26 Marzo 2018 12 commenti

Serial Moments 323 – Dal 18 al 24 marzo 2018 di Diego Castelli

Mazze in fiamme, tedeschi in costume e federali in gravidanza

ATTENZIONE! SPOILER DA ORA LEGALE DI THE GOOD DOCTOR, FAMILY GUY, COUNTERPART, ATLANTA, THE X-FILES (E IN FONDO AMERICAN CRIME STORY E THE WALKING DEAD)

5.The Good Doctor 1×17 – Non facciamo scherzi
Una cosa piccola, in verità, visto che di personaggi colti da malore così dal nulla, giusto per farci battere fortissimo il cuoricione, ne abbiamo visti a bizzeffe. Ma il fatto che stavolta tocchi al dottor Glassman, interpretato da Richard Schiff che qui adoriamo dai tempi di The West Wing, ci ha fatto proprio prendere male. Anche perché la scena è costruita con perfida bravura: tutta una puntata a preparare il terreno per un bell’appuntamento galante, che all’inizio sembra andare male per poi volgere al meglio come nelle più classiche commedie romantiche, e poi invece di commedioso non c’è più niente, perché al nostro viene una specie di ictus di cui lui peraltro si rende perfettamente conto. Che brutta roba.

Good-Doctor



4.Family Guy 16×12 – Tipo In Treatment
Dopo una pausa di due mesi abbondanti, Family Guy torna con una puntata strana e coraggiosa, ambientata quasi interamente nello studio di uno psicologo infantile, da cui Stewie viene mandato per motivi che non interessano ma che portano a una specie di lunga e articolata autoriflessione del piccolo genio. C’è spazio per corposi monologhi in cui Stewie si trasforma in una sorta di Sherlock Holmes che deduce l’intera vita dello psicologo a partire da pochissimi indizi, per poi passare a un’introspezione psicologica che addirittura lo convince ad abbandonare l’accento finto-inglese che si porta dietro da una vita. Lampi di bravura di Seth MacFarlane intervallati da gustoso autocitazionismo, come quando lo psicologo, in un flashback, si ritrova a cantilenare il “mom, mom, mommy, mommy” che è una delle scene più conosciute e amate dell’intera serie (e Stewie, in voce fuori campo, ordina al vecchio di non imitarlo!). E in tutto questo, come ciliegina su una torta sperimentale che si becca due punti in meno della media degli altri episodi su imdb (maledette capre che non sono altro), il doppiatore dello psicologo è Ian McKellen, ovvero Gandalf de Il Signore degli Anelli (più tutto il resto, naturalmente). Io dico applausi e basta.

Family-Guy-Stewie

3.Counterpart 1×09 – Tira aria di cliffhanger
Penultimo episodio stagionale per Counterpart, e molti nodi vengono al pettine. Giusto per dirne due: Howard (quello tenero) scopre i mandanti dell’incidente della moglie, mentre Peter e Clare chiariscono una volta per tutte la loro strana relazione (e Peter esce un tantinello di testa, diciamo). Ma il serial moment è chiaramente l’attacco alle Nazioni Unite, con Angel Eyes, Glasses e Ringleader che mettono gli uffici a ferro e fuoco in una scena di poderosa freddezza omicida. L’arrivo di Angel Eyes sul confine fra i due mondi, ormai moribondo e sanguinante, lascia intravedere un ultimo, importante conflitto diplomatico su chi debba occuparsi di cosa, nonché l’esplosione di tensioni interdimensionali che fino ad ora erano rimaste nascoste nelle pieghe dello spionaggio. Sono molto curioso di vedere cosa succederà e, soprattutto, come gli autori hanno intenzione di lasciarci, perché sento puzza di un cliffhangherone clamoroso.

Counterpart

2.Atlanta 2×04 – Tedeschi ovunque
Con questo episodio abbandoniamo per un attimo la carriera di Paper Boi, ma non uno dei temi fondanti di Atlanta: il disagio di essere nel posto sbagliato e nel tempo sbagliato. Perché l’imbarazzo con cui Paper Boi prova a destreggiarsi in un’industria musicale che non lo vuole solo “artista”, ma anche come burattino nelle mani del marketing, è più o meno lo stesso che Earn deve subire accompagnando Van a una manifestazione tedesca in cui la ragazza si trova perfettamente a suo agio, mentre lui decisamente no. Attenzione però: a dirla così sembra che Earn sia il povero eroe dall’intelletto superiore trascinato in un luogo di ignoranza e perdizione. Non è così. Questo episodio mette in scena una dinamica classica di qualunque relazione, cioè la scoperta che l’”altro” conosce e ama dei mondi che non solo non conosciamo, non solo non possiamo capire, ma arriviamo perfino a disprezzare, senza reale motivo e senza che l’altro effettivamente lo “meriti”. In questo senso, il disagio di Earn nello stare fra i tedeschi è qualcosa per cui possiamo provare immediata empatia, ma la vincitrice della puntata è comunque Van, che ha portato il suo compagno in un luogo che ama e che era disposta a condividere, sperando per lo meno in un po’ di partecipazione. Così non è, Earn denigra ciò che lei sceglie di essere (e il dettaglio della scelta è importante) e per questo ora rischia di perderla, solo per colpa sua. Quello che ne esce è un racconto pienamente femminista in cui è la donna a saper scegliere quello che è meglio per lei, mentre l’uomo, Earn, riesce al massimo a dire “questa è una situazione che mi sta bene”, che è probabilmente il modo peggiore di vivere e descrivere una relazione romantica. A fine puntata, Van emana una sorta di dolorosa consapevolezza che Earn non ha ancora raggiunto e che forse mai raggiungerà, se non alla fine di questa ottima serie, piena di gente di talento che ancora non ha capito cosa vuole davvero dalla vita.

