21 Gennaio 2021

The Pembrokeshire Murders – Un crime inglese che non colpisce di Marco Villa

Tratta da una storia vera, The Pembrokeshire Murders è un crime inglese con buone potenzialità, ma che non lascia il segno

Ve la ricordate Hinterland? Serie molto cupa del 2014, che ha avuto una seconda vita su Netflix. Un crime di quelli duri e puri, ambientato in Galles, con buona parte dei dialoghi proprio in gallese. Non certo un successo planetario, ma una serie a suo modo di culto. Non sappiamo se aspiri allo stesso status anche The Pembrokeshire Murders, che con Hinterland condivide genere e ambientazione e che ovviamente in noi menti semplici ha subito attivato il link.

Un altro link, a dire il vero, è quello che porta verso A Confession, altro crime inglese con Martin Freeman, una miniserie che raccontava una storia vera, stesso punto di partenza di The Pembrokeshire Murders. Gli omicidi del titolo sono quelli avvenuti in una regione del Galles, considerati fatti isolati per anni e poi collegati tra loro e uniti anche ad altri reati come stupri e furti. Siamo nel 2009, i casi in questione (tra cui il duplice omicidio di una coppia lungo un sentiero panoramico) sono irrisolti da oltre vent’anni, ma vengono riaperti perché le nuove tecnologie legate all’identificazione del DNA possono aiutare nella risoluzione di indagini abbandonate. 

E così accade, quando un ispettore ha l’intuizione che dà la svolta: sono stati tutti commessi dalla stessa persona, John Cooper, che al momento dell’indagine è in carcere, ma sta per uscire per buona condotta. Per la polizia inizia così una corsa contro il tempo, per evitare che un serial killer torni in libertà e possa così ricominciare con i propri crimini.



L’elemento maggiore di interesse, va da sé, è il fatto che The Pembrokeshire Murders sia tratta da una storia vera, ennesimo capitolo di una lunghissima schiera di miniserie ispirate a true crime prodotte da ITV a cominciare dal 2000. Una antologica-non-antologica, di fatto, che raccoglie sempre ottimi risultati, come in questo caso, con ascolti notevoli. Il true crime è un elemento di interesse, si diceva, ma non può bastare: al di là della scoperta del legame tra le vittime, che è sempre uno sviluppo intrigante per un appassionato di thriller, The Pembrokeshire Murders fatica a mettere insieme elementi forti: a cominciare da un protagonista (Luke Evans, l’Alienista, non l’ultimo arrivato) che sembra mettere il minimo sindacale di impegno nel suo personaggio, passando per comprimari che non riescono a imporsi. 

L’unico personaggio che cattura l’attenzione finisce così per essere proprio il serial killer John Cooper, interpretato da Keith Allen, pur avendo nel primo episodio pochissime inquadrature e poco più di un paio di battute. Non essendo un crime stile whodunnit ci sta che possa avere un ruolo importante, ma quando l’eroe viene oscurato dall’antagonista qualche dubbio viene sempre, soprattutto se si tratta di una storia vera.

The Pembrokeshire Murders è una serie di genere che nulla toglie e nulla aggiunge allo standard del genere e che arriva alla fine del primo episodio senza nemmeno lasciare una particolare voglia di proseguire. Sono solo tre puntate, non è questo sforzo immane. E però…

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