22 Giugno 2021

Physical – Apple Tv+: una buona serie ai limiti del fastidioso di Marco Villa

Physical è una serie caustica ambientata a metà anni ’80 che racconta la storia di una donna in crisi con se stessa e con il proprio corpo

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Se c’è un tema che è entrato nel discorso pubblico degli ultimi anni è quello del corpo femminile. E “negli ultimi anni” è un termine volutamente vago, che può essere stirato fino a “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo (e sono più di dieci anni) o ai vari # dedicati a body positivity e generale accettazione di sé che sono diventati prima degli argomenti di tendenza sui social e poi magicamente delle tendenze nella comunicazione di vari brand. Physical si inserisce in maniera chiara in questo discorso, che come spesso accade ultimamente è partito da una piccola bolla online e si è poi espanso a un discorso mediatico più ampio, come dimostrato anche dalle sempre più frequenti (e comunque dibattute) copertine di settimanali italiani e non. Ecco, in questo discorso, dicevamo, Physical si inserisce senza grosse difficoltà, ma anche a gamba tesa, perché è l’esatto opposto del prodotto consolatorio e da fan service che ci si potrebbe immaginare da una serie su un tema come questo.

Physical è arrivata il 18 giugno su Apple Tv+ e, come da tradizione, ha esordito con i primi tre episodi, per poi lasciare spazio a una pubblicazione classica da un episodio a settimana. Firmata da Annie Weinstein (Suburgatory e Desperate Housewives i titoli più interessanti nel suo ricco cv), racconta la storia di Sheila (Rose Byrne), donna che ha mollato tutti i propri obiettivi per sostenere la carriera accademica del marito. Siamo nella California di metà anni ‘80: lei e il marito Danny (Rory Scovel) si sono conosciuti durante gli anni ‘60, tra una manifestazione e l’altra. Lui era il leader carismatico, lei si è innamorata di lui e ha abbandonato i propri sogni. Quindici anni dopo, lui viene licenziato dall’università per cui lavora perché ancora fatica a tenere insieme ideali e pragmatismo, mentre tutti i loro amici degli anni d’oro hanno in qualche modo fatto carriera. Nel frattempo, l’insoddisfazione per la propria vita ha spinto Sheila in una depressione cosmica, che ruota interamente intorno al cibo.

Sheila ha infatti un rapporto patologico con tutto ciò che concerne il concetto di mangiare: passa le giornate a criticare mentalmente tutte le donne sovrappeso e a lottare con il costante desiderio di azzannare tutto ciò che che le passa davanti. Desiderio che puntualmente ha il sopravvento e che viene soddisfatto in modo quasi sessuale, con sedute in cui si spoglia e ingurgita cheeseburger o torte intere, per poi vomitare tutto, come da manuale. Tutta Physical è dedicata al percorso di redenzione e auto-realizzazione di Rose: una serie di flashforward ce la mostrano in versione Jane Fonda, star dell’aerobica in vhs e il suo percorso sarà quello che la porterà da hater del proprio e dell’altrui corpo a cultrice del corpo stesso.

Come detto, il tema è quanto mai contemporaneo, pur essendo la serie ambientata a metà anni ‘80. Sia per la questione del corpo, sia per il fatto di raccontare una donna che ha dovuto archiviare ogni aspirazione per favorire il marito, come era naturale pensare ai tempi. Non serve essere discepoli di Freud per collegare questa insoddisfazione con il problema alimentare, come se la non accettazione del proprio corpo fosse solo una esemplificazione di una non accettazione più grande, che potremmo definire esistenziale. In questo, Physical ha l’innegabile merito di raccontare un disagio senza mai cadere nei toni del dramma, ma tenendosi anzi su un registro leggero e ultra-sarcastico. L’espediente narrativo che permette questo taglio è un continuo voice-over di Rose, che commenta ogni cosa che le accade fino allo sfinimento, al punto che è lo stesso personaggio a zittirsi da sola per quanto è invadente.

Rose non è un personaggio accomodante, anzi: è un personaggio principale che fatica a essere simpatica allo spettatore. Ma questo è un pregio e soprattutto è voluto dall’autrice: sono tante le caratteristiche di Rose che possono urtare chi guarda. Dai commenti nei confronti di tutte quelle che vede, fino al rapporto con il proprio corpo, passando proprio per una sorta di continua sottolineatura verbale di tutto ciò che accade.

Quella di Physical è una strada coraggiosa, perché il fastidio è davvero dietro l’angolo. Da queste parti, però, siamo sempre a favore di quelle serie che non hanno paura di risultare poco accomodanti, anche a rischio di perdere qualche spettatore. Physical parte bene, probabilmente non riserverà grandi sorprese, ma ha un tono personale ed è già tanto.

Perché guardare Physical: per il taglio con cui affronta un tema stra-dibattuto

Perché mollare Physical: perché a tratti Rose diventa quasi fastidiosa



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