4 Aprile 2014 4 commenti

Friends with Better Lives – Il (mediocre) ritorno di James Van Der Beek di Diego Castelli

Anche Dawson’s Creek faceva più ridere

Copertina Pilot, Pilot

Friends with Better Lives cast
Quando James Van Der Beek era tornato in tv dopo Dawson’s Creek avevo esultato come un bambino. Perché ero un vecchio fan di Dawson (dai, linkiamo di nuovo il reportage, è un classico), e perché in Don’t Trust the B—- In Apartment 23 il buon James interpretava una versione volgarotta e cazzara di se stesso, un attore ancora giovane ma già sul viale del tramonto che viene ricordato per un personaggio con cui non ha niente in comune.
Apartment 23 non ha avuto molta fortuna, ma ancora oggi la ricordo con grande piacere: divertente, un po’ folle, con ottimi interpreti, e le battute su Dawson’s Creek.

Ora Van Der Beek ci riprova con una sitcom multicamera in cui è il volto più noto di un gruppo piuttosto variegato di personaggi. Friends with Better Lives parla di sei amici con vite e gusti molto diversi, che per un motivo o per l’altro sono tutti invidiosi dei loro compari, o comunque convinti che quelli se la passino meglio. C’è il neo-single ancora innamorato della ex (Van Der Beek), c’è la coppietta sposata che rimpiange la gioventù focosa, c’è la donna in carriera che però non riesce a trovarsi un uomo, e via così.
Un concept non particolarmente originale (alla fine ogni scusa è buona per mettere in una stanza qualche trentenne e fargli dire cose buffe) ma in fondo a una sitcom di questo tipo non si chiede necessariamente la rivoluzione, può andare bene anche qualche onesta risata.
Friends with Better Lives James van der beek

Ecco, con Friends with Better Lives si ride proprio poco. Le battute sono stanche, lente, e puzzano quasi sempre di già sentito. Gli interpreti faticano a spiccare, e lo stesso Van der Beek sembra ben poco a suo agio coi ritmi e le necessità di questo tipo di tv.
Giusto per restare in ambito CBS, non ci sono i guizzi crono-narrativi di un How I Met Your Mother, o la peculiarità tematica di un The Big Bang Theory, e nemmeno il ritmo incalzante di un Mike & Molly. Ci sembra di averla già vista, Friends with Better Lives, e ci pare di ricordare che anche allora non faceva ridere granché.

Poi se andate a guardare il capello delle sfumature ci sono. Kate, la donna in carriera che fatica a trovare un uomo perché è troppo esigente, è sicuramente più divertente di Jules, la stupidella gnocca che decide di sposare un vegano new age conosciuto da poco. E anche i due sposini ogni tanto qualche colpo lo piazzano. Non siamo nella tragedia più nera, insomma, nello schifo più raccapricciante. Allo stesso tempo, però, siamo nella palese inutilità, e se ci fosse qui il Villa vi direbbe che l’inutile può persino essere peggio del brutto.
Mi trovo soprattutto deluso da Dana Klein, la creatrice dello show, che non ha chissà quale curriculum ma almeno ha lavorato parecchio su Friends, facendo nascere in me la speranza che ci capisse più di altri.
Il problema forse sta proprio lì: dopo aver lavorato a Friends ha cercato di fare un suo Friends. Ma di Friends ce n’è uno, ed è finito dieci anni fa. Forse è il caso di passare da altro.

Perché seguirla: perché la fine di How I Met Your Mother ha lasciato un buco nel palinsesto e volete riempirlo con qualcosa
Perché mollarla: perché quei 20 minuti possono anche essere spesi per scrostare il forno, cosa che vi ripromettete di fare da mesi.
Friends with Better Lives couch



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