25 Settembre 2019 2 commenti

Bob Hearts Abishola: la nuova sitcom di Chuck Lorre di Diego Castelli

Il creatore di The Big Bang Theory torna con la sua (ennesima) sitcom

Dubito che Chuck Lorre abbia bisogno di presentazioni: che tu piaccia o meno, se sei il creatore di The Big Bang Theory, Two and a Half Men, Mike & Molly, Mom, Young Sheldon, The Kominsky Method (e potremmo andare avanti), un nome te lo sei fatto.
Ed è normale che ogni nuovo prodotto che tiri fuori venga atteso dai tuoi fan come possibile nuova bomba, e dai tuoi detrattori come ulteriore prova del fatto che sei fuffa.
Qualche volta i tuoi fan possono sparare in faccia agli hater premi importanti e dati d’ascolto, e qualche altra volta i critici possono vantarsi di aver trovato serie goffe o fin troppo medie.

Questa volta temo che il caro Chuck abbia dato qualche cartuccia ai suoi nemici.
Bob Hearts Abishola è la nuova sitcom di CBS, firmata appunto da Chuck Lorre e con protagonista Billy Gardell, che insieme a Melissa McCarty aveva dato vita alle divertenti avventure in sovrappeso di Mike & Molly.
In questo caso al suo fianco c’è ancora una donna, un’attrice nigeriana dal nome semplicissimo, Folake Olowofoyeku, che è alla sua prima esperienza importante dopo tanta gavetta e un buon numero di comparsate in serie e film di prestigio.
Insieme, i due sono protagonisti di una commedia a forti tinte romantiche in cui Bob, padrone di un’azienda che produce calzini insieme a madre, sorella e fratello, finisce in ospedale per il troppo stress. Qui conosce Abishola, infermiera nigeriana a sua volta impegnata con una famiglia molto tradizionalista, e se ne innamora perdutamente. I suoi tentativi di conquistarla e di far convivere due mondi apparentemente lontanissimi e inconciliabili costruiscono il cuore della serie.

L’intento è chiaro, e pure nobile. Mettere insieme una storia che diverta e che contemporaneamente affronti i temi del razzismo e dell’immigrazione, nell’ottica non tanto della denuncia e dello scontro, bensì della normalizzazione. Dal punto di vista sociale e culturale, la sitcom è da sempre un genere che, per le sue caratteristiche di leggerezza, di affezione, di ripetizione, si presta a introdurre nella percezione degli spettatori temi anche complessi o divisivi, resi però più digeribili dal tono scanzonato: questo hanno fatto e continuano serie come Modern Family, come Friends ai tempi dell’ex moglie lesbica di Ross o dei figli in provetta di Phoebe, come la stessa The Big Bang Theory, che ha contribuito a cambiare la percezione collettiva del nerd.



Assolutamente lodevole, quindi, il tentativo di Bob Hearts Abishola di raccontare una storia d’amore interraziale in cui tutto ciò che troppe persone reputano un problema viene affrontato per quello che è, cioè una questione puramente arbitraria, che può essere superata con l’amore e il buon senso.
Questo il giudizio più etico, diciamo così. Perché poi c’è da fare anche un’analisi più tecnica e terra-terra, che purtroppo è importante tanto quanto: se vuoi impartire una lezione nobile e meritevole devi anche fare in modo che la gente abbia voglia di starla a sentire. In questo senso, Bob Hearts Abishola è una sitcom non brutta, ma certo non eccezionale. Non c’è niente di nuovo né nello stile comico, né nei contenuti, che girano intorno agli scontri familiari, alle differenze culturali, all’idiozia o fissazioni di questo o quel personaggio. E intendiamoci, questi sono da sempre i cardini della commedia televisiva americana, ma proprio per questo sono anche i terreni in cui è più facile imbattersi nel già visto, e Bob Hearts Abishola non si sforza granché per offrire qualcosa di davvero originale.

A dirla tutta, c’è anche il problema che in queste primissime battute non mi sembra nemmeno di vedere grandissima chimica fra i due protagonisti, come invece c’era ai tempi di Mike & Molly. È chiaro che, per esigenze di copione, Abishola non può essere un personaggio particolarmente scoppiettante, e anche il futuro della storia andrà visto nell’ottica di una continua ricerca di equilibrio fra lo spirito gigione e spensierato di Bob (a cui la vita ha dato sempre tutto quello che voleva) e il pragmatismo nigerian-infermieristico di Abishola. Ma per il momento i due, giusto per dirla semplice, non fanno scintille al di là di una generica tenerezza.

È una sitcom di Chuck Lorre, quindi ha il suo bel ritmo e la sua bella capacità di stare in sottofondo alla nostra vita quotidiana a strappare qualche sorriso, ma per ora niente di più. Vedremo se nelle prossime puntate ci sarà un’accelerata, non è nemmeno da escludere.

Perché seguire Bob Hearts Abishola: un sitcom semplice, tranquilla, che sotto la patina ridanciana tratta temi di un certo spessore.
Perché mollare Bob Hearts Abishola: in termini puramente comici non offre niente di nuovo e, in generale, è fin troppo media.



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