24 Marzo 2020

Belgravia – La nuova serie di Julian Fellowes, il creatore di Downton Abbey di Marco Villa

Belgravia è una serie tutta amori, famiglie, nobiltà e tè alle 5 in punto e soprattutto è la nuova serie di Julian Fellowes, il creatore di Downton Abbey

Dalla magione di provincia al lussuoso palazzo di città, dall’inizio del ventesimo secolo al cuore del diciannovesimo. Spostate luogo e tempo, ma dopo poche scene di Belgravia vi sembrerà di non aver mai lasciato il mondo di Downton Abbey e di Julian Fellowes.

In onda su ITV dal 16 marzo, Belgravia è una serie molto attesa: con Downton Abbey, Julian Fellowes ha realizzato uno dei grandi fenomeni della tv inglese degli ultimi anni, forse il più importante di tutti per la capacità di unire qualità e tiro nazionalpopolare. Un successo confermato anche dal film, uscito lo scorso autunno con ottimi risultati un po’ dappertutto, con oltre tre milioni di incassi nel nostro Paese. Ovvia conseguenza di tutto questo ben di dio è che il nuovo progetto di Fellowes, tratto da un suo libro del 2016, fosse parecchio atteso e siamo ben contenti di dire che non sorprende nemmeno per mezza scena, ma allo stesso tempo non delude le aspettative.

Belgravia inizia nel 1815, nei giorni che precedono la battaglia di Waterloo e al centro della serie c’è la famiglia Trenchard. Il padre James (Philip Glenister) è responsabile degli approvvigionamenti dell’esercito inglese, è sempre a contatto con i vertici militari e cerca disperatamente di sfruttare questa vicinanza per far sì che la famiglia riesca a entrare nel giro giusto dei salotti dell’aristocrazia. Di questo andazzo non è entusiasta la moglie Anne (Tamsin Greig, la protagonista di Episodes), mentre la figlia Sophia (Emily Reid) impazzisce di gioia, anche perché spera in questo modo di diventare una papabile sposa agli occhi del suo innamorato, il bel Lord Bellasis, arruolato nell’esercito di Wellington e pronto a combattere contro Napoleone. Per farla breve: il bel soldato muore in battaglia e il racconto si sposta avanti di un quarto di secolo, per raccontare come la famiglia Trenchard si sia nel frattempo fatta sempre più importante, viva nel quartiere di Belgravia, ma sia sempre guardata storto dai membri della nobiltà.



L’ho fatta brevissima, non breve, per evitare spoiler di un certo peso, ma il senso è chiaro: in Belgravia si parla di amori, di rapporti tra generazioni e di uno scontro di classe tra parvenu borghesi e un’aristocrazia che si sente superiore a tutti gli altri. A differenza di quanto avveniva in Downton Abbey, in questo caso siamo dalla parte dei borghesi e questo è un cambiamento sostanziale, così come il concentrarsi soprattutto sulla figura della madre, che nel corso dell’episodio acquista via via centralità e importanza.

Non manca la classica scena ambientata nei locali della servitù, ma la sensazione è che questa ripartizione sia molto meno marcata che in Downton Abbey. Non ci sono invece differenze a livello di scorrevolezza e coinvolgimento: come sottolineato dal mio saggio socio Castelli in una delle nostre abituali dissertazioni quotidiane, bastano i primi 40 minuti e vuoi già bene ai personaggi come se fossero tuoi parenti. 

Belgravia è una serie calda, accogliente: ha un tono e un andamento che non ti coglie mai di sorpresa, ma per una volta non è un difetto. Certo, ci sono colpi di scena e rivelazioni inaspettate, ma guardandola tu sai già che in quel preciso istante, in quella scena scoprirai qualcosa di nuovo. La bravura di Fellowes è tutta nel suo tenere in piedi una macchina che dà sicurezze allo spettatore, ma allo stesso tempo non lo annoia mai. Nelle prime righe si parlava di un equilibrio tra qualità di scrittura e tiro nazionalpopolare, ecco Belgravia è esattamente questo: un grande racconto popolare scritto con grandissima cura e attenzione, anche se probabilmente non avrà mai l’ampiezza di respiro di Downton Abbey.

Perché guardare Belgravia: perché ritroverete le ragioni per cui avete amato Downton Abbey

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