’autismo.

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Il tutto sembra essere ottimamente racchiuso nell’interpretazione di Freddie Highmore, già protagonista di Bates Motel e capace di portare sullo schermo uno Shaun Murphy fortemente caratterizzato ma mai eccessivo o macchiettistico.
Il genio di Shaun viene messo quasi subito a disposizione del San Jose St. Bonaventure Hospital, un posto in cui la struttura gerarchica dei medici si divide in medici importanti e buoni, medici importanti e cinici, medici poco importanti dal cuore d’oro e medici poco importanti esageratamente stronzi. Un gruppetto ben nutrito, che ovviamente si spaccherà davanti alla decisione di Aaron Glassman, presidente dell’ospedale e mentore di Shaun dall’età di 14 anni, di introdurre una “wild card” tra le fila dei medici di cui sopra.

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Parliamoci chiaramente: al momento The Good Doctor non è un capolavoro. Però è un prodotto gradevole, che seguendo la forma più classica del procedurale medico promette di divertirci con casi strani, un po’ di suspense, forti dinamiche personali e un protagonista in stato di grazia. Per adesso siamo distanti dai livelli House, non fosse altro perché al tempo eravamo di fronte a una vera novità, ma vista la scelta della ABC di ordinare l’intera stagione dopo due episodi (a fronte di ottimi ascolti) direi che siamo sulla strada giusta.

Perché seguire The Good Doctor: siete nostalgici di House e credete in David Shore e in un Freddie Highmore in forma.
Perché mollare The Good Doctor: perché siete allergici ai procedurali e alle corsie d’ospedale.



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