17 Ottobre 2019 5 commenti

Succession 2 season finale: suspense, gioia e delizioso disagio di Diego Castelli

Seconda stagione pienamente approvata per la serie di HBO

SPOILER SU TUTTA LA SECONDA STAGIONE!

Ma che figata il secondo season finale di Succession.
Così, giusto per non creare ambiguità sul giudizio.
Previously on Serial Minds: l’anno scorso vi dicevo che Succession era stata la mia serie preferita dell’estate. Troppo bravi gli attori, troppo calibrata la sceneggiatura. Si rimaneva stupiti di fronte a una serie che in teoria poteva anche essere molto complicata – per via di tutti gli intrighi aziendal-commerciali – ma che in realtà delineava con precisione assoluta alcune linee di tensione fortissima all’interno della famiglia Roy, regalandoci una saga familiare da suspense continua e sorprendente.
La prima stagione raccontava soprattutto il tentativo di Ken di scalzare il padre dalla guida dell’azienda, salvo poi essere sconfitto un po’ dal capofamiglia e un po’ da se stesso: troppo stressato e incapace di gestire la pressione, Ken finiva col ricadere nella droga e col causare la morte di un ragazzo, col padre pronto a riaccoglierlo sotto la sua viscidissima ala solo per poterlo trasformare in un burattino nelle sue mani.

Per certi versi, la seconda stagione è stata un po’ meno potente. Un po’ perché è finito l’effetto novità, e un po’ perché ci sono state 2-3 puntate che hanno girato in tondo, rimescolando temi già noti e situazioni già abbastanza spolpate, per allungare un po’ il brodo.
Due le direttrici principali, una conseguente all’altra: prima il tentativo di Logan di comprare uno dei più importanti concorrenti, poi l’ingresso del problema-crociere, cioè della fuga di notizie su molestie e altre brutture commesse all’interno dell’impero Roy, che prima fa saltare il banco dell’acquisizione e poi diventa il vero centro della narrazione, con tanto di commissione parlamentare e la necessità, per il patriarca, di immaginare un importante “sacrificio umano”.

E qui arriviamo al season finale, che invece è talmente forte da riconciliarci immediatamente con tutta la stagione. La puntata è costruita come un crescendo di sorprese, una sorta di liberazione programmata di tutta la tensione accumulata nel corso degli episodi precedenti, nei quali i vari membri della famiglia Roy hanno cercato di portare avanti le loro personali agende, mantenendo un equilibrio precario fra le necessità individuali e l’obbligo (spesso autoimposto) di compiacere il padre-padrone.

La scintilla che fa divampare l’incendio è la riunione in barca in cui Logan chiede a figli e sottoposti un parere su chi sarebbe il candidato migliore al sacrificio mediatico, il capro espiatorio a cui attribuire tutte le colpe della faccenda-crociere, per salvare il resto del gruppo.
È una scena classica per Succession, cioè un momento in cui Logan esercita il suo potere facendo scontrare fra loro i suoi minion, ma è certamente la più tosta finora: si chiede alle potenziali vittime chi sarebbe la vittima migliore, e il disagio che ne esce è semplicemente delizioso.
Sembra che la scelta possa ricadere su Tom, principale sospettato alla fine dell’episodio precedente, e questo fatto incrina il rapporto fra lo stesso Tom e Shiv, che non l’ha adeguatamente difeso. Il fatto che Tom tiri fuori i coglioni per la prima volta dopo due stagioni è il segno che stanno esplodendo cose, e che la puntata non potrà che essere una sequela di deflagrazioni.

Da qui si arriva alla sorpresa che forse troppo sorpresa non è, cioè il fatto che Logan scelga di sacrificare Ken. Il percorso sembra in realtà molto coerente con quanto visto finora: dopo l’incidente, Ken si era trasformato in un cagnolino robot a cui Logan faceva fare tutto quello che voleva, e la scelta di usarlo come ultimo strumento di difesa, sapendo che Ken non potrà che essere fedele (essendo sotto ricatto per via dell’omicidio), sembra perfettamente incastrata nel resto della strategia dell’anziano patriarca. Nel scegliere il secondogenito, dopo che Shiv aveva chiesto al padre di salvare Tom, Roy non manca di fare un appunto decisivo: su richiesta di Ken, gli svela che a suo giudizio non sarebbe stato un buon capo per l’azienda, perché gli manca l’istinto del killer.
Kendall fagocita l’ennesimo boccone amaro, trasformandosi nella maschera di stress e disagio che Jeremy Strong interpreta con sublime bravura, e sembra che la stagione possa concludersi così.

E invece no, perché la vera sorpresa arriva alla fine. Sono certo peraltro che in molti ci avessero pensato anche prima, ma la costruzione dell’episodio è perfetta nel farci arrivare al momento fatidico, cioè la conferenza stampa di Ken, con la convinzione che assisteremo all’ennesima umiliazione del poveraccio. Al contrario, dopo due stagioni di batoste Kendall decide che ne ha abbastanza, rialza la testa e denuncia pubblicamente il padre, sapeva tutto degli insabbiamenti e che merita per questo la gogna pubblica e legale.
Un momento di entusiasmo incontenibile per noi spettatori, che per di più si chiude su un fantastico tocco di classe, cioè il sorrisino appena accennato con cui Logan assiste al tradimento del figlio.

La grandezza di una serie come Succession si vede da qui, da questi dettagli della recitazione. È una serie che passa quasi tutta dai dialoghi e dagli interpreti, e dal modo in cui quei dialoghi vengono costantemente reinterpretati e rimescolati dal linguaggio non verbale degli attori. In questo senso, il finale ha una doppia valenza: a livello superficiale rappresenta certamente il riscatto di Kendall e il lancio di una nuova bomba nella famiglia. Ma a livello più profondo, basta quel singolo sorriso di Logan per rimettere tutto in discussione. Sembra quasi che il vecchio si aspettasse quella mossa, e questo ci fa rileggere molti eventi del recente passato in un’ottica nuova: se Logan se l’aspettava, forse l’ha esplicitamente favorita, umiliando scientemente il figlio in varie occasioni solo per temprarne il carattere, sacrificando l’amore in nome della costruzione di un nuovo leader.
E se così fosse, ovviamente, la ribellione di Kendall non sarebbe più genuina, ma essa stessa un prodotto dell’influenza consapevole di Logan. Ken, insomma, non avrebbe ancora smesso di essere un burattino.
Solo il tempo ci dirà cosa significhi esattamente quel sorriso, e fin dove possa arrivare l’ombra che Logan continua a lanciare su tutti i membri della sua famiglia. Al momento, l’unica cosa di cui siamo certi è la qualità di Succession, che fra le serie attualmente in onda è certamente una delle migliori nella gestione dei personaggi e degli attori, nonché nella ripresa di un genere antichissimo (quello della saga familiare) che qui viene aggiornato a un 2019 colpo di suspense, social media, politica e sete di potere.
Per la seconda volta, applausi.



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