9 Aprile 2020

Home Before Dark: su Apple Tv+ piccole Veronica Mars crescono di Diego Castelli

Una bambina di nove anni, con la passione del giornalismo, mette a soqquadro la città natale del padre, guarda caso piena di segreti

Giorni fa scrivevo di Tales from the Loop per parlare di fantascienza e cose che non esistono, e oggi invece scrivo di un’altra serie che ha bisogno di una discreta dose di sospensione dell’incredulità, anche se non c’entra niente con mondi paralleli e viaggi nel tempo.
Sì perché parlare di una ragazzina di nove anni, figlia di un giornalista e a sua volta aspirante reporter, che quasi da sola riesce a mettere a soqquadro la città natale del padre scoperchiando segreti e riaprendo vecchie indagini per rapimento e omicidio, potrebbe far sorridere tanto quanto che ne so, un ragazzino che da solo tiene a bada due ladri riempiendo casa propria di trappole che neanche un ingegnere meccanico, con l’unica differenza che in Mamma ho perso l’aereo si rideva e basta, mentre qui, in Home Before Dark, le cose sono teoricamente molto più serie.

Allo stesso tempo, però, giusto per tappare la bocca agli espertoni della domenica, la nuova serie di Apple TV+, può perfino dirsi ispirata a una persona reale, anche se magari non esattamente a “fatti realmente accaduti”. Parliamo infatti di Hilde Lysiak, giovanissima giornalista americana (è nata nel 2006) divenuta famosa grazie a un piccolo giornale amatoriale su cui, nel 2016 e all’età di nove anni, riuscì a piazzare uno scoop vero e proprio, pubblicando per prima la notizia della morte per omicidio di una donna che abitava non molto lontano da casa sua, e del cui decesso era venuta a sapere origliando le conversazioni di un poliziotto, mentre si stava informando su un caso di vandalismo.

La passione, l’intelligenza e l’intraprendenza della ragazza hanno fatto molta impressione nel mondo del giornalismo americano, tanto da permetterle di essere il più giovane membro della Society of Professional Journalists, e se anche non ha effettivamente contribuito a risolvere casi criminali (pure la realtà ha i suoi limiti) la sua storia è stata più che sufficiente per ispirare la serie di cui trattiamo oggi.



Home Before Dark è creata da Dana Fox e Dara Resnik (quest’ultima già co-produttrice e in parte sceneggiatrice di Daredevil e I Love Dick), e racconta per l’appunto di Hilde Lisko (Brooklynn Prince), una bambina di nove anni, reporter in erba, che si trasferisce con la famiglia da New York alla città natale dell’amatissimo padre Matt (Jim Sturgess), un paesello da cui il genitore mancava da più di vent’anni e dove, poco prima della sua partenza, si era consumato un atroce delitto: il rapimento e l’omicidio di un bambino, amico del cuore di Matt. Per l’assassinio, con il corpo mai più ritrovato, fu accusato e condannato un altro ragazzo della zona, Sam Gillis, all’epoca appena maggiorenne. Il problema, come scopriamo già nel pilot, è che la cittadina, dallo sceriffo in giù, non vedeva l’ora di trovare un colpevole e lasciarsi alle spalle tutta la faccenda, e forse (senza forse) non ha fatto il lavoro accurato che era obbligatorio in un caso del genere. E a farglielo notare chi sarà? Esatto, proprio la giovane Hilde, che a partire da una rete di indizi inizialmente molto piccola e poi sempre più grande, andrà a caccia di una verità sepolta da decenni, che ribalterà completamente la placida quiete del paese.

