8 Marzo 2018 8 commenti

21 Thunder – Su Netflix la serie canadese che parla di calcio (eh?) di Antonio Firmani

Giovinco perdonali, perché non sanno quello che fanno

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Uscita lo scorso 31 luglio sulla canadese CBC Television, è arrivata su Netflix dal 1 marzo la prima stagione di 21 Thunder, drama incentrato sul mondo del calcio.
Certo è che se uno pensa al Canada, di sport nella mente ne scorrono, prima di arrivare al nostro amato pallone. Tanto è vero che gli stessi Adrian Wills, Riley Adams, e Kenneth Hirsch, creatori della serie, in una recente intervista hanno ammesso che prima di pensare al soccer, si sono chiesti se non fosse il caso di ambientare il tutto nel mondo del basket o dell’hockey. 21 Thunder invece racconta le vicende dell’immaginaria squadra di calcio di Montreal, con le storie dei suoi calciatori e dello staff in primo piano. Un drammone da cinquanta minuti a episodio, in cui agli intrighi e ai segreti si aggiunge anche una sottile e impronosticabile striatura crime grazie alla linea narrativa di Nolan Gallard, interpretato da R.J. Fetherstonhaugh. Completano il cast Stephanie Bennett, Emmanuel Kabongo, Andres Joseph e Conrad Pla. Devo essere onesto, tranne la Bennett (per Shadowhunters), non ne conosco nessuno, non me ne vogliate.

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Non giriamoci intorno e diciamoci subito la verità: 21 Thunder è piuttosto bruttina, girata maluccio e con una scrittura poco originale. Può essere però un buon pretesto per fare il punto su un discoro un po’ più ampio e sicuramente più interessante: il connubio serie TV-sport. Del resto negli anni abbiamo visto abbastanza spesso la scrittura seriale provare a immergersi in questi mondi, anche perché sulla carta, di pro ce ne sarebbero eccome, soprattutto attingendo dagli sport di gruppo e dalle miriadi di dinamiche, situazioni e personaggi che possono generare.
È anche vero però che siamo in un campo minato in cui i contro sembrerebbero superare di gran lunga i pro. Non è un caso se in questi anni, dopo qualche sparo nel buio, i tentativi sono andati calando sempre più. Anche per questo, il tentativo dei canadesi di cimentarsi col calcio ha destato in noi, se non altro, una discreta curiosità.

Diciamo subito che una delle grandi difficoltà nel raccontare una serie sportiva è proprio di natura tecnica: come rendere le riprese credibili? È difficile creare empatia e tensione nello spettatore se lui stesso sa che sta guardando qualcosa di finto. E inoltre, diciamoci la verità: tranne rarissimi casi, le partite che vediamo nelle serie, più che emozionare, ci fanno ridere. E da questo punto di vista, 21 Thunder non fa di certo eccezione. Tra l’altro i campi su cui giocano sembrano quelli del calcetto al martedì sera con gli amici. Oltre alle linee bianche, ci sono pure quelle gialle che stanno lì per il football e non possono certo scomparire, e soprattutto va bene che usate nomi fittizi, e le squadre sono immaginarie, però se l’esordio dei 21 Thunder è contro il Los Angeles, non pretendo che ci fate vedere lo stadio dei Galaxy, però non potete darci nemmeno lo stadio del campetto sotto casa mia.

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Un’altra grande difficoltà che si incontra nel raccontare lo sport per immagini è la noia. Non tutte le partite sono Psg- Real Madrid, esiste anche Spal-Bologna, ed è possibile pure che finisca 0 a 0. Nelle serie Tv non è mai così, le vittorie, tutte, sono sempre epiche, c’è un tiro da tre punti sulla sirena, che prima balla sul ferro mezz’ora e poi entra. Il touchdown arriva sempre in rimonta e con un lancio di 800 yard e così via.
Non è un caso se il pilot di 21 Thunder si chiude con una loro vittoria, in rimonta, con gol segnato dal nuovo acquisto ivoriano (pettinato dichiaratamente come il suo idolo Drogba nonostante la stempiatura, bella idea), da centrocampo. Ma chi ci crede? Andava bene in Holly e Benji quando eravamo piccoli, ma ora?

La lezione che impariamo, se una lezione c’è, è che il connubio serie TV-sport funziona solo se lo sport ha un ruolo marginale nella storia, strumentale diciamo, e a un certo punto resta relegato sullo sfondo. Non ne facciamo una questione di qualità, ma di longevità. Nella prima stagione di One tree hill, che in tema di longevità qualche parolina può permettersela, il basket ha un ruolo centrale, ma è funzionale al conflitto Lucas-Nathan, e allora non guardiamo dei ragazzi del liceo che tirano palle a un cestino sospeso per aria, ma due fratellastri che da nemici giurati diventano amici. Nella seconda stagione, in cui il conflitto fra i due si è momentaneamente esaurito (perché entrambi c’hanno altri guai più grossi per la testa), anche il basket viene messo da parte. Per tutta la season 2 non lo vediamo mai, ricompare ad arte in altre stagioni per riaccendere conflitti, per poi sparirne definitivamente alla fine della sesta. Dato sicuramente curioso per una serie lunga nove stagioni e che in teoria sarebbe incentrata sul basket.

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Un altro vincolo che si trova ad affrontare chi scrive una serie incentrata su uno sport è che spesso (non per forza) i protagonisti questo sport lo praticano al liceo o al college, ergo sono dei ragazzini, ergo il genere adottato è quasi sempre il teen drama come in Blue Water High o al massimo la comedy, come in 15/Love o Blue Mountain State (riproposta di recente anche dal catalogo Netflix). Il che non è di per sé un male, ma può essere un limite, un vincolo. Se non altro, 21 Thunder non casca in questo tranello (e di questo bisogna dargliene merito) raccontando le storie di una squadra di calcio professionistica. Quindi i giocatori della squadra non sono ragazzini, e le storie che vivono non hanno a che fare con professori e banchi di scuola, anzi.
Chiudiamo con un messaggio di speranza: fare serie sullo sport non è impossibile, è solo molto difficile, ma ci si può riuscire eccome. Non a caso non mettiamo Friday Night Lights in questo calderone di nomi e critiche perché ci sembrerebbe irrispettoso nei riguardi di quel piccolo gioiello creato da Peter Berg.

Perché seguire 21 Thunder: perché in fondo il quadro è meno peggio di come ve l’ho descritto.
Perché mollare 21 Thunder: perché non solo non è Friday Night Lights, ma nemmeno One Tree Hill.



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