23 Aprile 2026

Big Mistakes – Un’altra famiglia incasinata dal creatore di Schitt’s Creek di Diego Castelli

Una commedia frizzantina basata sul fatto che, se devi litigare con tua sorella o con tua madre, non ti ferma nessuno

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Tutti gli autori, di qualunque genere, hanno le loro marche di stile e le loro fissazioni, che siano tematiche, visive, dialogiche e quant’altro. Dai lens flare di JJ Abrams alla fissazione di Tarantino per i piedi, passando per il volo e gli aerei nei film di Miyazaki.
E questa regola vale anche e soprattutto per la comedy, dove autori e autrici hanno un loro modo di ridere e far ridere, che spesso resta simile fra un prodotto e l’altro.

Oggi che dobbiamo parlare di Big Mistakes, prima serie di Netflix creata da Dan Levy dopo i successi di Schitt’s Creek (che Levy sviluppò insieme al padre Eugene), possiamo dire che il buon Dan ha alcune capacità molto riconoscibili e distintive. E poi qualche lato su cui magari deve lavorare un altro po’. Però, insomma, lo stile c’è.

Big Mistakes racconta di una famiglia composta principalmente da una madre (Laurie Metcalf), il figlio Nicky (interpretato dallo stesso Levy) che lavora come pastore dichiaratamente gay in una comunità di provincia, la figlia ribelle Morgan (Taylor Ortega), un’altra figlia più giovane e devota alla madre, Natalie (Abby Quinn).

La storia prende le mosse da un fatto abbastanza piccolo: nel tentativo di comprare una catenina con cui adornare il corpo della nonna appena defunta, Morgan ruba un banale gioiello di bigiotteria in un negozio in cui era stata trattata in maniera poco educata.
Peccato che quella collana, che pareva niente più che una chincaglieria da discount, in realtà sia un oggetto assai più prezioso, attorno al quale si muove un nutrito gruppo di criminali che trascinano Morgan e suo fratello in un’improbabile e inaspettata odissea.

Visto che inizialmente parlavamo di stile, è ormai chiaro che Dan Levy si trova perfettamente a suo agio con le famiglie disfunzionali, i genitori pazzerelli, le litigate fra madri, padri, figli, fratelli e sorelle.
Il principale serbatoio comico di Big Mistakes sta appunto in questo continuo battibecco, in queste infinite schermaglie fra personaggi che hanno psicologie e percezioni di sé molto strutturate, e che poi confliggono parlandosi continuamente addosso, facendo molta fatica a capire il punto di vista altrui e far capire il proprio.

Particolarmente riuscite, in questo senso, le tensioni fra i figli e la madre: Linda è classica matrona che pensa di sapere tutto dalla vita e tratta ogni piccola deviazione da un sentiero molto chiaro nella sua testa (ma poco chiaro in quella degli altri) come imperdonabili leggerezze e ingenuità della sua prole, con particolare riferimento a Nicky e Morgan, mentre Natalie è per lei una specie di fidata assistente.

Questo meccanismo funziona particolarmente bene in Big Mistakes, perché questi continui litigi sono talmente inevitabili, da essere del tutto immuni alla presenza dei criminali. Buona parte dell’assurdità della serie (e quindi il suo divertimento) sta nel fatto che gli stessi “cattivi”, in più di un’occasione, devono assistere stupiti a baruffe familiari che in teoria non dovrebbero avvenire quando si ha una pistola puntata in fronte, ma che evidentemente sono più forti e più necessarie di qualunque minaccia.

Una larga parte della comicità e dell’intrattenimento della prima stagione di Big Mistakes sta qui, e se ci aggiungiamo un buon inizio e un buon finale, ce n’è abbastanza per essere soddisfatti.
Detto questo, è anche vero che ci sono poche alternative a quella struttura comica, che talvolta risulta un po’ ridondante. In aggiunta, la cura che gli autori mettono nel cesellare i dialoghi ricchi di ritmo e invenzione, non funziona allo stesso modo con la trama nuda e cruda. Come accennato, l’inizio è efficace e anche il cliffhanger finale non è male, ma in mezzo osserviamo una storia che troppe volte sembra solo un pretesto per fare da sfondo alla prossima litigata, con soluzioni che tendono a ripetersi e a non stupire granché.

Fatte queste precisazioni, stiamo comunque parlando di otto episodi molto agili e di grande ritmo, che si bevono con facilità e divertono parecchio, anche grazie a protagonisti che sembrano nati per sguazzare in questo tipo di comica disfunzionalità (d’altronde Laurie Metcalf la conosciamo dai lontani tempi di Pappa e Ciccia: sono più di quarant’anni che litiga con i suoi familiari televisivi).
Magari non è la serie dell’anno, ma per ora la approviamo.

Perché seguire Big Mistakes: la comicità da famiglia disfunzionale funziona al millimetro.
Perché mollare Big Mistakes: la trama complessiva non è altrettanto originale e frizzante (pur con eccezioni).



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