9 Novembre 2020

Serial Moments 451 – Dall’1 al 7 novembre 2020 di Diego Castelli

Ragni giganti, medici schietti e ragazzi confusi (e felici)

ATTENZIONE! SPOILER PUBBLICATI DI THE GOOD DOCTOR, THE GOOD LORD BIRD, THE MANDALORIAN, THE UNDOING, WE ARE WHO WE ARE

5.The Good Doctor 4×01 – Dritto per dritto
Ormai non fanno più molta notizia le serie che inseriscono il Covid nelle proprie trame, in maniera più o meno diretta, però stavo aspettando di vedere come l’avrebbe trattato il primo medical in ordine cronologico, visto che ovviamente l’ambito ospedaliero è quello che più facilmente “chiama” la trattazione del tema. Ebbene, in un momento che resta delicato, e in cui comunque l’onda negazionista continua a fare i suoi danni, mi è piaciuto come la premiere di The Good Doctor sia andata dritta al punto, senza particolari fronzoli: l’episodio va dritto per la sua strada, continua anche a raccontare le vicende personali dei protagonisti, ma intanto mostra senza remore la pericolosità del virus e i danni che può fare, rafforzando al contempo la necessità di una cautela massima. Può sembrare scontato, ma evidentemente non lo è così tanto, e ormai sappiamo bene quando la tv possa influenzare la realtà che, in pura teoria, vorrebbe solo raccontare.

4.The Good Lord Bird 1×05 – I’m a man!
Prima o poi doveva capitare che il giovane Henry / Onion rivelasse la sua vera identità di maschio, mettendo fine a uno dei tormentoni della miniserie. Un tormentone tutt’altro che sciocco, considerando che è stato uno dei modi più semplici eppure efficaci di mostrare un certo razzismo ancestrale e ineliminabile anche nei protagonisti buoni e abolizionisti: non è un caso, infatti, che gli unici a essere ingannati dagli abiti femminili di Onion siano stati sempre e solo i bianchi. Alla fine, però, quando è il momento di prendere in mano il proprio destino e combattere al fianco di John Brown, Henry cancella ogni indugio, si strappa la camicia di fronte all’amata Annie (che bacia pure, in uno slancio di carisma virile), e corre verso i compagni senza preoccuparsi delle conseguenze. Conseguenze che ora mi incuriosiscono molto, ma per il momento godiamoci quest’ultimo tassello di coraggio che ancora mancava nella crescita del personaggio.



3.The Mandalorian 2×02 – Alien vs Mandalorian vs Shelob
In questo episodio il buon Pedro Pascal, sempre rigorosamente mascherato, deve aiutare una tizia a forma di rana a portare le sue uova dal marito, che la aspetta su un pianeta dove potranno salvare la loro specie dall’estinzione. Una puntata “normale”, diciamo, in cui peraltro non si vede traccia di Boba Fett, cosa che un pochino infastidisce. Però c’è uno scontro gustoso con migliaia di ragni usciti da uova tipo-Alien (ho ancora i brividi addosso, io che gli aracnidi non li posso soffrire), e c’è anche un piccolo disguido con soldati della Nuova Repubblica, che nel far rispettare la legge e l’ordine nel post-Impero possono anche essere troppo zelanti e mettere nei guai un protagonista tutto sommato buono come il nostro mandaloriano. Comunque queste sono tutte sciocchezzuole, la cosa più bella è il Child che cerca continuamente di mangiare le uova della tizia-rana: una cosa insieme tenerissima ma anche abbastanza inquietante, visto che quella sta lottando strenuamente per la sopravvivenza della propria specie, e il nostro Baby Yoda punta visibilmente a mangiarsela tutta.

2.The Undoing 1×02 – Suspense
Il secondo episodio di The Undoing mi è piaciuto molto più del primo, che già comunque era di buon livello. La tensione crescente di Grace, che non sa dove sia finito il marito e pian piano viene a scoprire i retroscena che lo collegano alla defunta Elena, innerva l’intera puntata con una suspense costante che lascia lo spettatore in perenne apnea. Molto si deve alla bravura di Nicole Kidman, che con quella chioma pare tornata ai fasti ingenui di Cuori Ribelli e si carica sulle spalle tutto il peso di una storia sempre più ingestibile per una protagonista che sì, è anche professionalmente capace di riconoscere e gestire lo stress, ma non è mica una macchina. In questo senso, il vero serial moment sta alla fine, alla ricomparsa del marito, con cui scambia un dialogo amareggiato e penoso seguito da una chiamata alla polizia che farà da base a tutto lo sviluppo successivo. Un bel momento di scioglimento ma anche di ribaltamento, con Hugh Grant finora rappresentato come un goffo simpaticone alla Notting Hill, e che diventa invece il fedifrago fuggiasco che ora avrà molto da spiegare. Non vedo l’ora di vedere il resto.

1.We Are Who We Are 1×08 – Finali classici ma non così classici
Termina la prima stagione di We Are Who We Are e, per quanto io abbia fatto una fatica immonda ad arrivare in fondo, mi sono piaciute le scelte fatte da Guadagnino e i suoi per il finale. Invece di appiattirsi su una trasformazione che pareva già dichiarata, ma che in fondo sarebbe stata scontata (già da settimane molti giornalisti si affannavano a parlare del tema transgender), la serie sceglie un finale teoricamente classico (i due ragazzi protagonisti scoprono di amarsi) che diventa però sorprendente proprio per come ci si arriva. Dedicata a un’età particolarmente complicata, indecidibile, e in questi anni sempre più fluida in termini di genere (perché stanno cadendo un po’ di tabù legati all’esplorazione della propria sessualità e identità), la serie mostra un percorso pieno di ostacoli e di domande, le cui risposte non sono mai semplici o binarie. In questo senso, alla fine vediamo quello che sembra l’amore di un maschio verso una femmina e viceversa, ma avendo seguito il loro percorso sappiamo che si tratta innanzitutto dell’amore fra due persone, che hanno rifiutato fino all’ultimo qualunque etichetta precisa, accentando solo quella dell’amore. Il messaggio è bello, al passo coi tempi, costruito in modo intelligente. Poi certo, avrei preferito che ogni singolo episodio durasse il 40% in meno, finale compreso (che palle tutta la scena del concerto, smodatamente lunga), ma a parte questo l’ultima scena lascia una buona sensazione addosso.



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