7 Gennaio 2021

Equinox – Netflix: la sorella minore di Dark di Marco Villa

Equinox è una serie danese di Netflix, su un gruppo di ragazzi che scompare nel nulla e finisce in un mondo altro… cosa ci ricorda?

Un grande classico delle recensioni musicali è il giochino dei rimandi: questa canzone richiama il tale artista, questo arrangiamento è un omaggio a quell’altra band. Uno schema quasi obbligatorio, soprattutto per l’epoca pre-Spotify, quando bisognava cercare di raccontare ai lettori qualcosa che ancora non avevano ascoltato. Le serie, come i film, possiedono il grande vantaggio di avere una trama, che permette di dare un’idea del racconto senza dover effettuare collegamenti più o meno azzardati. A volte, però, dare un paio di riferimenti è la strada più breve e semplice. E quindi stavolta partiamo da qui, dal fatto che Equinox è un incrocio tra Dark e Stranger Things, o almeno questo è il suo obiettivo, perché poi nella realtà le cose sono un po’ differenti.

Equinox è una produzione originale Netflix battente bandiere danese, disponibile dal 30 dicembre scorso sulla piattaforma di streaming. Adattamento del podcast Equinox 1985 di Tea Lindeburg, la serie ha come protagonista Astrid, una donna che, nel pieno della sua carriera e della sua esperienza come madre, decide di mollare tutto per risolvere un trauma che l’ha devastata da ragazzina: la scomparsa della sorella Ida, insieme a tutti i suoi compagni di classe. I ragazzi stavano festeggiando il diploma e non sono mai tornati a casa da una notte di bevute: puff, scomparsi. Din din din: campanello Dark.

Come detto, Astrid decide di dedicarsi anima e corpo all’indagine, con l’obiettivo di trasformarla in un podcast, ma soprattutto di risolvere i suoi tormenti personali, che si manifestano sotto forma di visioni poco rassicuranti (e quando mai lo sono, direte voi) in cui compaiono figure demoniache e in cui l’atmosfera è densa di fumo e di particelle che svolazzano a mezz’aria. Din din din: campanello upside/down di Stranger Things.

E questo è quanto: un thriller in cui l’investigazione si svolge a cavallo tra due dimensioni, dove quella ultra-terrena è attraversata da figure e tradizioni della mitologia nord-europea. Quest’ultima è una scelta vincente, perché affascinante e sensata, così come sensata è la decisione di puntare su una trama di genere molto dritta, in grado di catturare anche lo spettatore che cerca un po’ di tensione senza troppe pretese.

Il problema di fondo di Equinox sono quei riferimenti di cui si parlava all’inizio: la trama non può non portare a un collegamento con Dark, così come la messa in scena del mondo soprannaturale è pura derivazione da Stranger Things. Citare non è reato, ma diventa un ostacolo quando i riferimenti sono così vicini – a livello temporale e di piattaforma – e quando la serie in questione non riesce a farli propri per creare un immaginario di pari potenza. Il classico boomerang.

Equinox ha tutto per essere guardata con leggerezza, senza grosse pretese, ma la sensazione è che non abbia la forza per compiere un salto di qualità. Il fatto che le interessi o meno farlo, è un’altra questione.

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