12 Gennaio 2012 4 commenti

The Firm – C’è Il Socio di John Grisham, ma c’è anche la noia di Marco Villa

Il personaggio più quadrato e meno entusiasmante dell’anno

Sappiamo che a volte gli ascolti sono bestie da combattere. Ne abbiamo parlato giusto qualche giorno fa a proposito di Fringe, che da sempre è sull’orlo della cancellazione per i bassi risultati. Non parliamo, poi, di Community. Eppure c’è una serie al cui confronto i due titoli citati sono dei rulli compressori. La serie è The Firm, ha esordito l’8 gennaio ed ha raccolto il peggior risultato in termini di ascolti nella storia dei pilot drama di NBC. Ha fatto il 46% in meno di The Cape. Cioè, The Cape. Se non si fosse capito: The Cape.

The Firm è una serie creata da Lukas Reiter e riprende personaggi e trame dell’omonimo libro di John Grisham, da noi tradotto come Il Socio e già portato al cinema con il bel faccione scientologico di Tom Cruise. Qui, però, tutto si svolge dieci anni dopo le vicende del libro, che vengono presentate in flashback. Quindi non temete: potete vedere la serie anche se non sapete nulla della fonte originaria. Sappiate, però, che potrete spendere due ore della vostra vita in molti modi migliori. Che so, magari lavando i pavimenti di casa con uno spazzolino da denti.

No vabbè, non esageriamo, la situazione non è così tragica. Sta di fatto, però, che The Firm non fa certo gridare al miracolo e quei miseri ascolti, per una volta, in fondo sono giustificati. Nella doppia puntata di apertura viene presentata la storia di Mitch McDeere, avvocato difensore che da dieci anni vive nel programma protezione testimoni, per aver testimoniato in un processo che coinvolgeva dei mafiosi. Il nostro caro Mitch è una specie di santo in terra: padre fantastico e affettuoso, marito premuroso che prende tutte le decisioni insieme alla moglie, fratello saggio che aiuta il minore scavezzacollo e state certi che è anche una potenza del sesso.

Del resto, la moglie (Molly fossi-nata-in-francia-sarei-come-la-gainsbourg Parker) non sarà così smunta e prosciugata a caso. Ovviamente, è anche un avvocato eccezionale. Talmente eccezionale da spingere un giudice a interrompere un’udienza per dire, in mezzo all’aula e davanti al pubblico ministero: “Uomo, come te ce ne sono pochi”. Un personaggio quadrato, insomma, senza zone d’ombra e senza la minima macchia. Un eroe cinematografico d’altri tempi, lontano dai personaggi post-Gregory House cui siamo abituati oggi. Un personaggio tremendamente palloso e prevedibile.

Una scelta non proprio attualissima, ma in fondo, in linea di principio, nemmeno deprecabile, proprio per il suo posizionarsi al di fuori della moda corrente. Il problema del primo episodio è che questa aura di santità schiaccia tutto il resto: ogni scena, infatti, è concepita e realizzata con il solo scopo di far risaltare tutti i talenti di questo messia in toga.  Va da sé che una scelta del genere finisce per penalizzare la puntata nel suo complesso: nei quasi novanta minuti di durata, infatti, la trama non riesce mai a farsi interessante. Anche il caso di giornata, che si intreccia con una vicenda orizzontale corposa, non cattura mai l’attenzione: a metà dell’inchiesta, addirittura, il racconto viene spostato dalla classica dinamica aiutiamo-il-cliente a una sorta di indagine parallela, che non ha nessuna influenza sul caso, ma serve solo a giustificare moralmente il fatto che il protagonista, a volte, potrebbe forzare la mano per far assolvere i propri clienti. Uno scrupolo inutile: siamo nel 2012, il pubblico è vaccinato e ormai ha superato il trauma che il personaggio principale possa essere un po’ stronzo. Anzi, se lo aspetta.

Risultato di tutto questo andamento è che l’unica parte davvero interessante è il cosiddetto cold open, ovvero la sequenza iniziale che precede la sigla, nella quale Mitch è semplicemente un uomo in fuga senza alcuna caratterizzazione. Intendiamoci, The Firm non è il male assoluto. È solo una serie senza tono e senza ganci d’interesse, interamente imperniata su un protagonista non entusiasmante, segnato peraltro da una scelta di casting diversamente azzeccata. Dici poco. In una parola: è una serie noiosa. Tanto, tanto noiosa.

Perché seguirlo: perché avete voglia di qualcosa di classico, in cui bianco e nero siano divisi in modo netto, senza quei fastidiosi grigi in mezzo alle palle.

Perché mollarlo: perché è una dead series airing. I numeri dell’esordio suonano come una condanna a una sicura cancellazione. E dire che è a sua volta la sostituzione di Prime Suspect, telefilm nettamente migliore di questo, peraltro.

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