La giovane età della protagonista e dei suoi amici, che qui e là buttano nel mezzo qualche momento buffo e tenerone, non deve ingannare: Home Before Dark non è una serie “per bambini”, è un mystery fatto e finito, in cui la trama gialla e le inevitabili tensioni familiari della famiglia Lisko (interne e fra la famiglia e la comunità) sono elementi da drama vero. Poi ok, non è True Detective o Hannibal, e l’impronta è abbastanza generalista (per quanto possa fare strano dire una cosa del genere di una piattaforma streaming), ma non stiamo neanche parlando di Peppa Pig.
Certo, questo non toglie che la star di tutto sia proprio lei, Hilde, una bambina a cui la messa in scena attribuisce qualità che vediamo spesso in altri detective seriali più adulti (come una memoria quasi fotografica che le consente di ricordarsi dettagli importanti e altrimenti sfuggenti) e che diventa il perno di tutti i temi non strettamente criminali: Hilde è infatti la classica outsider, quella cui nessuno dà uno straccio di credito (giovanissima + femmina, una combo micidiale per far alzare gli occhi al cielo di qualunque adulto paesanotto e misogino), ma che mette in campo una tale passione e competenza da riuscire a coinvolgere i grandi più buoni ma magari e un po’ apatici, e a “vincere” anche nelle situazioni più sfavorevoli.

In questo senso, e anche se all’inizio potrebbe venire voglia di sentirsi un po’ infastiditi da questa pischella che non fa veramente mai quello che le si dice (fa un po’ l’effetto “bambino che urla al ristorante”), con l’andare dei minuti è difficile non farsi trascinare dal suo entusiasmo e, subito dopo, dal desiderio di proteggere una testolina così brillante dalle angherie di bulli e ignoranti di ogni forma. Perché ovviamente Hilde, proprio nel suo cercare la verità ad ogni costo, si allontana con feroce determinazione dall’idea di bambina carina e zittina che ubbidisce a mamma e papà, preferendo farsi odiare da tutti piuttosto che rinunciare a ciò che crede giusto.
Né ci si dimentica, fortunatamente, che per quanto romanzato sia il suo carattere e la sua determinazione (ha pur sempre nove anni), ci sono alcuni frangenti (come il rapporto con il padre) dove anche la rocciosa Hilde può mostrare fragilità e smarrimento, dettagli che permettono di dare al personaggio uno spessore più a tutto tondo.

Il pilot di Home Before Dark è quasi perfetto, nel suo genere, perché incasella tutte le informazioni nel modo più corretto e fluido, facendoci conoscere tutti i personaggi principali, introducendoci alle questioni più importanti, e dando il giusto peso all’eccezionalità della protagonista.
Gli episodi successivi non sono sempre alla stessa all’altezza, qui è là c’è qualche lungaggine di troppo, e i pesi compositivi non sono sempre calibrati al millimetro (vedere per esempio nel terzo episodio la risoluzione di un caso importante collegato indirettamente alla trama principale, un evento che in quel momento ha un peso molto grosso, ma che poi suona strano nel resto della narrazione, come se fosse arrivato troppo presto per stupire nel modo giusto).
Soprattutto, è facile rendersi conto in modo troppo vistoso di come tutta la serie si regga esclusivamente su Hilde, senza la quale Home Before Dark non riuscirebbe ad aggiungere granché, in termini di struttura del racconto e messa in scena, a ciò che abbiamo già visto in tanti altri mystery simili (se si escludono alcune ricostruzioni grafiche dell’indagine, costruite con un accattivamente stile grafico in linea con l’età della protagonista).
Ma in fondo Hilde c’è, il senso è proprio quello, e la serie, pur senza diventare una bomba totale, riesce in ogni episodio a rinfrescare il desiderio di vedere come andrà a finire.
Che voglio dire, non è mica poco.

PS Mi rendo conto di aver scritto un titolo con dentro le parole “Veronica Mars”, senza mai citarla nell’articolo. In realtà il paragone può essere fatto più che altro per il concetto di “detective più giovane del previsto”, perché i toni di Home Before Dark sono un po’ diversi, meno sarcastici e borderline. Però il sospetto è che Hilde, passata la pubertà e aggiunta alla sua vita una prurigine liceale che Kristen Bell viveva quotidianamente, potrebbe non essere poi così diversa dalla mitica investigatrice di Neptune.

Perché seguire Home Before Dark: perché è un mystery molto classico ma ben costruito, con l’interessante aggiunta di un’investigatrice bambina per la quale è difficile non fare il tifo.
Perché mollare Home Before Dark: se ci tenete molto a che le vostre detection televisive siano il più possibile realistiche, beh, qui ci sono omicidi vecchi di decenni risolti da una bambina di nove anni. Proprio “realistica”, non è.



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