11 Gennaio 2019

Manhunt – Come raccontare (bene) la cronaca con una serie tv di Marco Villa

L'omicidio realmente accaduto di una ragazza inglese a Londra e la caccia al suo assassino sono al centro di Manhunt

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Dritto, semplice, efficace. Dovendo scegliere i canonici tre aggettivi, Manhunt può essere spiegato così, come un prodotto che conosce bene le regole del gioco e non ha nessuna intenzione di sottrarvisi o di rivoluzionarle. Del resto, partendo da un fatto di cronaca nemmeno troppo lontano nel tempo, la questione del rispetto e della fedeltà è di primaria importanza.

Manhunt è una nuova serie di ITV, andata in onda in Inghilterra in tre serate consecutive, a partire dal 6 gennaio. Come il titolo lascia intuire, racconta di una caccia all’uomo, per l’esattezza quella che si è svolta a Londra tra l’estate e l’autunno del 2004, in seguito all’omicidio di Amelie Delagrange, giovane ragazza francese ritrovata morta in un’area verde di Twickenham, dopo aver passato una serata fuori con delle amiche. Un omicidio come tanti ne avvengono in una grande città come Londra, non fosse che negli investigatori (e nella stampa) si accende subito un campanello d’allarme, perché non molto tempo prima un’altra ragazza ha fatto una simile fine tragica. L’idea che ci sia un serial killer in azione inizia a serpeggiare e l’attenzione, già normalmente spasmodica per omicidi di questo tipo, aumenta ancora di più: a reggerla sono le spalle in apparenza fragili, ma in realtà ben allenate di Colin Sutton (Martin Clunes, volto e voce di numerosi documentari di ITV), investigatore appena arrivato nella metropoli, promosso da un commissariato di provincia. Sarà lui a dover portare avanti un’indagine fatta di telecamere a circuito chiuso, testimonianze raccolte porta a porta e fughe di notizia da dribblare abilmente.



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Manhunt è una serie lineare, che inizia con l’omicidio e prosegue con le indagini, senza alcun tipo di artificio narrativo a modificare il normale sviluppo cronologico degli avvenimenti. Una scelta che può sembrare di retroguardia, ma che è invece perfettamente a tono con ciò che deve essere raccontato. Come detto, ai tempi l’omicidio ebbe una grossa eco e ancora oggi è considerato un delitto che gli inglesi ricordano: non poteva quindi esserci altra scelta stilistica. E questa decisione ha pagato: Manhunt è stato il miglior esordio per una serie ITV da 5 anni a questa parte, battendo in termini di share anche la super-produzione di BBC 1 Les Miserables.

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Breve durata e asciuttezza fanno di Manhunt un titolo difficile da lasciare indietro. Oltre che per la rapidità, poi, il tono del racconto si fa notare anche per la sua capacità di essere quasi cronachistico, senza eccessi di pathos che avrebbero appesantito il tutto. L’abbiamo detto in apertura: dritto, semplice, efficace. Non è poco.

Perché guardare Manhunt: per la sua capacità di raccontare un fatto di cronaca senza mai calcare la mano

Perché mollare Manhunt: perché è talmente classico da poter essere poco interessante per alcuni

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Argomenti ITV, thriller
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