Atlanta-van

1.The X-Files 11×10 – Don’t stop believing
Francamente non so come giudicare l’ultimo episodio di The X-Files. Con la decisione di Gillian Anderson di abbandonare la serie, e le dichiarazioni abbastanza definitive di Chris Carter che non se la sentirebbe di andare avanti senza di lei, è possibile (anzi probabile) che questo sia effettivamente l’ultimo episodio di sempre di The X-Files, arrivato anni dopo quello che doveva essere… l’ultimo episodio di sempre di The X-Files. Quindi insomma, roba grossa, roba per cui spendere del sentimento. Allo stesso tempo è un episodio molto frettoloso che, dopo le puntate quasi sempre autoconclusive viste nelle scorse settimane, cerca di mettere diversi punti fermi a una storia ventennale, uccidendo (per finta) il famoso figlio di Dana-Mulder-Uomo che fuma, eliminando lo stesso Uomo che fuma, vittima di parricidio da parte di Mulder, facendo finire Skinner sotto una macchina e annunciando una nuova gravidanza di Scully che improvvisamente diventa LA gravidanza, e ci scusino Fedez e la Ferragni. Tutto in quaranta minuti, tutto rapidissimo, tutto rincorso e inseguito. Non una puntata-capolavoro insomma, però qualcosa che sembra mettere un punto fermo, o per lo meno ancora più fermo, a una storia che forse è davvero il caso che finisca. Magari ci risentiamo fra altri vent’anni con una nuova serie con protagonista il figlio vero di Mulder e Scully, non si può mai sapere…

x-files-mulder-scully-finale

Fuori concorso in castigo
American Crime Story 2×09 – Calvario finito
Se all’inizio eravamo dubbiosi, ora di dubbi non ce n’è più: la seconda stagione di American Crime Story è stata una noia mortale. Il problema, banalissimo, era la mancanza di cose da raccontare o, meglio, l’incapacità di rendere davvero interessante il percorso criminale di un personaggio respingente come Andrew Cunanan. Con la vita di Versace rimasta quasi sempre sullo sfondo e il vero fuoco della narrazione spostato su Cunanan, ci siamo trovati a guardare ore e ore della storia di un personaggio odioso e antipaticissimo, di cui avrebbe dovuto interessarci la parabola psichiatrica e familiare, e che invece ci ha interessato sempre meno, man mano che diventava chiaro che c’era poco da aggiungere alla trama principale che tutti aspettavano: morte di Versace e inseguimento del suo killer. Peccato dunque per un ultimo episodio che, potendo finalmente raccontare qualcosa di interessante, è riuscito a salire di tono, dandoci dentro con la suspense e con qualche soluzione visiva e di messa in scena capace di descrivere il tormento interiore di Cunanan, arrivato alla fine della sua vita e costretto a fare un bilancio (pessimo) di un’esistenza votata alla gloria ma, a conti fatti, buttata nel cesso. Emozioni arrivate troppo tardi, alla fine di una stagione che, se non fosse esistito Serial Minds e un certo senso del dovere nei vostri confronti, avrei mollato dopo il primo episodio.

American crime story

Fuori concorso perché l’amore che sboccia è sempre bello
The Walking Dead 8×12 – A cazzotti
Tralasciando la tamarraggine assoluta, e la consapevolezza che la storia d’amore fra Rick e Negan sta diventando quasi obbligatoria, la 8×12 ci presenta un Rick con le palle stracolme che si mette a speronare Negan con l’obiettivo di, be’, ammazzarlo lì dove si trova. Ne esce un mezzo inseguimento-scazzottata-sparatoria, tutti rigorosamente in mezzo agli zombie, in cui a un certo punto Rick si trova a brandire una Lucille in fiamme con Negan che si incazza come se gli avessero incendiato la figlia (mi vien da pensare a Tig di Sons of Anarchy, che magone…). Tutte cose che ricorderemo, non so bene con quali sentimenti allegati, ma le ricorderemo. Comunque davvero, secondo me a un certo punto scatterà il limone.

Walking-dead-rick-lucille



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