25 Agosto 2020

Teenage Bounty Hunters & Me di Federico Guerri

Da Netflix la comedy che non sapevi di stare aspettando

Lo ammetto.
Non capisco più come Netflix decida quali originali lanciare e quali lasciare sotto-traccia.
Qualche giorno dopo la scottatura per la cancellazione di I’m not okay with this mi chiedo perché il colosso dello streaming dedichi settimane di hype, teaser e trailer a serie che si riveleranno mediocri (Cursed e Warrior Nun, se devo pensare agli ultimi “visti e abbandonati”) mentre fa uscire di nascosto, e a Ferragosto, una delle serie più divertenti dell’estate.

Il titolo, peraltro, non aiuta.
Teenage Bounty Hunters.

È già guilty pleasure, una roba da “accampiamo un po’ di stanchezza mentale per vederne mezza puntata”. Come quando ti guardi un cooking show sentendoti in colpa di non star finendo la filmografia di Wim Wenders.
Una roba di quelle che inizi e poi ti stupisci di restare davanti allo schermo per quattro puntate e quasi ti ci scappa il binge.



Certo, a guardare bene, nel trailer potevi notare che la serie è prodotta da Jenji Kohan (quella di Weeds, Orange is the new black, Glow) ma per farlo avresti dovuto vedere il trailer condiviso in giro. E invece.
Pensate che persino il Castelli, quando gli ho chiesto di scrivere su questo pilot, ha confessato di esserselo fatto sfuggire.
E se al Castelli sfugge qualcosa…

Perciò: benvenuti in una recensione al contrario, di quelle che vi dicono fin dall’inizio che la serie è valida e vi invita ad andare a guardarvela senza colpo ferire.
Ve lo assicuro. Una volta che avete superato l’imbarazzo di star cliccando su “Cacciatrici di taglie adolescenti” è tutto in discesa. Consolatevi, peraltro. Vi sarebbe andata molto peggio se avessero mantenuto il titolo di lavorazione: “SLUTTY teenage bounty hunters”. A quel punto la vostra fidanzata avrebbe potuto chiedervi ragione trovando le quattro paroline nella vostra cronologia di ricerca.

Se non vi ho ancora convinto, ecco l’inevitabile trama/riassuntone con minimi spoiler.
Sterling e Blair sono due gemelle diciassettenni, perfette rappresentanti di quell’uno per cento di Atlanta che Donald Glover non racconta nella sua serie.
Sono bianchissime, incredibilmente privilegiate, viziate e naif. Frequentano un istituto privato iper-cattolico e vanno in chiesa tutte le domeniche. Per farvi capire quanto iper-cattolico dico solo che negli spogliatoi di football i maschi si vantano della loro verginità.

Sterling è la Rappresentante dei Giovani per Gesù, ha appena deciso di perdere la verginità prima del matrimonio col fidanzato Luke ma ne ha trovato motivazioni nella Bibbia e nella convinzione che il loro amore sarà per sempre.
Blair è la sorella ribelle (per modo di dire), progressista, ossessionata dal sesso e con tendenze radical chic.
Non è una contraddizione che due tipe del genere possano guidare il SUV di papà e avere un fucile a pompa nel portabagagli (tutti i paparini, nel Sud, ne tengono uno perché non si sa mai). Men che mai è improbabile che, tornando a casa, le due facciano un incidente stradale con un ricercato dalla polizia e finiscano per puntargli contro la suddetta arma urlando frasi viste nei reality polizieschi.
Proprio in quel momento passa di là Bowser (Kadeem Hardison), cacciatore di taglie black cinquantenne e proprietario di un negozio di copertura in cui vende Frozen Yogurt (amo pensare che sia un omaggio a un’altra Yogurt-Copertura, quella di Chuck).

Bowser, l’unico personaggio della serie che dimostra fin dall’inizio un po’ d’intelligenza, conosce il peggio di Atlanta e si ritroverà a fare da baby-sitter e collega alle nostre bounty hunters. Sarà il Charlie di due Charlie’s Angels meravigliosamente ignare e vacue.
Il contrasto tra il mondo percepito dalle gemelle e dai loro pari e la realtà è l’innesco di una bomba di comedy notevolissima e ben gestita.
Kathleen Jordan idea e scrive uno show in cui – e qui scusatemi il paragone “alto” – due Candido di Voltaire vengono a patti col mondo che le circonda ed escono dal loro coltivatissimo giardino. Entrano a far parte della realtà che conoscono tramite i reality e ne vengono modificate.
Il passaggio tra le ville e la high school fighetta e il mondo reale non manca di colpi di genio e gli scrittori non scivolano mai nella parodia o nella macchietta con un’abilità paragonabile a quella di Ryan Murphy nelle prime stagioni di Glee.

I personaggi sono tutti al confine con l’eccesso ma, pur essendo irrimediabilmente idioti, fanno tenerezza nella loro umanità e riescono a crescere e rivelare inaspettate complessità. Persino Luke, il fidanzato sportivo di Sterling, è capace di provare vero amore (e ricordare molto Chris Pratt in Parks & Recreation).
Maddie Phillips e Anjelica Bette Fellini (Sterling e Blair) sono bravissime e, in certi punti, hanno un’alchimia alla Tina Fey/Amy Poehler. La Phillips, peraltro, per me sarebbe perfetta in un reboot di Buffy.
Ci troviamo, quindi, di fronte a una comedy realizzata ad arte e capace di affrontare, con leggerezza, argomenti come religione e sesso, perdono, adolescenza, razzismo e il sistema di giustizia e polizia americano.

Non me l’aspettavo. Ma d’altronde, chi di noi si aspettava che una serie su delle wrestler anni ’80 potesse contenere alcuni dei personaggi femminili (anzi, personaggi tout-court) a cui ci saremmo affezionati di più negli ultimi anni?

Perché seguire Teenage Bounty Hunters: Amate le comedies e i dialoghi ben scritti. Siete fan di Glow o Orange is the New Black.
Perché mollare Teenage Bounty Hunters: Non sapete andare oltre il titolo. Odiate le serie adolescenziali e fate parte della National Rifle Association. Preferite le vostre serie senza senso dell’umorismo.  



CORRELATI