3 Ottobre 2011 3 commenti

Suburgatory – Pigliamo a ceffoni le casalinghe disperate! di Diego Castelli

Dalla rete delle Desperate, una comedy che va nell’altra direzione

E’ buffo come possano cambiare le prospettive. Settimana scorsa vi parlavo di Hart of Dixie, dove una rampante chirurgo di New York scopriva che la campagna può essere più affascinante della fredda Manhattan.
Oggi adottiamo un punto di vista opposto: perché in Suburgatory, la nuova comedy di ABC, pare non esserci niente di peggio della tremenda provincia!

Andiamo con ordine. Tessa (Jane Levy) è una normale ragazza di New York, simpatica, sveglia, che va a scuola, si diverte, la dà via nelle giuste dosi. Con la madre assente ingiustificata, a tirarla su c’è il padre George (Jeremy Sisto), fascinoso architetto single. Dopo aver trovato una scatola di preservativi nella stanza di lei (“oh mamma, mi ciulano la bambina”), George decide di trasferirsi in una cittadina di provincia, dove Tessa potrà essere circondata da stimoli… come dire… meno peccaminosi. Ovviamente, i sobborghi si rivelano presto per quello che sono in realtà: un’accozzaglia di casalinghe rifatte e con l’ossessione del corpo, dell’apparenza, del prato curato e della tessera del country club. Per Tessa, che è un po’ maschiaccio e ama dire quello che pensa, è come essere finita al purgatorio…



E’ curioso che Suburgatory vada in onda su ABC. Perché è la rete di Desperate Housewives, e il peggior nemico della protagonista sembrano essere proprio versioni esagerate e ancor più irritanti delle ben note casalinghe disperate, che già di per sé sono dei bei peperini. Forse i vertici del network hanno pensato, tra le altre cose, che valeva la pena prendersi gioco dei loro personaggi più famosi.

Detto anche che le casalinghe di Suburgatory, più che disperate, sono semplicemente da rinchiudere. Tutte abbronzatissime, tiratissime, infoiatissime, sorta di bambolone lascive perennemente colorate di rosa, che appena vedono passare il padre di Tessa, carino e sentimentalmente disponibile, pensano subito al modo migliore di infilarselo nelle mutande, ovviamente con buona pace dei mariti impegnati a non essere presenti.
E questo modo di vivere, così plasticoso e finto, ben lontano dalla rozza genuinità della Grande Mela, viene religiosamente trasmesso alle figlie, la cui felicità sembra dover obbligatoriamente passare da gonne sempre più corte, makeup sempre più elaborato, e scarrozzamenti in giro per la città a bordo di costosi suv, non sia mai che le fanciulle debbano camminare sui marciapiedi.

Suburgatory è una bella serie. Perché ha un concept chiaro e semplice, gioca su stereotipi noti e subito comprensibili, ha una protagonista che ispira simpatia e una scrittura fresca e divertente. Soprattutto, usa una tecnica vecchia come il mondo, che sembra incapace di invecchiare: prende un personaggio esplicitamente normale, “come tutti noi”, e lo getta in un luogo che farebbe uscire di testa chiunque, mostrandoci come reagisce. E guardare queste casalinghe gonfiate (nell’ego e nelle tette), prese per il culo da una ragazza genuina, in gamba e spiritosa, trasmette sempre quel leggero piacere da “siamo poveri nel portafoglio ma ricchi nell’animo”.

Quello che manca a questo pilot – comunque divertente e godibilissimo – è una certa dose di cattiveria, che difficilmente poteva essere contemplata da una rete come ABC. Se Suburgatory fosse un prodotto di Showtime, o di HBO, avremmo avuto una Tessa senza scrupoli, capace di dire le peggio cattiverie alle sue vicine di casa, prive di qualunque barlume di ragionevolezza e normalità. Invece, con un approccio un po’ buonista, già alla fine del primo episodio si scoprono dolcezza e sincerità dietro l’abbronzatura spray e i denti sbiancati. Con l’idea che Tessa, col passare delle settimane, insegnerà ai suoi vicini a lasciarsi andare un po’, imparando al contempo che non sono esattamente degli androidi senza sentimenti.

Tutto legittimo, intendiamoci, anche se personalemente ci sarei andato giù un po’ più pesante.

Il primo episodio di Suburgatory ha realizzato ottimi ascolti, ben superiori a quelli di Better With You un anno fa, posizionato nello stesso slot. Le avventure di Tessa hanno interessato 9,8 milioni di persone, molte delle quali probabilmente si rifaranno vive per la seconda puntata. Desiderio di cinismo a parte, ci sarò anch’io.

Previsioni sul futuro: Tessa farà qualche amicizia tra gli sfigati, e renderà pan per focaccia alle coetanee imbecilli, in attesa di trovare una svolta romantica che per ora non c’è, ma sicuramente è dietro l’angolo.
Perché seguirla: è una serie creativa e divertente, che non ti fa sentire sprecati i venti minuti che hai speso a guardarla.
Perché mollarla
: perché rischia di non sfruttare al massimo il suo potenziale, diluendosi in un buonismo un po’ scontato che farebbe rimpiangere una sana cattiveria.

 

PS
Comunque, alla fine, resta davvero la domanda: dove sta la verità? New York è affascinante e piena di possibilità come ci insegnano i Friends e gli How I Met Your Mother? Oppure è pericolosa e ostile come in CSI New York e NYPD? E la provincia? Bucolica e profumata come in Hart of Dixie e Dawson’s Creek? Oppure meschina e finta come in Revenge e Suburgatory? Che si mettessero d’accordo, che io comincio a essere confuso…



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