11 Maggio 2018 13 commenti

The Terror – A tanto così dalla perfezione di Marco Villa

Alla fine della prima (e unica) stagione, The Terror mantiene quello che aveva promesso nel pilot: una serie tv piena di ansia e con tre picchi memorabili

Copertina, On Air

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ATTENZIONE: SPOILER SU TUTTA LA PRIMA STAGIONE

Ogni volta che scriviamo la recensione di un pilot, proviamo a capire quali possano essere gli sviluppi, cerchiamo di intuire se ci sono elementi in grado di far reggere per più episodi o se gli interpreti sembrano capaci di sostenere il peso di una intera stagione. Tutti tentativi di trovare appigli per lanciare una previsione che per forza di cose possiede sempre anche dei tratti fortunosi: è raro che un pilot orribile si sia poi trasformato in una serie meravigliosa, mentre di bei pilot diventati serie inutili è pieno il database di questo sito. Su The Terror (visibile in Italia su Amazon Prime Video) abbiamo voluto scommettere forte dall’inizio, mettendola al primo posto della nostra classifica delle migliori nuove serie del 2018 e quindi siamo ancora più contenti di poter dire, al termine della serie, che quegli elogi e quelle speranze erano del tutto ben riposte.

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Il pilot di The Terror era potentissimo, ma mostrava con una certa evidenza che si sarebbe andati incontro a episodi non proprio colmi (eufemismo) di fatti e colpi di scena. Il grosso l’avrebbe fatto l’atmosfera, lo scavo interiore dei personaggi e il loro lasciarsi sempre più alla deriva. Una deriva psicologica, visto che per tutta la durata della serie le navi non si smuoveranno più di un centimetro. È andata esattamente così e la bella notizia è che The Terror è riuscita a superare il rischio stallo, nonostante qualche momento di crisi da questo punto di vista. A posteriori, però, tutto è andato come doveva andare, con un’ottima calibrazione dei vari elementi, su tutti la bestia, che rischiava di mandare tutto all’aria.

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Le dieci puntate sono tutte attraversate da una tensione in costante aumento, minuto dopo minuto, in un accumulo che attende di raggiungere il punto critico per sfogarsi. Il primo di questi momenti di rottura è senza dubbio la morte del comandante John Franklin, che arriva quando gli equipaggi stanno cercando di darsi una routine, di abituarsi al contesto eccezionale in cui sono costretti a stare. La morte di Franklin è inattesa e violentissima e fa salire di livello sia la tensione della serie, sia quella dei singoli personaggi.

Il secondo grande momento di rottura è l’incendio durante il ballo in maschera: di per sé, è già geniale il fatto di usare il fuoco come elemento mortale in una serie fatta di ghiaccio, ma la sequenza dell’incendio arriva dopo un altro momento cruciale, ovvero la festa. Un momento di totale decadenza, in cui si cerca di mettere una maschera alla disperazione, ovviamente senza riuscirci minimamente, perché basta lo sguardo dall’esterno del capitano Crozier per comprendere quanto sia tutto folle.

Il terzo punto critico è l’attacco della bestia all’accampamento, quando nella nebbia fa strage dell’equipaggio. In un ambiente ostile come quello artico, l’unica certezza dei marinai era quella di poter avere una chiara visuale intorno a sé: non appena la nebbia fa cadere questa certezza, ecco che arriva la carneficina.

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Non sono gli unici punti degni di interesse, altrimenti sarebbe stato un mezzo fallimento, ma sono quelli che fanno schizzare in alto il sismografo e che danno a The Terror un equilibrio che ha del miracoloso. A voler guardare i segni meno, va sottolineato come l’epilogo della vicenda di Mr. Hickey non sia perfettamente a fuoco e che in generale l’ultimo episodio sia il più debole di tutti, ma si tratta di qualcosa di perdonabile, perché il confronto a distanza tra equipaggio e ammutinati, con tanto di contorno di antropofagia, è invece reso con assoluta precisione.

The Terror finisce con il capitano Crozier, interpretato da un gigantesco Jared Harris, che rinuncia alla propria cultura per restare in mezzo ai ghiacci, ma si tratta quasi di un dettaglio. Più che nella storia, la forza di The Terror sta nell’essere una serie diversa da tutte: una serie letale, che mette sul piatto tantissimi temi per poi portarli avanti giocando sempre per sottrazione.



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