15 Luglio 2019 1 commenti

Siamo andati sul set di Romulus, la serie di Matteo Rovere sulla nascita di Roma di Marco Villa

Dopo il Primo Re, Matteo Rovere torna al protolatino e alla fondazione di Roma con Romulus, serie originale Sky che andrà in onda nel 2020

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[Tutte le foto sono di Francesca Fago]

Ambizione. Dovendo riassumere con una sola parola quanto visto e ascoltato sul set di Romulus, la scelta non potrebbe che cadere su questa. “Ambizione” è un concetto emerso più volte nel corso della set visit e relativa conferenza stampa dedicata a questa serie originale Sky, prodotta con Cattleya e Groenlandia e distribuita da ITV, che andrà in onda nel corso del 2020. Un concetto citato dai produttori Riccardo Tozzi (Cattleya) e Nils Hartmann (Sky), ma che si può toccare con mano in tutto ciò che riguarda la serie ambientata prima della fondazione di Roma, creata da Matteo Rovere.

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Di Romulus, Rovere è responsabile assoluto: produttore con la sua Groenlandia, è anche showrunner, oltre a dividere con Michele Alhaique ed Enrico Maria Artale la regia degli episodi. Il progetto ruota intorno a lui e citandolo viene subito da pensare che Romulus sia figlia del Primo Re, il film dedicato al mito fondativo di Roma, uscito a inizio 2019: “Il Primo Re è stata una palestra – racconta Rovere – ma l’idea di fondo della serie esisteva prima del film. Là abbiamo raccontato la leggenda di Romolo e Remo, qui cerchiamo di raccontare i fatti che hanno dato poi vita a quella leggenda. Un racconto delle origini che è anche contemporaneo, visto quello che sta attraversando l’Europa”. Tratto comune con la pellicola, è la lingua: è in protolatino, infatti, che viene raccontata la storia di Iemos (Andrea Arcangeli), principe di una tribù che si ritrova senza il proprio trono, della vestale Ilia (Marianna Fontana) e dello schiavo Wiros (Francesco Di Napoli). Tre attori giovani, per interpretare personaggi alla ricerca del proprio posto nel mondo. Capelli alle spalle, sotto l’occhio destro il segno di un cicatrice per la scena che andrà a girare poco dopo, Andrea Arcangeli spiega che “Romulus è una storia di adolescenza: racconta la vita di tre personaggi giovani, una vicenda amplificata però da sangue e violenza”.

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Per i tre attori, un banco di prova tutt’altro che semplice, soprattutto per quanto riguarda la lingua. Del resto, obiettivo primario di Romulus è quello di restituire una visione realistica di quel mondo, a cominciare dalle parole – appunto – proseguendo con le ambientazioni e i costumi. “Per Romulus abbiamo costruito una ventina di abitazioni – spiega lo scenografo Tonino Zera – dalle case più modeste a quelle degli abitanti più ricchi, fino al tempio di Vesta che domina il villaggio. Per costruirle, abbiamo usato paglia e argilla, come avveniva al tempo”. Il rispetto della verosimiglianza storica è alla base anche del lavoro del reparto costumi, guidato da Valentina Taviani: “Non avevamo fonti a cui ispirarci – spiega aggirandosi tra decine di relle di costumi – le uniche testimonianze sono state trovate in alcune tombe etrusche. Abbiamo preso come riferimento indumenti romani e greci, ma essendo posteriori abbiamo lavorato per semplificazione, rendendo tutto molto più basico”.

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Ecco, semplice e basica sono due parole che certo non possono essere usate per descrivere Romulus. L’ambizione cui si accennava all’inizio fa rima con la complessità: “Non è la serie italiana più costosa – aggiunge Tozzi – ma credo sia la più complessa e dimostra la forza della serialità italiana. Le serie italiane derivano dal cinema, per questo da noi i registi hanno più importanza che all’estero e soprattutto per questo noi non rincorriamo nessuno, perché siamo avanti”. Dichiarazione d’intenti più che chiara, cui fa eco Nils Hartmann: “In Italia una serie così non è mai stata fatta, né è mai stata vista. È un prodotto internazionale, che si inserisce nel percorso degli Sky Studios, che raggruppano le produzioni italiane, inglese e tedesche e che prevedono di raddoppiare gli investimenti nelle serie nei prossimi tre anni”.

Potrebbero essere i soliti proclami da conferenza stampa, non fosse che quelle case pre-romane esistono veramente, in un campo che è a 5 minuti da Cinecittà World, ma che sembra a centinaia di chilometri da Roma. Così come assume perfettamente senso la scelta del protolatino, a cominciare da una scena del primo episodio che vediamo girare, in cui il personaggio di Andrea Arcangeli si scontra con il fratello, interpretato da Giovanni Buselli. È una sola scena, meno di un minuto, ma fa già capire perché Romulus meriti di avere aspettative altissime.

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