4 Giugno 2019 7 commenti

NOS4A2 – Che poi vuol dire Nosferatu di Marco Villa

Non il solito horror, ma una serie che ha tutto per crescere e diventare un cult: ecco NOS4A2 di AMC e Amazon Prime Video

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C’è chi può e chi non può. AMC, senza alcun dubbio, appartiene alla prima categoria: può osare, può rischiare, soprattutto può chiedere al pubblico di fidarsi. Del resto, è la rete che ha prodotto Breaking Bad, Mad Men e ha sfornato una hit da dieci stagioni come The Walking Dead, giusto per citare i nomi da copertina. Ecco perché può permettersi un titolo come NOS4A2, che probabilmente avrebbe fatto vacillare qualsiasi altro network e non solo per la fatica di scrivere il titolo con questa grafia che richiede ogni volta più concentrazione che all’orale della maturità.



Disponibile in Italia dal 7 giugno su Amazon Prime Video, NOS4A2 è tratta dal libro omonimo di Joe Hill, a cui si perdona la terribile trovata grafica del titolo solo perché è il figlio di Stephen King. Se in Nosferatu di Murnau c’era un vampiro in cerca di sangue giovane, questa serie si apre con uno Zachary Quinto irriconoscibile sotto il cerone, a caccia di giovani vittime a cui succhiare l’energia vitale. Niente canini aguzzi, tutta forza della mente. Quella stessa mente che è in grado di creare il mondo immaginario di Christmasland, dove vengono trasportate le vittime, dopo viaggi infiniti a bordo di una Rolls Royce d’epoca che è già iconica alla prima inquadratura.

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Del tutto differente il mezzo di trasporto che definisce l’altra protagonista della serie, interpretata da un’ottima Ashleigh Cummings: lei è Vic McQueen, liceale della più classica e depressa provincia americana. Di fronte a sé ha l’immagine dei propri genitori e la possibilità più che concreta di finire come loro con una bottiglia in mano e un futuro senza ambizioni. L’unica via di fuga è la moto da cross, con cui si sfoga nei boschi che circondano la cittadina del Massacchussets in cui vive. Proprio durante una di queste escursioni, trova un ponte in legno, in teoria abbattuto da decenni: quando lo percorre, scopre di potersi spostare in qualsiasi parte del mondo, lontana anni luce da ciò da cui vuole scappare. Come il quasi-vampiro in Rolls Royce, anche lei è in grado di rendere reale ciò che ha in testa e non è difficile immaginare che dallo scontro tra queste due figure dipenderanno le sorti di tutta la serie.

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I primi episodi di NOS4A2 non sono quelli di una classica serie horror: nessuno spavento, tensione non eccessiva. In compenso, c’è una cura attenta e maniacale del contesto in cui si muoveranno i personaggi: un grande classico per le serie AMC, in cui da sempre i piaceri immediati sono sostituiti dalla creazione di un immaginario in grado di catturare il pubblico a lungo. NOS4A2 non fa eccezione e Vic McQueen è la perfetta anti-eroina da imparare ad amare episodio dopo episodio. Non cercate la potenza visiva e la capacità di spaventare dei primi American Horror Story, né gli scricchiolii sinistri di Hill House. Siamo lontanissimi da tutto questo e la forza di NOS4A2 potrebbe essere davvero tutta in questa distanza e nella sua volontà di essere mash-up di mille elementi noti.

Perché guardare NOS4A2: per la forza di voler creare un proprio immaginario

Perché mollare NOS4A2: perché non è l’horror da salto sulla sedia

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