6 Settembre 2011 3 commenti

Anteprima assoluta – Person of Interest di Diego Castelli

JJ Abrams, Jim Caviezel, Michael Emerson. E poi cosa volete?

Copertina, Pilot

A vedere Jim Caviezel con la barba lunga, l’occhio un po’ sfatto e l’espressione da cucciolo ferito, viene da chiedersi dove siano la croce di legno, il popolo tira-pietre, Ponzio Pilato e Mel Gibson. In realtà non siamo di fronte a The Passion, e Caviezel più che prenderle sta per darle. E pure di brutto.
E’ l’inizio di Person of Interest, nuova serie di CBS che debutterà il prossimo 22 settembre (sì, questa recensione è un’anteprima da leccarsi i baffi). Tra i produttori esecutivi c’è il solito JJ Abrams, ma stavolta deve interessarvi anche il creatore, cioè Jonathan Nolan, fratello del più famoso Christopher e co-sceneggiatore de Il Cavaliere Oscuro e The Prestige. Insomma, un giovincello che si sta facendo le ossa mica male.

Torniamo a noi e facciamo un po’ di trama. John Reese (Caviezel) è un ex agente della CIA ora imbarbonito dopo la morte non meglio specificata della fidanzata. La sua vita cambia quando viene reclutato da mister Finch (Michael Emerson, già Ben in Lost), enigmatico riccone che possiede una speciale lista, un elenco di persone che nel prossimo futuro verranno coinvolte in attività criminose (come vittime? Come delinquenti? Non si sa…), e che per questo andranno salvate o catturate, a seconda dei casi.
In pratica, Finch dice a John: “Oggi in cima alla mia lista c’è Pinco Pallo. Bisogna seguire, pedinare, conoscere a fondo Pinco Pallo per evitare che faccia del male a qualcuno, o che ne facciano a lui, più di quanto non abbiano già fatto i genitori chiamandolo Pinco Pallo. Io sono zoppo e non so menare la mani, mentre tu sei un figo totale, mi aiuti?”

Vi starete chiedendo da dove diavolo arrivi questa lista. Ebbene, per quanto possa apparire frutto di incantesimo, la sua origine è in realtà (fanta)scientifica. E’ Finch stesso che, su mandato del governo americano post-11 settembre, ha creato un programma favoloso, in grado di elaborare l’enorme quantità di informazioni derivante da intercettazioni telefoniche, email, telecamere di sorveglianza, carte di credito ecc, al fine di predire il futuro. La macchina riesce a stilare una lista delle persone che verranno a breve coinvolte in attività criminose, anche se non sa dire come, quando, dove e perché tali eventi si verificheranno. Il governo sfrutta queste previsioni per scovare musulmani cattivi e apprendisti di Bin Laden, e non ha tempo di curarsi dei piccoli gangster, degli omicidi della porta accanto, e via dicendo. E’ qui che arriva Finch, sorta di protettore degli sfigati, che usa questa specie di Grande Fratello per aiutare chi altrimenti non riceverebbe assistenza. Un po’ il contrario di Jack Bauer, insomma, che in 24 schiacciava chiunque si mettesse sulla sua strada di difensore degli Stati Uniti, buoni o cattivi che fossero.
Inizialmente, John non crede a una parola di quello che Finch gli dice, ma viene convinto a fare una prova anche perché ha un disperato bisogno di uno scopo nella vita (ahhh, i personaggi tormentati…), e finisce col rendersi conto che l’ex Benjamin Linus non spara minchiate.

La serie, come potete immaginare, è costruita su un doppio binario. Da una parte i casi di puntata verticali, con John impegnato a sventare questo o quel crimine. Dall’altra la storia orizzontale dei due protagonisti, di cui finora ci è stato detto poco: non conosciamo i dettagli del loro passato, che verosimilmente ci verranno svelati poco a poco, con qualche sorpresa qua e là.
A parte queste dinamiche in qualche modo prevedibili, ciò che colpisce del pilot è la sua componente action. Prima della visione mi aspettavo sì delinquenti, complotti e mistero, ma non avevo capito che il protagonista avrebbe spaccato culi a ritmo così elevato.
Il concept, molto semplice nella sua palese inverosimiglianza, permette a Caviezel di fare né più né meno che l’agente segreto, che pedina e spia i suoi obiettivi, interviene a risolvere situazioni pericolose, ribalta i cattivi come calzini.
Il primo impatto con Person of Interest è dunque particolarmente adrenalinico, e dà grosse soddisfazioni a chi, come me, è cresciuto a pane e Steven Seagal: la buona idea è stata quella di creare un personaggio che non vuole abusare della violenza né tantomeno uccidere (dandogli per di più la faccia di un attore non famoso per i pugni), e poi farlo menare come un dannatissimo fabbro quando le circostanze non lasciano alternative, cioè quasi sempre.
Verso metà pilot stavo applaudendo convinto, avendo già ribattezzato John come “Il Gambizzatore”. Lo fai incazzare? Lo minacci? Naso rotto, pallottola nella gamba e via andare. Per te e per tutti i tuoi amici. Entusiasmo sincero per questa cosa.

