18 Marzo 2020

The Plot Against America – La serie di David Simon tratta da Philip Roth di Marco Villa

Dai creatori di The Wire, una serie di gran classe che dipinge un’America filonazista nel corso della Seconda guerra mondiale

Già una serie su un corso alternativo della storia, in cui gli Stati Uniti sono filonazisti è interessante in sé. Se poi la serie è tratta da Philip Roth, tanto meglio. Se infine a scriverla solo David Simon ed Ed Burns – quelli di The Wire, per intenderci – capite bene che diventa per direttissima uno dei titoli più interessanti dell’anno. La serie che alza la mano per tutte queste caratteristiche è The Plot Against America, partita il 16 marzo su HBO e in arrivo nei prossimi mesi in Italia su Sky Atlantic.

Siamo nel giugno 1940: l’Europa è in guerra già da quasi un anno e per ora la Germania non ha incontrato nessuna resistenza. Gli Stati Uniti sono per il momento neutrali, al di fuori degli scontri. Sappiamo bene com’è andata a finire: dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour, gli Stati Uniti entrano in guerra e danno un apporto fondamentale alla sconfitta tedesca. In questo percorso storico, The Plot Against America crea una deviazione in occasione delle elezioni presidenziali del 1940: nella realtà, Franklin Delano Roosevelt ottiene uno storico terzo mandato, nella finzione invece a entrare alla Casa Bianca è Charles Lindbergh, pioniere dell’aviazione con simpatie naziste mai nascoste. Risultato: il paese si sposta pesantemente verso destra e l’antisemitismo si diffonde e cresce.

The Plot Against America inizia dall’ascesa politica di Lindbergh e la racconta dal punto di vista di una famiglia ebrea di Newark. Una famiglia che si sente al 100% americana, ma che ha paura che questo non basti a garantirle tranquillità: intorno sente crescere sempre di più un sentimento di ostilità, al punto che il capofamiglia (sì, è lecito chiamarlo così vista l’ambientazione storica) Herman Levin (Morgan Spector) rinuncia a un vantaggioso nuovo posto di lavoro perché avrebbe comportato un trasferimento in un quartiere non ebraico. Intorno a lui si coagula una famiglia allargata, con la moglie Bess (Zoe Kazan) e i due figli c’è la cognata Evelyn (Winona Ryder), che non si è sposata, è un po’ la pecora nera della famiglia, ma a naso inizierà a breve una storia con un rabbino filo-Lindbergh interpretato da John Turturro. Non manca la scheggia impazzita, ovvero il giovane cugino Alvin (Anthony Boyle), che fatica ad accettare di essere messo da parte da alcuni gruppi di suoi connazionali che guardano con simpatia alla Germania nazista e decide di non accettare passivamente la situazione.



Simon e Burns hanno uno stile di scrittura e racconto molto chiaro: niente tappe forzate, nessuna concessione alla spettacolarizzazione. La storia deve emergere attraverso il filtro dei personaggi, che a loro volta devono crescere in modo naturale, senza introduzioni affrettate che sappiano di spiegone. Anche con The Plot Against America è così: nell’arco della prima puntata arriviamo a conoscere bene i personaggi principali e il contesto in cui si muovono, ma per farlo di fatto non usciamo mai dalla strada in cui vivono. Letteralmente, tutto quello che accade ci arriva attraverso la loro sensibilità. Anzi: nel primo episodio in pratica non succede nulla, ma allo spettatore sembra succeda di tutto per la quantità di informazioni che immagazzina a livello di setting. 

Come abbiamo sempre detto in riferimento alla serie di David Simon (Show Me a Hero e The Deuce, ad esempio), bisogna sedersi e avere pazienza e fiducia, perché si tratta di prodotti a lento rilascio: la sensazione è che anche questa volta sia così, con l’aggiunta di una trama forse ancora più potente del solito, perché ovviamente a breve le cose inizieranno ad andare malissimo.

Perché guardare The Plot Against America: per quelle tre cose elencate nel primissimo paragrafo

Perché mollare The Plot Against America: perché non avete pazienza

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