6 Giugno 2011 2 commenti

Franklin & Bash – Il telefilm sugli avvocati idioti di Marco Villa

Non è facile fare un comedy-legal

Itasa lo presenta come un legal con “due avvocati un po’ strampalati”. Terrore puro. Attacco di panico, voglia di guardare tutt’altro. Ma gli altri due di Serial Minds sono in America e questo passa il convento. Vero, tra qualche settimana saremo qui a fare i salti mortali per coprire tutti i nuovi pilot, ma al momento di cose nuove non ce ne sono molte. Ecco, quindi, che con l’indice tremante ho dovuto premere play su Franklin & Bash. Perché tanto terrore? Perché l’ultima volta che ho guardato una serie che prendeva personaggi normalmente seri e li calava in un orizzonte comedy, beh quella serie era Chaos, faceva schifo e la sua cancellazione è stata la più meritata della stagione, ovviamente dopo Hellcats, ma nemmeno c’è bisogno di dirlo.

Si diceva, avvocati strampalati. Sì, avvocati di Los Angeles che dirigono un piccolo studio legale, scegliendo cause praticamente perse in partenza e ribaltandole grazie al loro istrionico talento. Peter Bash è Zack Morris di Bayside School e fa il bello&affidabile, la parte più presentabile dello studio. Jared Franklin è il doppiatore di Benigni nella versione amricana di Pinocchio e fa il battitore libero, impossibile da imbrigliare e dotato delle parti di dialogo più divertenti. La serie ha esordito il Primo giugno su TNT, raccogliendo un buon risultato in termini di ascolti. Direte: solita palla, i due idealisti fricchettoni che aiutano i buoni e sono tanto simpatici. No, o meglio, non solo. Dopo pochi minuti, infatti, Franklin e Bash vengono reclutati da un grande studio. Da totali outsider, diventano così le mine vaganti all’interno del sistema. Un sistema a sua volta non del tutto ingessato, se calcolate che il socio anziano è un settantenne bizzarro interpretato da Malcolm MacDowell.

Troppo poco, però, per trasformare un progetto a rischio imbarazzo in qualcosa di divertente. Manca ancora un elemento, ovvero la demenzialità. Se Chaos era bruttissimo perché pretendeva di far ridere con due battute da oratorio buttate qua e là, Franklin & Bash decide volontariamente di rinunciare alla parte credibile del versante legal e di trasformare i suoi protagonisti in sostanziali idioti. I due avvocati, infatti, sembrano usciti da The League e – pur essendo bravi, preparati, geniali ecc. – non soffrono del morbo del ravvedimento a tempo. Se non conoscete questa devastante malattia, ve la presento in poche parole: è il disturbo che affligge quei personaggi che per 36 minuti sono dei deficienti e poi per 6 minuti diventano serissimi e risolvono ogni problema che hanno davanti (come accadeva in buona parte delle puntate di Ally McBeal). Ecco, Franklin e Bash sono sempre degli idioti. Non c’è momento in cui non siano in una situazione ridicola o non rinuncino alla cazzata gustosa o al commento a sfondo sessuale. Per questo, risultano personaggi credibili evitando di sembrare tagliati con l’accetta tra “dovere&piacere”. Gli autori di Franklin & Bash, insomma, sono riusciti a trainare anche la parte “dovere” all’interno dello stile narrativo della parte “piacere”. O viceversa. Non è poco e quello che si ottiene alla fine è una serie veloce, dotata di dialoghi divertenti e di “casi di giornata” adatti al clima generale.

Previsioni sul futuro: l’idiozia aumenterà in modo direttamente proporzionale al numero di variabili in campo.

Perché seguirlo: per la rarità nel trovare un buon prodotto nel genere “gente seria ma in fondo mattacchiona”. E poi, andiamo, Malcolm McDowell che recita con uno di Bayside School è roba da collezionisti di chicche.

Perché mollarlo: perché l’unico avvocato che è mai esistito e mai esisterà è Perry Mason.



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