Accanto a lui, Michael Emerson fa quello che faceva in Lost: un tizio gracilino e apparentemente indifeso ma che ne sa più molto più degli altri, e ci tiene a fartelo pesare. Lo sapeva fare sull’Isola, lo sa fare qui. E anzi la sensazione di trovarsi di fronte il vecchio Ben è così intensa che mi chiedo se Emerson non sia così anche nella vita reale, uno che se gli chiedi il sale a tavola ti dice “Sicuro che sia sale? Sicuro di sapere da dove viene e cosa può farti?”
Gesù, che ansia…

CBS crede molto in questo nuovo show. Ha ricevuto ottimi feedback dai test con il pubblico e gli darà lo slot di CSI, sfrattando i detective della scientifica dal loro angolo di palinsesto dopo dieci anni. Segno che il network ha davvero grosse aspettative.
Le potenzialità, effettivamente, ci sono: la serie è ben girata, ha ritmo, è semplice da seguire e i due protagonisti hanno un carisma innegabile.

Rimangono però aperte alcune questioni, il cui sviluppo sarà decisivo.
Person of Interest parte da un’idea assai datata, che per esempio c’era già in Nemico Pubblico, classe 1998: se là avevamo un Will Smith ossessivamente spiato dai mille occhi elettronici della modernità, qui abbiamo chi usa quegli stessi occhi per fare del bene. Persino certe scelte registiche ricordano da vicino il film di Tony Scott: quasi tutte le inquadrature di raccordo sono in realtà soggettive della Macchina, inquietanti punti di vista di un computer ultrapotente che sembra aver ampiamente superato le limitate capacità dell’intelletto umano, con conseguenze imprevedibili.
Insomma, l’idea del Grande Fratello (con corredato di paranoia e retorica antitotalitaria) è vecchia come il cucco, e non si può pensare di sfruttarla come semplice base di un racconto d’azione e spionaggio. Usare temi così complessi e dibattuti unicamente come scusa per qualche scazzottata e un po’ di suspesne sarebbe una colpevole leggerezza.
La sfida, invece, dev’essere quella di coniugare l’intrattenimento puro (che per ora appare assai efficace) con idee nuove e significative su un tema già conosciuto ma non per questo divenuto sterile. Anzi, più gli anni passano, e più si pongono i problemi relativi alla privacy, alla tracciabilità delle nostre azioni nella società, alla possibilità che un’autorità centrale sufficientemente equipaggiata possa arrivare a conoscere ogni dettaglio della nostra vita, futuro compreso.
Ciò che mi fa ben sperare è che la natura della lista è già stata svelata, segno che quel potenziale “mistero” viene in realtà lasciato da parte, forse per riflessioni diverse e più ficcanti. Anche quella sorta di post-bauerismo di cui si parlava prima, cioè il disinteresse di Finch per lo Stato e il Governo a favore degli innocenti sconosciuti, lascia presagire sviluppi interessanti.
E’ facile immaginare che John verrà messo di fronte ai demoni del suo passato, che Finch svelerà a poco a poco informazioni che cambieranno il nostro modo di percepire il mondo della storia, che si creeranno dinamiche più grandi che metteranno i personaggi di fronte alla complessità (non solo meccanica, ma etica, morale, filosofica,) degli strumenti che utilizzano. Mi aspetto che prima o poi sia lo stesso John, e/o Finch, a finire sulla lista, in un corto circuito che dovrà reggere le potenzialità narrative di un concept sicuramente ambizioso.
Se tutto questo accadrà, potremmo avere per le mani un telefilm fichissimo. Altrimenti, avremo solo una serie divertente, basata su un’idea ridicola. Oh, che va anche bene se uno torna dall’ufficio e vuole rilassarsi, però potendo scegliere…
.

Previsioni sul futuro: nuove persone da spiare, nuovi cattivi da mazzuolare, nuove informazioni sul misterioso passato dei protagonisti.
Perché seguirlo
: il livello produttivo è alto, gli interpreti azzeccati, il ritmo coinvolgente, le possibilità narrative più che evidenti.
Perché mollarlo
: c’è il rischio che la storia rimanga troppo superficiale, e in generale l’idea che uno possa fare indagini serie su una base così fantascientifica potrebbe dar fastidio a chi finora ha seguito le semi-realistiche vicende dei CSI e dei Cold Case.



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