23 Febbraio 2023

The Company You Keep – Milo Ventimiglia ha il fiato corto di Diego Castelli

In The Company You Keep, un truffatore si innamora di un’agente della CIA, e lo fa un po’ troppo presto

Pilot

Da queste parti, a Milo Ventimiglia vogliamo molto bene. Per il suo Jess di Gilmore Girls, per il suo Peter Petrelli di Heroes, e naturalmente per il suo indimenticabile Jack di This Is Us.
È un attore bravo e carismatico, e il fatto che sembri il figlio segreto di Stallone (che non a caso è stato suo padre cinematografico in Rocky Balboa) aggiunge un’ulteriore tacca all’affetto che provo per lui.
È quindi ovvio che ogni nuovo progetto che lo coinvolge mi interessi a prescindere, perché so che lui reciterà come si deve. Ed effettivamente succede anche in The Company You Keep, che però ha pure un tot di problemi che non dipendono da lui.

The Company You Keep è la nuova serie di ABC creata da Julia Cohen, e racconta di una famiglia di abili truffatori il cui primogenito (Charlie, interpretato dal nostro Milo) si innamora di una bella agente della CIA (Emma, con il volto di Catherine Haena Kim), senza sapere che lavoro fa e senza naturalmente rivelare a lei che “lavoro” fa lui.
Un amore tanto travolgente quanto, ovvio, incasinato dalle rispettive posizioni, a cui si aggiungono concreti rischi per la salute di Charlie, che insieme a genitori e sorella ha truffato le persone sbagliate, ritrovandosi al centro del mirino.

Non so bene dove inserire un dato statistico abbastanza rilevante, quindi facciamolo subito: in termini di freddi dati di ascolto, il primo episodio di The Company You Keep è andato male, il peggior debutto stagionale di ABC.
Considerando quanto relativamente rari siano i casi di serie generaliste americane che si riprendono bene dopo un inizio flop, il rischio che The Company You Keep non veda la fine, e soprattutto che non veda una seconda stagione, è abbastanza concreto.

Non si dovrebbero scrivere recensioni “critiche” guardando i dati di ascolto, perché il rapporto fra audience e qualità (qualunque cosa voglia dire “qualità”) è tutt’altro che lineare e proporzionale, però il tema non può che porsi, visto che un eventuale spettatore o spettatrice che abbia apprezzato il pilot potrebbe essere già da ora in ansia per il destino della serie.

Insomma, cosa è andato storto?

Il pilot di The Company You Keep non è “brutto”, soprattutto perché la costruzione dei personaggi e l’alchimia fra i due protagonisti funzionano.
Milo Ventimiglia riesce effettivamente a dare vita al classico truffatore fascinoso, quello capace di uscire da ogni situazione con uno sguardo complice e un po’ di parlantina, e la sua famiglia si porta dietro il carisma (o quanto meno la fama) di gente come Sarah Wayne Callies (che interpreta la sorella di Charlie) e William Fichtner (nei panni del padre).
Dovremmo poi aggiungere che i Nicoletti sono sì una famiglia di ladri, ma rubano solo a gente già ricca e cattiva, così che non si debba avere alcuna remora a volergli bene, e lo fanno con tutte quelle complicate mossettine prestigiatorie da heist movie che piacciono sempre.

Quando poi entra in gioco Catherine Haena Kim, è tutto un fuoco d’artificio: lei è bellissima, insieme con Milo Ventimiglia sono clamorosi, e l’idea che questi due si innamorino follemente in poco tempo non ci suona così assurda, così come poi non ci suona assurdo il fatto che, in nome di quell’amore tanto potente quando irrazionale, siano disposti a cercare compromessi impensabili con le loro opposte vite.

Se però la serie sembra puntare tutto su un insieme di chimiche (fra i personaggi, fra loro e lo spettatore) che tutto sommato funzionano, allo stesso tempo sembra dimenticare alcune regole non scritte della tv generalista.

La prima è che le serie verticali funzionano sempre meglio di quelle orizzontali.
The Company You Keep è effettivamente una serie tutta orizzontale, in un mondo (quello di ladri, criminali e agenti governativi) che solitamente premia i casi di puntata.
Niente di grave, intendiamoci, Lost e 24 erano serie orizzontali che hanno funzionato per anni anche sulla tv generalista.

In cosa però si sostanzia quella orizzontalità? Al momento, sulla sopravvivenza della famiglia Nicoletti che ha fatto incazzare le persone sbagliate. Più o meno, tutto qui.
Certo, qualcuno potrebbe dire che anche la storia d’amore fra Charlie ed Emma, vero cuore sfizioso della serie, è un elemento cardine della sua orizzontalità.
Sì, è così, ma con un piccolo problema.

L’amore fra Charlie ed Emma è già partito. Si innamorano nella prima puntata, e già dal trailer ci hanno fatto sapere che questo rapporto a due sarà al centro di tuuuutta la trama dello show.
Sicuramente avremo alti e bassi, sicuramente ci saranno baruffe e incomprensioni, e bisogna considerare che né Charlie né Emma conosco la vera identità lavorativa dell’amato/a.

Tuttavia, il problema – e di nuovo torniamo alle regole non scritte della tv generalista – è che le migliori storie d’amore non sono quelle che sbocciano subito e poi si sviluppano, bensì quelle sospese, appena accennate, sempre rimandate.
Da Mulder e Scully a Ross e Rachel, passando per i protagonisti di Bones, la storia della tv è piena di coppie che si sono formate molto tardi, o addirittura mai, lasciando gli spettatori a languire (ma anche a seguire la serie).

Nulla vieta di ribaltare la situazione e offrire qualcosa di diverso, e anzi i tentativi di fare qualcosa di nuovo sono sempre bene accetti, pur in una serie di ABC in cui interi pezzi di dialogo servono a dare le più piatte informazioni di contesto a chi guarda (sia mai che debba pensare troppo e fare inferenze).

Ma funzionano?

Con The Company You Keep, l’impressione è che si sia tirato troppo la corda.
Da una parte c’è un’impostazione effettivamente generalista, con storia molto lineare, tutto chiarissimo e a prova di scemo. Dall’altra c’è il tentativo di fare qualcosa di più fascinoso e stuzzicante rispetto alla media, affidandosi alle innegabili qualità spacca-schermo di alcuni protagonisti, ma offrendo anche una storia che dice troppo fin da subito, togliendoci alcuni dei più classici motivi di interesse in storie/relazioni di questo tipo.

Peraltro, questa perplessità sul futuro della serie non giustifica nemmeno così tanto i brutti ascolti del primo episodio, che è sembrato essere proprio rifiutato, forse già dalla promozione.
È possibile che, semplicemente, sia stato rigettato da un pubblico che ne ha percepito l’estraneità rispetto alla sua rete, e forse una pretenziosità di fondo, un “guarda come siamo fighi” che mal si adattava con un’idea di normale, tranquillo intrattenimento.

Com’è, come non è, l’impressione è che non sia il caso di affezionarsi troppo a The Company You Keep, pena rimanere scottati. Se cambiasse qualcosa, ci risentiamo.

Perché seguire The Company You Keep: è una serie che punta moltissimo sulla chimica di due protagonisti bellissimi. E quella c’è.
Perché seguire The Company You Keep: oltre lo sfoggio di carismatica sensualità del primo episodio, non ci sono tutti questi appigli di interesse verso cosa succederà poi.



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