6 Ottobre 2010 1 commenti

Law & Order Los Angeles di Diego Castelli

Se va avanti così ne faranno uno anche a Brusuglio…

Chi di voi, miei piccoli adepti, conosce Dick Wolf?

Vedo diverse manine alzate, molto bene… Per quelli che non hanno studiato, non si tratta di un personaggio apparso in un fumetto erotico giapponese (la traduzione letterale del nome sarebbe “lupo del cazzo”), bensì di un signore panciuto e dallo sguardo furbino, riconosciuto come uno dei grandi della serialità televisiva americana. Il suo maggior merito è quello di aver creato il franchise di Law & Order, uno dei più longevi e redditizi della storia della tv. La serie madre è iniziata nel 1990, e in vent’anni ha partorito numerosi spin-off: uno di enorme successo (Special Victim Unit); uno di successo discreto (Criminal Intent); e un paio abbastanza orripilanti (Il verdetto e Conviction).
Ebbene, oggi siamo qui perché, dopo il pensionamento del L&O originale, è giunto l’ultimo nato: Law & Order Los Angeles.

In passato (altri tempi, altri lavori…) ebbi l’occasione di intervistare Wolf (sul serio però, non come con Xena), e questo gran bel personaggio mi spiegò che il suo modo di fare televisione non c’entrava nulla con l’autorialità “personale” di un JJ Abrams o di un Bill Lawrence. Lui non è un poeta o un rivoluzionario. E’ un operario, un costruttore: produce storie che servono al network per riempire i palinsesti e fare profitto. Nella sua visione ben poco romantica, ha sempre preferito i crime e i legal, dove si toccano temi sempre efficaci con poca spesa e molta resa.
Law & Order Los Angeles non fa eccezione, e anzi ricalca l’impostazione della serie originale: ogni episodio si divide in due, con una prima metà dedicata all’investigazione della polizia, e la seconda parte incentrata sul processo agli arrestati. Pulito, semplice, preciso.

Io non sono mai stato un grande fan di Law & Order, soprattutto del primo (meglio SVU, anche se dopo ogni episodio viene voglia di andare ad abbracciare la mamma e succhiarsi il pollice). Si tratta di prodotti diretti a un pubblico maturo (io sono ggggiovane), quindi pochi voli pindarici e più intrattenimento strutturato, realistico e possibilmente pacato. Da questo punto di vista, Wolf e soci sono una macchina da guerra. Il primo episodio di L&O Los Angeles è un orologio svizzero, nemmeno 40 minuti che riescono a contenere un sacco di eventi, indagini, interrogatori e arringhe varie, con un occhio particolare per la vita losangelina, dove sotto i brillantini e le stelline ci sono il fango e la merda.

Questa prima puntata ha incollato al video dieci milioni di persone, molte delle quali diverranno spettatori fedeli. Io forse non sarò tra questi, perché preferisco ancora i Dexter, gli House e i Californication, ma riconosco la pulizia della costruzione e, nel caso specifico, una qualche gradita concessione all’ironia (specie nella parte poliziesca) e il carisma sobrio ma ben evidente del sempre bravo Alfred Molina. E poi è ambientato a Los Angeles, quindi qui e là spunta anche il sole. Parlando di Law & Order, non era mica così scontato…

Previsioni sul futuro: Indagini indagini indagini. Processi processi processi.
Perché guardarlo
: chi ha amato l’originale va abbastanza sul sicuro.
Perché mollarlo
: perché se state leggendo questo articolo probabilmente avete meno di quarant’anni. E quindi cosa lo vedete a fare Law & Order?



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