24 Febbraio 2022

From – Un horror-mystery onesto, per le sere di pioggia di Diego Castelli

From è una serie di genere che non sembra volere o potere essere di più di una serie di genere. Ma se quel genere vi piace, a posto.

Dopo aver scritto la recensione di Severance ero indeciso su cosa concentrarmi per il secondo articolo di settimana, ma sapevo di voler fare una cosa semplice, per pura pigrizia. Caso ha voluto che proprio in quel momento avessi da vedere le prime tre puntate di From, nuova serie di Epix (in Italiana nessuna notizia per ora) prodotta fra gli altri da Jack Bender (veterano di Lost che dirige anche i primi episodi), e dai fratelli Russo (i registi di Avengers: Infinity War e Avengeers: Endgame). E insomma, ho trovato la cosa facile che cercavo.

Creata da John Griffin (praticamente all’esordio hollywoodiano), From è il classico mystery-horror soprannaturale che parte da un’idea precisa e accattivante, e la sviluppa per vedere dove porta. Nello specifico, si racconta di un cittadina rurale in cui è possibile entrare, ma da cui non si riesce a uscire perché tutte le strade conducono sempre nello stesso punto. Di giorno, gli abitanti del paesello vivono una vita pacifica, ma di notte devono chiudersi in casa e appendere alla porta strani amuleti: al calare delle tenebre, infatti, un esercito di creature apparentemente umane e sorridenti si presenta pian pianino alle porte e alle finestre, chiedendo di entrare. E se si fa l’errore di aprire, kaput.

Protagonista della serie, o forse dovremmo identificarlo semplicemente come il personaggio con la faccia più famosa, è Boyd, lo sceriffo del paese, interpretato da Harold Perrineau, un altro reduce di Lost che aggiunge qualche altro tassello di somiglianza con la capostipite dei mystery del Ventunesimo secolo.

In realtà, però, From è uno show molto corale, in cui ogni abitante del villaggio ha le sue specificità e caratteristiche (la dottoressa che cerca di fare il medico in un contesto difficile e con poche risorse; il pittore figlio dello sceriffo con cui non va d’accordo; il vice sceriffo asiatico con il padre affetto da demenza senile; e via dicendo), e a cui si aggiunge la famiglia Matthews, marito, moglie e due figli che arrivano in città con il loro camper dopo essere stati costretti a una deviazione per colpa di un albero caduto.

Insomma, avete capito dove si va a parare: lotta per la sopravvivenza, inquietanti mostri notturni, relazioni di vario tipo, la costante alternanza fra momenti di quiete e scene di suspense, in cui peraltro si vede la natura cable di Epix, un canale che non lesina su violenza e spargimenti di sangue, che in questi primi tre episodi non mancano, anche se sono quasi sempre rappresentati “a cose fate”. Non che vedere una bambina completamente dilaniata faccia più o meno effetto se la vedi dopo che è stata dilaniata, o anche durante…

Vi dicevo che cercavo una cosa semplice e con From l’avevo trovata. Sì perché, al momento, non c’è altro. From è una serie di genere che fa esattamente quello che ci si aspetta da quel genere, con gli strumenti di quel genere, i ritmi e le aspirazioni di quel genere.

È chiaro che se volessimo giudicare From sulla base della sua capacità di essere nuova e originale, non ne uscirebbe benissimo. Allo stesso tempo, sapete che da queste parti (più dalle parti mie che del Villa, ma Serial Minds è un posto democratico, o forse semplicemente oligarchico), l’originalità è ovviamente uno dei parametri con cui valutiamo le serie tv, ma non certo l’unico.

Come mi è capitato tante volte di dire, una serie deve sapersi porre degli obiettivi, deve saperli dichiarare in tempo utile, e va poi giudicata, nei limiti delle nostre percezioni sempre parziali, sulla base di quegli obiettivi. From non punta, almeno per ora, a cambiare la nostra idea di serie tv o a fornirci chissà quale verità sulla vita. Si impegna invece a offrire un intrattenimento di genere che sia solido, appassionante, divertente nel senso più ampio del termine. E direi che ci riesce.

Mi sono bevuto i primi tre episodi senza un momento di noia, apprezzando il buon ritmo della vicenda, stupendomi di come i personaggi che già conoscono il problema della città ne parlino senza fare inutilmente i misteriosi con i nuovi arrivati, apprezzando anche una certa carica di violenza e di splatter che in un racconto del genere funziona proprio nel momento in cui mette in contrasto l’immagine molto “umana” dei mostri (che sono inquietanti, ma per lo meno antropomorfi) e le terribili, sanguinose conseguenze delle loro azioni.

Il resto è tutto sano horror, di quell’horror che gioca non tanto sulla paura di ciò che è completamente diverso (tipo alieni o mostri a otto zampe), bensì sulla leggera deviazione di ciò che è già conosciuto, sulle nonne che sembrano le vostre nonne ma vogliono mangiarvi, sui possibili amichetti del cuore pronti ad asportarvi un rene, sui vicini di casa che paiono tanto cordiali, salvo progettare di trasformarvi in poltiglia.

L’idea di rinchiudere i personaggi in una cittadina/gabbia da cui non c’è uscita, e in cui i mostri possono permettersi di camminare e sorridere pazientemente, perché tanto prima o poi gli umani commetteranno un errore, è più che sufficiente, in comunella con la salda regia di Jack Bender, per farci guardare con trepidazione i primi tre episodi, e aspettare con vivo interesse i prossimi.

Probabilmente il prodotto recente che si avvicina di più a From è Midnight Mass, che resta due-tre tacche sopra. Ma non è che tutte le partite possono essere finali di Champions League, ci sono anche le oneste partite di campionato da guardare sul divano in ciabatte, e va benissimo così.

PS: molto bella la sigla, una versione malinconica e inquietante di “Que Sera Sera”, riarrangiata dai Pixies.

Perché seguire From: è una serie che non vuole inventare nulla di davvero nuovo, ma applica con abilità regole e strumenti del genere a cui appartiene.
Perché mollare From: È una serie che applica con abilità regole e strumenti del genere a cui appartiene, ma non inventa nulla di davvero nuovo.

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