24 Ottobre 2019 23 commenti

Modern Love: sfumature d’amore secondo Prime Video di Diego Castelli

Tante storie, un unico filo conduttore

Molte volte, specie in queste settimane, siamo qui ad aspettare grandi serie tratte da grandi romanzi, o fumetti indimenticabili, oppure progetti offerti da nuove e ambiziose piattaforme. E poi si rischia di perdersi le piccole chicche di cui magari si parla meno, o su cui c’è meno hype, ma che alla fine danno comunque un sacco di soddisfazione.

Fra queste c’è sicuramente Modern Love, che oddio, essendo prodotta da Amazon e considerando il cast (fra cui troviamo Anne Hathaway, Andy Garcia, Dev Patel, Tina Fey, Andrew Scott), non può essere considerata esattamente una serie di nicchia, ma rimane uno show teoricamente “piccolino”, con cui svagarsi un po’ in leggerezza.

In realtà, però, c’è anche qualcosa in più. Creata e in buona parte scritta e diretta dal dublinese John Carney, Modern Love mette in scena otto diverse storie d’amore, tutte ambientate a New York, e si propone di raccontare il sentimento per eccellenza in molte sue diverse forme, non solo quella romantica, ma anche quella amicale, familiare ecc.
Per essere molto chiari, e per dare subito il senso della faccenda, Modern Love è deliziosa. Le storie raccontate sono le più varie: l’amicizia tenera e buffa fra una ragazza incinta e il portiere del suo palazzo; l’amore contrastato del fondatore di una dating app; le difficoltà di relazione di una ragazza affetta da disturbo bipolare; i tentativi di una coppia di lungo corso di ritrovare l’amore perduto; lo strano appuntamento di un tizio che finisce in ospedale, accudito dalla ragazza con cui è uscito; il rapporto fra una ragazza ventunenne e il capo in cui vede una figura paterna; l’adozione da parte di una coppia gay del figlio di una giovane senzatetto; l’amore in tarda età fra due anzianotti.



La qualità non è sempre identica, e le prime tre puntate dirette dallo stesso Carney sembrano quelle più ricche in termini di piacevolezza dei dialoghi e varietà delle soluzioni visive (particolarmente interessante, da questo ultimo punto di vista, l’episodio in cui il disturbo bipolare di Anne Hathaway viene raccontato con immagini fluide, iperboliche, sorprendenti). C’è però una forza generale, e una base concettuale molto forte e comune a tutti i capitoli. L’idea è quella di mostrare l’amore nelle sue varie forme, ma non tanto nell’ottica di una semplice descrizione, quanto nel tentativo di dare un conforto, e una speranza: dopo otto episodi divertenti e zuccherosi al punto giusto, l’impressione è che la “modernità” contenuta nel titolo non sia legata a niente di estremo o particolarmente straniante, quanto alla semplice consapevolezza che l’amore, lungi dall’essere incasellabile in una o due delle strutture consegnateci negli anni dalla letteratura romantica o dal cinema hollywoodiano, è un’entità fluida e mutevole, che può presentarsi sotto svariate forme e intensità, in ogni momento della vita, e può sempre insegnare qualcosa su se stessi e sugli altri.
Tutti i personaggi di Modern Love imparano qualcosa dall’amore. E non è detto che finisca sempre bene per tutti, ma l’idea è quella di un percorso di crescita che lasci spazio a nuove consapevolezze di sé, nuove prospettive e soprattutto nuove possibilità, come se la commedia romantica, in questo caso, non fosse tanto un genere da seguire pedissequamente verso un risultato prestabilito, quanto più un mood con cui affrontare la vita, lasciandosene stupire ogni volta che è possibile (l’episodio più interessante, in questo senso, è quello con Tina Fey, dove una coppia ormai un po’ usurata scopre che non conta cosa fai con l’altra persona, ma come).

Protagonista aggiuntiva – e anzi unica protagonista presente in tutti gli episodi – è una New York rappresentata nella sua anima più tranquilla e bucolica, ma anche più frizzante. Lungi dall’essere solo una cornice, in Modern Love la Grande Mela rappresenta un sottobosco sociale e culturale abbastanza ricco (di persone, i ristorantini, di spazi aperti) da rendere ogni cosa possibile, come se ad ogni angolo ci fosse una nuova opportunità da cogliere per sistemare o migliorare la propria vita.
Sul finale, poi, quando una delicata pioggia estiva cade su tutte le storie raccontate, la città sembra voler calare un sipario naturale, benedicendo tutti i personaggi che abbiamo visto e tutti quelli che non abbiamo visto, ognuno impegnato a trovare l’amore, condividerlo, o imparare da esso o dalla sua mancanza.
A fine stagione ci si sente divertiti, arricchitti e in qualche modo in pace col mondo.
Semplice, carina, azzeccata.


Perché seguire Modern Love: otto episodi corti ed efficaci, che si vedono d’un fiato e fanno commuovere e riflettere.
Perché mollare Modern Love: siamo nell’ambito della commedia romantica abbastanza zuccherosa, che per qualcuno potrebbe risultare un po’ stucchevole.



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