30 Novembre 2017 7 commenti

What Would Diplo Do: James Van Der Beek scrive e interpreta una bella comedy di Diego Castelli

Buon vecchio Dawson, ne sa sempre una più del diavolo, e What Would Diplo Do è una piccola chicca

Copertina, Pilot

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Prima delle vacanze estive il Villa scoprì che non avevo alcuna idea di chi fosse Diplo, e passò una giornata molto divertente (per lui) a sputtanarmi sui social.
Per chi non lo sapesse, Diplo (al secolo Thomas Wesley Pentz) è un dj e produttore musicale statunitense, uno che ha fatto e continua a fare un sacco di cose, preso da mille mila progetti con mille mila altri musicisti, e che ha collaborato negli anni passati con artisti di peso internazionale.
Io non sapevo chi fosse (in ambito musicale sono una capra conclamata) e tuttora mi interessa assai poco della sua vita, della sua musica e di tutto ciò che lo riguarda, con una sola eccezione: James Van der Beek, il nostro amatissimo ex protagonista di Dawson’s Creek, ha scritto e interpretato una serie in cui interpreta proprio lui, Diplo, e non è neanche male!

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What Would Diplo Do è in realtà una serie estiva, andata in onda lo scorso agosto su Viceland (rete americana molto giovane, fondata nel 2016), e ne parliamo solo adesso perché… boh, la vita va così.
Di fatto possiamo considerarla una versione mooolto romanzata della vita del vero Diplo. Sì perché anche solo a guardare il suo curriculum professionale, Diplo dev’essere un tipo piuttosto in gamba, mentre la sua versione interpretata dal nostro Van Der Beek è un idiota di primissima categoria. Giocata sui toni della comedy pura, What Would Diplo Do ci permette di dare uno sguardo dietro le quinte del mondo del protagonista, mettendone in luce gli elementi più stupidi ed esaperati, il rapporto spesso conflittuale e difficile con la propria natura di artista, le beghe coi colleghi, le litigate social con i concorrenti.
Il Diplo di Van der Beek ha indubbiamente talento musicale, anche se è soprattutto una cosa che ci viene “detta”, visto che quello che vediamo è un tizio insicuro con problemi di gestione della rabbia e un ego smisurato – vedere anche il titolo della serie, preso dal classico “what would Jesus do?” con cui i talebani del cristianesimo ponderano le loro azioni sulla base di ciò che Gesù avrebbe fatto al loro posto – che in nome della propria presunta artisticità si permette di condurre una vita spesso infantile e priva di senso. Allo stesso tempo, non è detestabile, quanto più buffo e inadeguato, una specie di amico imbecille che chissà come ha fatto fortuna.

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A colpire, come si diceva poco sopra, è il fatto che What Would Diplo Do, una comedy semplice ma con buon ritmo e buone idee, è creata e scritta dallo stesso James Van Der Beek, praticamente al suo debutto come sceneggiatore. E bisogna dare atto al buon vecchio Dawson che ci sa fare, più di altri sceneggiatori navigati di cui però non ti sai spiegare l’assunzione.
Niente per cui valga la pena strapparsi i capelli, intendiamoci, ma le sei puntate della prima stagione di Diplo scorrono via facili, piene di situazioni surreali e di personaggi di contorno un po’ macchiettistici, ma che fanno il loro dovere (e poi diciamolo, nelle comedy le macchiette non solo funzionano, ma sono spesso necessarie). E questo senza contare qualche tocco di vera classe, come i brevi momenti di simil-intervista in cui il protagonista regala alle masse il Diplo-pensiero sugli argomenti più disparati, che guarda caso sono opinioni che la gente normale potrebbe avere solo appena sveglia, sotto la doccia, magari dopo una serata alcolica di un certo spessore.

What-Would-Diplo-Do (5)A questo punto tocca anche fare un plauso al vero Diplo, che compare fra i produttori, per aver messo in campo un’autoironia assai meno gentile di quella usata da un Louis CK o da un Matt LeBlanc: le loro versioni finzionali sono (erano) strambe, ma ancora in qualche modo carismatiche, invece Diplo ha permesso la nascita di un gemello seriale davvero idiota, forse per esorcizzare sullo schermo tutti quegli elementi poco artistici e molto frustranti (ma assai efficaci in una comedy) che compongono la vita di un odierno artista musicale. Bravo.

Perché seguire What Would Diplo Do: è una comedy fresca e simpatica, ambientata in un mondo poco battuto dal genere. E James Van Der Beek convince sia davanti alla telecamera che nella writing room.
Perché mollare What Would Diplo Do: rimane un prodotto piccolino che non sembra in grado di lasciare chissà quale segno indelebile nel mondo seriale.



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